venerdì 27 settembre 2013

Abbiamo un grande bisogno di 
formazione e di conversione
Daniela Fierro

Prendo sempre un libro per un viaggio.

In questa fine d'estate, sul treno per Tuscania, leggevo un nostro

poeta. Le ultime righe, prima che il treno si fermasse, dicevano:
"... vieni!
Ci scorderemo di quaggiù
e del male...
e del sangue rapido alla guerra...
...ad altre rive
vieni, ti porterò
alle colline d'oro..."
 L'invito di Dio è un invito d'amore. La sua voce, personale, intima -
"cor ad cor" - parla in lingue molteplici: forse è Dio - ho pensato -
che ora parla con me...





 Il monastero di Tuscania sta come un baluardo.
 Le sue mura spengono i rumori del mondo, e misteriosamente - da
finestre invisibili - aprono al Cielo il loro orizzonte.
 Antico e forte, e grande.
 Di matrice francescana, sul finire dell' Ottocento ha ricevuto il
sigillo di san Giuseppe, con una guarigione prodigiosa e l'umile segno
di una sedia, in una stanza, che si può ancora visitare.
 Lo sposo della Vergine custodisce amorosamente le suore che da due
anni ora vi abitano. Serve del Signore e della Vergine.
 Della loro povertà non ci si accorge. Danno tutto quello che hanno, e
Dio lo benedice e lo fa crescere.
 Per alcuni giorni i due distinti rami dell'unica famiglia religiosa,
maschile e femminile, si sono in parte riuniti: a decine, le suore e i
sacerdoti, futuri o già ordinati, in una ammirabile armonia basata
sulla semplice obbedienza, lavoravano insieme - senza apparire -
perché nulla ci potesse mancare.
 ( Sembrano - a guardarli - il moto perfetto delle stelle, l'ordine
silenzioso e felice del firmamento: sembra il Cielo! )
 Dio provvede, Dio ha cura di loro, e di noi.
 E quando arrivi, chiunque tu sia, è come se il Signore dell'universo,
proprio Lui, accogliesse te nella sua casa, in tutta la sua
magnificenza.





 "... a tutti sei venuto incontro, perché coloro che Ti cercano ti
possano trovare".
  Siamo venuti a cercare, Signore, qualcosa di Te.
  Poiché Tu desideri essere cercato.
 "Dio ha sete che si abbia sete di Lui". L'anima nosra ha sete di Te.



 Alle Giornate non c'erano, purtroppo, i "lontani"
 Gli atei, gli indifferenti, gli avversari più o meno violenti della
fede che chiamiamo "nostra". Nemici dichiarati, militanti o silenti,
dubitanti, diffidenti, della Chiesa o di ogni Credo.
  Nostri fratelli, ai quali abbiamo il dovere di donare quello che a
nostra volta abbiamo ricevuto - se ci sta a cuore la loro salvezza, se
li amiamo...
 Noi che eravamo alle Giornate dovremmo essere i "vicini", i credenti...
 E tuttavia abbiamo quella "sete".
 Di conoscerTi, Signore, di essere uniti a Te.
 Abbiamo un grande bisogno di "formazione" - direi: di conversione. Di
convertirci e conformarci, ancora, a Te.
 Così da diventare noi stessi una risposta.





"Qui non c'è mai nessuno che mi parli di te..." cantava qualche anno
fa una canzone.
 Non si parla di Dio. C'è di Lui, da tempo, un silenzio vasto, assordante.
 Fuori dalle chiese (a volte anche dentro...), e specialmente negli
ambienti di "cultura" cosiddetta "elevata", dove si dovrebbe insegnare
 ed imparare, Dio è taciuto, oscurato, dimenticato - non tanto
frainteso, quanto proprio cancellato.
 Come una vergogna. Un pericolo per la razionalità, una minaccia alla
libertà, una non- tollerabile offesa all'umanità.
 Tanti sono caduti in questo inganno - e a loro specialmente vorrei scrivere...
 L'intento delle Giornate sarebbe esattamente: capovolgere questo modo
di pensare e di fare.
 Dio è un bene tale, che senza di Lui tutto si perde. Non possiamo
farne a meno. Non è indifferente credere o non credere: la fede non è
un accessorio di lusso. Un ramo tagliato via dall'albero muore. Dio è
tutto il bene, è Lui la nostra vita.
 Questo è così importante che non possiamo tacerlo.



