Marcia
per la Vita 2015: risposta di un pro-life all’articolo de “Il Fatto Quotidiano”
di Stefano Principe
Il 10 Maggio 2015 compare sul blog de “Il Fatto Quotidiano” un articolo sulla Marcia per la Vita, tenutasi lo stesso giorno a Roma[1]. L’articolo è un interessante compendio di tutti gli argomenti che i pro-choice da anni usano per giustificare l’aborto e le leggi che lo consentono (in Italia la legge 194 del 1978).
Può essere utile allora tentare di rispondere a queste varie
obiezioni. Ci proviamo.
Chi è il protagonista dell’aborto?
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Embrione di 5-6 settimane |
L’autore difende la legge 194 che dà la possibilità alle donne
di ricorrere all’aborto «in strutture
pubbliche in modo tale che […] non corrano pericoli per la loro salute. […] La
legge 194 è stata pensata per impedire che una scelta difficile della vita di
una donna si trasformi da dramma in tragedia». Sembrerebbe tutto molto
sensato ma, come di solito accade, alla base degli argomenti in difesa della
legge 194, vi è una dimenticanza che è invece sostanziale: si dimentica chi è il vero protagonista dell’aborto. Per i
pro-choice, il protagonista è la donna, il fatto che il corpo è suo e dunque
decide lei cosa farne. Certo, il corpo è della donna. Il problema, è che il corpo presente nel corpo della donna, non è il corpo della donna. Ci si
dimentica di quel corpo, il vero protagonista dell’aborto: lo zigote,
l’embrione, il feto, il bambino. Tutta la questione dell’aborto si può ridurre,
a mio parere, ad una semplice domanda: lo zigote, la prima cellula che si viene
a formare al momento del concepimento, è già un essere umano? Se è già un essere
umano a tutti gli effetti, allora l’aborto non può essere mai concesso, perché significherebbe dare la possibilità
ad una donna di uccidere un altro essere umano, per giunta innocente e
indifeso, per giunta suo figlio. E lo Stato non può permettere ad una donna
di uccidere suo figlio, semplicemente perché lo Stato non può legalizzare
l’omicidio. Chi ci può dire se lo zigote sia già un essere umano?
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Ce lo dice la scienza in maniera molto chiara.
Citiamo solo, per mancanza di spazio, le parole di Maureen L. Condic,
professore associato di neurobiologia e anatomia alla University of Utah School of Medicine di Salt Lake. Nella sua
trattazione scientifica del tema dell’aborto dal titolo, “When does human life begin? A scientific perspective”(reperibile
gratis, vedi nota)[2],
afferma: «prove scientifiche supportano la conclusione che uno zigote è un
organismo umano e che la vita di un nuovo essere umano comincia in un istante
ben definito: il “momento del concepimento”».
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Ce lo dicono i medici italiani che, secondo la
Relazione Ministeriale sull’attuazione della legge 194[3]
del 2012, si rifiutano in massa di compiere aborti: circa il 70% dei medici italiani, nel 2012, si rifiutava di praticare
aborti e ci sono regioni in cui si supera l’80%. I medici vengono pagati per praticare aborti: dunque se
l’aborto è come un’operazione di appendicite, perché fare obiezione di coscienza,
se vieni pure pagato per farlo?
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Il Dottor Bernard Nathanson |
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Tra i medici stranieri, ricordiamo la potente
storia del dottor Bernard Nathanson[4],
fondatore del movimento abortista degli
USA negli anni ’70. Dopo aver praticato 75000 aborti e dopo essere stato direttore
della più grande clinica per aborti degli USA, diventa strenuo pro-life dopo
aver visto l’ecografia di un aborto (il video “Il grido silenzioso”)[5].
Perché questo ginecologo fece una scelta così radicale? Perché, dopo aver
dedicato parte della sua vita a legalizzare l’aborto e dopo aver fatto soldi a
camionate grazie all’aborto, perché dedica i suoi ultimi 40 anni a battersi «per una penalizzazione definitiva e irrevocabile
dell’aborto»?
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Ce lo
dicono persino pro-choice del calibro di Faye Wattleton, ex-presidente della
Planned Parenthood, la più potente organizzazione abortista degli USA, che nel
1997 ha affermato che «qualsiasi pretesa di dire che l’aborto non uccide è
sempre un segno di una nostra ambivalenza. L’aborto uccide il feto». Ma anche in
Italia, la giornalista Monica Ricci Sargentini, a Febbraio 2015, sul blog la
27ORA[6],
ha riconosciuto che «le ecografie, ormai ultraprecise, ci hanno mostrato che
l’embrione non è certo solo un grumo di cellule» e che l’aborto è un