Qualcuno forse, in qualche momento, "sente" Dio, dentro di sé, ma
niente di più.
 Forse ancora Lo invoca segretamente...
 Ma bisogna anche avere il coraggio di dirlo.
 Il poeta che leggevo domandava:
 "Dio, coloro che ti implorano
  non ti conoscono più che di nome?
 ... E tu non saresti che un sogno, Dio?"
 No. Dio non è una fantasia sentimentale: è una realtà, una certezza,
una roccia.
 Solidamente esterno all'uomo, indipendente, trascendente.
 La ragione da sola può trovarlo, anche se appieno non può comprenderlo.
 Di Dio si può pensare. E si può parlare. Si può e si deve.
 Il santo vescovo di Ippona scrisse: "Mio Dio, che cosa può dire un
uomo quando parla di Te? Eppure, guai a quelli che di Te non parlano,
perché, pur parlando, restano muti".



 Dio fedele, nel quale è ragionevole aver fede.
 Pensare Dio. Dire Dio nel mondo.
 Questa l'idea di fondo delle Giornate.
 E sembra in provvidenziale corrispondenza con quella necessità che
nella "Lumen fidei" ha di recente richiamato il Papa: mostrare la
connessione della fede con la verità.
 La fede - ricordava l'Enciclica - non è una bella favola, una
illusione ingenua o una privata consolazione: la fede è verità.  Non è
un accecamento: è luce, vera e grande, oggettiva e comune,
condivisibile, comunicabile.






 E la verità impegna. Le scelte della vita, la vita.
 Non si tratta di un teorema che possa rimanere nel cerchio della pura
astrazione.
 La più ardua filosofia - Aristotele, san Tommaso - è strettamente
legata con la vita quotidiana e concreta.
 Se Dio esiste, tutto cambia. Ma la semplice ragione mostra che
l'esistenza di Dio è verità. Dunque non è lecito farsi padroni della
vita. C'è un confine inviolabile, una legge da rispettare, un ordine
in tutte le cose, un ordine nell'amore. C'è, soprattutto, un
fondamento di gioia: un essere amati, prima, da sempre. Una fonte
d'amore, inestinguibile.



 Nella conferenza di apertura la madre Anima Christi, superiora
generale delle Servidoras, ha detto:
 "La verità esige una sottomissione. E non tutti sono disposti a stare
in ginocchio..."
L'uomo è creato, non creatore. L'universo meraviglioso non ha in sé il
proprio fondamento, e con forza indica Dio. Si tratta di riconoscere
che Dio è più di me, che io non sono Dio, che non sono la fonte né la
legge, che la verità  è sopra di me.
Questa umiltà è quanto manca al nostro mondo, che si è fatto signore
onnipotente, e si ritrova poi da solo, e non sa come fabbricare la
sostanza perduta della gioia, e non può inventarsi l'amore.
 Chi ci toglie Dio ci toglie la possibilità di essere felici. La Sua
legge è legge di vita, di libertà, è perfezione della nostra umanità.
 La storia lo dimostra. Un solo esempio: la storia delle donne, che
nel diritto all'aborto hanno creduto di diventare libere, e hanno
trovato invece un dolore infinito.
 Sempre nuova strage di innocenti.
 E noi?
 Siamo Pilato? ( Quando non siamo, addirittura, Erode...)
 Dobbiamo assumerci la responsabilità di credere. Dobbiamo dire,
testimoniare, scegliere: schierarci dalla parte della verità che
abbiamo riconosciuto.
E questo costa. Ma questo ci libera.
Solo la verità ci rende liberi - può essere difficile, dapprima, ma
infine è liberante.





 L'aborto è un atroce delitto. L'essere umano non si riduce alla sua
corporeità.  L'amore esige sacrificio. La purezza è necessaria
all'amore.
 Erano alcuni dei temi sviluppati nelle conferenze.
 Tutto questo bisogna dirlo, ricordarlo, diffonderlo.
 Basterà, poi, dire, testimoniare, e anche pregare?
 Necessario, forse non sufficiente... Ma anche se non bastasse, noi
dobbiamo farlo.
 Le nostre parole, la filosofia veritiera, la compagnia orante, la
testimonianza vivente, toccano il cuore ?
 Solo Dio può farlo, per queste vie o per altre. Però noi possiamo aiutarlo.
 Nell'Olanda devastata dal nazismo Etty Hillesum ( una giovane ebrea,
che incontrò Cristo, poco prima di morire ad Auschwitz, meno che
trentenne ) scriveva: "Mio Dio, cercherò di aiutarti, affinché tu non
venga distrutto..."
 Aiutare Dio. Offrendogli quello che ognuno ha di meglio.





 Lasciare che Dio abiti le nostre parole, le nostre pagine, le
musiche, le storie...
 Abbiamo  in questo dei modelli grandissimi, neanche troppo distanti da noi.
 Due scrittori, di alta qualità letteraria, che hanno parlato di Dio,
in modo brillante, profondo e insieme divertente: il leggendario
mister Chesterton e il nostro Giovannino Guareschi, che ci sono stati
presentati, al termine delle Giornate, in una conferenza esemplare per
l'intreccio tra cultura, fede e testimonianza di vita.



Cinque giorni - poco più - nella luce serena di un convento.
Abbiamo coltivato l'allegria, la convivialità, la condivisione, il
domandare e rispondere, la fiducia reciproca, la fraternità.
"Come è bello e soave che i fratelli vivano insieme..."
Abbiamo forse dimenticato il male? O l'abbiamo fuggito?
 Arrivavano fino a noi, dall'Oriente in fiamme, le minacce della
guerra. E in molti portavamo, non cancellate, sofferenze di carne e di
sangue...
 No, non ci siamo "dimenticati di quaggiù". (Non è questo, del resto,
ciò che Cristo ci ha chiesto...)
 Al contrario: abbiamo cercato di guardare, dritto in volto, il male,
l'errore, il dolore...
 Ma non da soli: nella luce della Sua presenza.
 Luce che ama, riveste di bellezza, assume e redime, dà senso e valore
a ogni minimo frammento.
Come dice quel bel canto di chiesa: "Se Tu sei con me, o Signore, io
non temerò alcun male..."



 Dovrei dire qui quel che più mi ha colpito delle Giornate. Una buona
ragione per cui altri dovrebbero venire.
 Una sola? Sono così tante!
 Ma una ne  sceglierò. Quella che per me è stata - e resta -  la
prima. Ed è: la pazienza, la magnanimità, la mitezza, con cui questi
sacerdoti sono pronti ad ascoltare.
 Quasi sempre sono cose da niente, che solo a parlarne si dissolvono
come neve al sole... Ma loro le ascoltano, vogliono ascoltarle: come
se a ciascuno di loro importasse di ciascuno di noi.
 In quei giorni quasi non riposano, e sono giovani e molti sono
stranieri... E tuttavia stanno ad ascoltare una persona qualunque,
come me, da cui non hanno niente da ricevere se non mancanze...
 E ogni volta, di fronte a loro, mi dico: Questo è il Cuore di Cristo.
 Un cuore solo. Non importa l'ufficio - insegnare o cucinare, suonare,
cantare, predicare, correggere, consigliare, rallegrare... E' un cuore
solo: il Cuore di Dio , "ricco di misericordia, grande nell'amore".



 Alle Giornate, insieme ai religiosi, c'erano laici, giovani,
giovanissimi, famiglie intere, studenti, professori, lavoratori. E
molteplici occasioni di vita - abbiamo festeggiato non so quanti
compleanni e anniversari; e tutto era una festa.
 C'era un tempo per lo studio e per il gioco, per mangiare e  per
pregare, la musica e lo sport, l'Adorazione immobile e il cammino
veloce, l'Ostia tutta bianca e gli innumerevoli colori del duomo di
Orvieto che abbiamo visitato, il raccoglimento del Rosario nella sera
e le partite di calcio scatenate , e i salti pazzi e le grida di canto
per le strade, scene di commedia e un film commovente...
 " ...nulla disprezzi di quanto hai creato, ....Signore amante della vita".
 Era uno specchio di umana realtà, ricondotta a Dio, messa nelle Sue mani.
 Solo per dire: Signore, siamo qui, parlaci, guidaci, guariscici,
rimani con noi, le nostre vite cercano ancora Te, vieni, Signore, ad
abitarle, fa' di noi un cammino di speranza fra la terra e il cielo,
di là da ogni frontiera...



  Mi sono resa conto che ogni viaggio, in fondo, è una preghiera.
  Un appello al mistero  ( come, ad altro proposito, diceva Giovanni
Paolo II...)
  I frutti delle Giornate io non li conosco ancora; ma so per
esperienza che il più piccolo atto compiuto per Lui, di puro amore,
Lui lo ricambia con il centuplo. CercarLo è già una ricompensa, amarLo
è in sé una vittoria.
 Vale sempre mettersi in cammino e in gioco per Lui.
 E continuo pregando - ora che l'estate si allontana, il treno è
ritornato sui suoi passi, ricominciano la scuola, i mestieri e le
arti; e penso alle Giornate che fra un anno rinnoveremo, se Dio vuole,
migliorando...
 Ripeto quella bellissima preghiera che la Chiesa prega ai Vespri,
come intercessione, nella terza settimana, il lunedì:
 "A quanti cercano la verità, concedi la gioia di trovarla
e il desiderio di cercarla ancora, dopo averla trovata!"


Daniela



“Sono cattolica, quindi felice”

Chiara Adami
“Sono cattolica, quindi felice” dice di sé Costanza Miriano, una scrittrice che penso abbia colto quello che potrebbe essere il succo delle Giornate di Formazione. Durante questo breve, ma intenso periodo, infatti, è stato possibile trovare in ogni istante, in ogni parola e in ogni gesto la presenza viva e gioiosa di Gesù. Basti pensare alla gita ad Orvieto: decine di ragazzi, accompagnati da suore, sacerdoti e seminaristi, si destreggiavano tra risate, balli, scherzi e canti per le vie della città, senza curarsi degli sguardi perplessi dei passanti. Ciò che contava di più in quel momento, infatti, era solamente esprimere la felicità di essere insieme ad un Amico speciale, che non ci abbandona un momento e che ci ricorda costantemente l’amore infinito che prova per noi. 

E’ stato proprio Lui a riunire insieme noi giovani provenienti da tutto il mondo, con storie, caratteri e accenti diversi, ma accomunati dagli stessi valori, dalla stessa fede e dallo stesso desiderio di approfondire temi di fondamentale importanza, come l’esistenza di Dio, l’anima, l’aborto, la morale coniugale…, attraverso le conferenze organizzate nel corso della giornata. Queste erano intervallate da giochi, balli, spettacoli e momenti in compagnia, durante i quali ho potuto approfondire la conoscenza delle persone meravigliose che mi circondavano, scoprendo esperienze e vite immensamente diverse, ma sempre permeate della bellezza di Dio, che con la Sua mano forte e generosa è sempre pronto a guidarci. 

Un grazie particolare, quindi, va a Lui, che mi ha permesso di vivere queste stupende giornate, e un altro grazie va a tutti coloro che le hanno condivise con me, lasciando un’impronta indelebile che ha reso la mia vita più bella, più profonda e, soprattutto, più felice.

Chiara




martedì 24 settembre 2013


"Dobbiamo essere persone pensanti"
  

Francesco Del Giudice
Scrivo poche righe poiché condivido tutto quello che altri hanno già detto prima di me sulle Giornate. Vorrei solo sottolineare un aspetto che secondo me è fondamentale sia nelle Giornate di Formazione che in tutto l'IVE e le SSVM. Si deve essere ragionevoli e non razionalisti; uomini di fede ma no fideisti. Quindi dico: avanti uomini del III Millennio. Venite a scoprire un gruppo di uomini e donne che, pur non rinnegando né la propria fede né la propria ragione, sono contemporaneamente uomini di fede e di ragione. E tutto questo condito e accompagnato sempre dalla Gioia Pasquale (poiché non c'è gioia più grande di quella che Cristo Risorto ha donato al mondo intero il giorno di Pasqua). Dobbiamo essere (o dobbiamo diventare) persone pensanti. E questa intuizione geniale di P. Buela si vede chiaramente in ogni aspetto delle Giornate. Forse non è il migliore messaggio che avrei potuto scrivere ma, per ora, mi sembra importante (se non fondamentale) dire questo.



Un cammino verso la Verità! 


Lucia De Caprio

Un cammino verso la Verità! Le giornate di formazione sono state strepitose! Eravamo tantissimi giovani pronti a "dare ragioni della speranza che è in noi"! Si iniziavano le giornate con la S. Messa, quello che poi è stato il nostro vero TRIONFO. Conferenze che ci hanno dato quella possibilità di sapere tutto quello che ci viene nascosto per non conoscere davvero Dio. Alla fine di ogni pasto c'erano spettacoli canti e giochi, insomma momenti pieni di gioia! Abbiamo attraversato le strade di Orvieto cantando, ballando e manifestando quanto Cristo sia importante per noi. Perchè infondo era un cammino verso la Verità: CRISTO! 


Chiara feole

Le Giornate di Formazione mi sono servite per rafforzare la mia fede, poi è un'emozione troppo bella sapere che non siamo soli, ed è ancora più bello il fatto che l'amicizia sia rimasta e anche se distanti si rafforza sempre più grazie a Dio. VIVA CRISTO RE!! 





Antonella Confietto 


Le giornate di formazione ? un'esperienza da fare ogni anno. Oltre ad essere stati giorni indimenticabili dove ho conosciuto persone fantastiche che mi hanno dato tanto , ho capito che non sono una 'pazza' a credere in Dio come vuole farmi credere il mondo , che non sono sola in questa battaglia quotidiana , ma che siamo un esercito , l'esercito di Maria ,solo un pò lontani ma pronti a dare una mano l'uno all'altro nel momento del bisogno per darci la forza in questo difficile ma bellissimo cammino. Vi ringrazio veramente per tutto!



"Ritrovarsi, divertirsi, pregare"
  


Simona Di Nardo
Anche quest'anno le Giornate di Formazione sono state per me una grande occasione per ricaricarmi!! Ritrovarsi, divertirsi, pregare: tutto questo in mezzo a persone che condividono il mio modo di pensare. Non me le sarei perse per nessuna ragione al mondo! Ho passato 6 giorni indimenticabili...e soprattutto adesso più che mai sono consapevole del fatto che ci sono giovani come me, che credono in ciò in cui credo anch'io e testimoniano la nostra fede con grande coraggio nella vita di ogni giorno! Grazie di tutto.






Anna Fagiolo
La semplicità della vita (quotidiana e spirituale) che ho sperimentato alle giornate ha avuto un effetto veramente inaspettato, chiarificatore. Immersi nella routine non ci accorgiamo di quante cose si possa fare a meno e vivere tranquillamente (e a parer mio in modo più sano). Incredibile con quanta facilità mi sono ambientata, sentita a casa e, soprattutto, incredibile il senso di liberazione nel poter parlare di religione con ragazzi della mia età senza sentirmi "quella strana che prega e va in chiesa". Ringrazio chi mi ha convinto a venire alle giornate.




venerdì 20 settembre 2013

“Un mix di formazione, preghiera e tanto divertimento"

Patrizia Basile

Le Giornate trascorse a Tuscania sono state per me un mix di formazione, preghiera e tanto divertimento. La Messa quotidiana di prima mattina orientava tutta la giornata dandomi l’impressione che la cosa più importante fosse già stata fatta! 

Le conferenze su alcuni dei temi fondamentali della fede hanno dato risposta a molti interrogativi, chiarito aspetti controversi, e soprattutto hanno fornito a ciascuno dei partecipanti gli argomenti necessari per replicare alle varie accuse e insinuazioni che normalmente si incontrano non appena nel dialogo col prossimo si tocca il tema “Chiesa cattolica”. Già. Perché ogni tesi avversa, volta a contraddire la Verità del Vangelo può essere smontata, e le “Giornate” ce lo hanno dimostrato alla grande! Ho apprezzato molto che le conferenze fossero tenute, oltre che da persone Consacrate, anche da laici. In questo modo ci hanno testimoniato come si possono perfettamente coniugare fede e scienza e come si può essere dei professionisti stimati nel mondo del lavoro e al tempo stesso dei Cattolici convinti, non disposti a scendere a compromessi su quanto il Mondo di sbagliato propone.


E’ stato un piacere conoscere tanti ragazzi e ragazze con i quali abbiamo condiviso ogni istante: dalla preghiera, ai momenti dedicati allo sport, fino ai confronti sui temi affrontati a lezione.
L’intera attività delle giornate mi ha aiutato tantissimo a capire concetti fondamentali, quali, ad esempio, il fatto che ciascuno di noi è parte integrante e fondamentale del Corpo Mistico che è la Chiesa. “Ognuno è necessario” per la realizzazione dei piani del Signore e da ciò discende il dovere per ciascuno di impegnarsi nel servizio e nella testimonianza, perché chi gratuitamente ha ricevuto gratuitamente deve dare. 
Questi incontri mirano a formare un gruppo sempre crescente di giovani da ogni parte d’Italia impegnati sul fronte dell’apostolato, per essere voce del Verbo e Sale della Terra, affinché la Verità possa trionfare laddove oggi prevale il relativismo. 
Torniamo a casa carichi di responsabilità e di impegni da onorare, ma consapevoli che tante persone pregheranno per noi e che Gesù ci aiuterà, perché senza di Lui non potremmo far nulla.

E’ stato davvero bello poter conoscere la grande famiglia del Verbo Incarnato, composta da Sacerdoti, Suore e Seminaristi. Ci hanno accolti come dei figli, ed era palese quanto fossero contenti di averci lì con loro, e come considerassero una grazia la nostra presenza. Siamo tutti rimasti colpiti dalla vitalità, l’entusiasmo, e l’immancabile sorriso con cui affrontano ogni attività; in questo modo ci hanno testimoniato a pieno che si ha più gioia nel dare che nel ricevere e che dobbiamo tutti donare la nostra vita al Signore, ciascuno secondo la chiamata ricevuta.
Spero con tutto il cuore che questo gruppo possa crescere sempre di più affinchè ciascuno di noi sia strumento nelle mani di Dio, perchè si realizzi la Sua volontà.

Partecipate in tanti! Vi assicuro che non appena si torna a casa prende una nostalgia...

Patrizia

giovedì 19 settembre 2013

"Scusate, ma voi chi siete?"


Viola Generini
Una cinquantina di ragazzi camminano per le strade di Orvieto. Con loro, sacerdoti avvolti nella talare e stranissime suore vestite di blu. Cantano, ballano, ridono, fanno un gran baccano e mettono sottosopra le viuzze del centro storico. La gente li guarda, chi con un mezzo sorriso, chi con imbarazzo; infine si avvicina un signore: "Scusate, ma voi chi siete?". Padre Andrés non sa bene cosa rispondere: è difficile descrivere con poche parole  l'esperienza delle Giornate di Formazione.
Non siamo un'associazione, niente tessera, né cerimonia di ingresso. L'esperienza delle Giornate di Formazione è aperta a tutti, giovani da tutte le parti d'Italia, anzi del mondo (quest'anno avevamo anche argentini, albanesi e olandesi!), cattolici e non, credenti e non, ma tutti con la stessa sete nel cuore, la sete di Verità. Proprio la Verità è il tema centrale di queste giornate, grazie a tante conferenze tenute da persone competenti, che lasciano alla fine ampio spazio a domande, dubbi, repliche, in un clima di serenità e reciproco rispetto. Si spazia da temi filosofici, come l'esistenza di Dio, dell'anima, di una Verità assoluta, alla bioetica, passando per la storia e la letteratura. Si trattano anche temi di catechismo, per approfondire la fede cattolica, che purtroppo spesso professiamo, ma non conosciamo.

Le Giornate di Formazione però non sono solo questo: c'è anche divertimento, quello sano, che spesso, in questo tempo di discoteche e musica "a palla", è stato un po' relegato in soffitta; si canta, si balla, si fanno giochi insieme, si fa sport e si va in gita, quest'anno proprio a Orvieto. Tutte le attività sono libere, non c'é nessun obbligo di partecipare: l'idea è quella di far conoscere i ragazzi tra di loro e favorire il  formarsi di nuove amicizie. In questo caso, il piano è riuscito: per me, che ho partecipato anche alle Giornate dell'anno scorso, è stato un po' come tornare a casa dopo tanto tempo e ritrovare tutti i vecchi amici e, in più, conoscerne molti altri!

Infine, ma dal mio punto di vista al primo posto, c'é la preghiera. Nessuna azione ha senso, se non é profondamente radicata in Cristo: la roccia è Cristo e nessuno può mettere un altro fondamento (1 Cor 3,11). Tutti i giorni trascorsi insieme sono scanditi dai momenti di preghiera comunitaria: le Lodi, la Santa Messa, il Rosario, i Vespri. Sono proprio questi momenti a renderci ancora più uniti, perché proprio in Gesù e per il Suo Sangue siamo tutti fratelli.
Sono tornata a casa da questi giorni piena di entusiasmo, ma anche di serenità. Adesso sono consapevole di non essere sola, ma so che ci sono tantissimi altri giovani, che come me lottano per essere testimoni gioiosi della Verità in un mondo spesso ostile. Cammineremo insieme portando lieti le nostre croci e aiutandoci a vicenda, perché proprio nella Croce sta la vittoria di ogni cristiano.

A tutti quelli che non sono stati alle Giornate di Formazione e che non sanno decidersi a partecipare, dico questo: la forza che ci spinge a porci domande profonde sulla ragione della nostra vita è parte del patrimonio di ogni essere umano; molti si scoraggiano e smettono di cercare le risposte: voi non arrendetevi! Esiste una sola Verità e con il tempo arriverete a trovarla. Intanto, partecipate alle Giornate di Formazione con mente e cuore bene aperti: anche per chi non crede o è molto scettico, sono una bellissima occasione di crescita e di cultura.



Viola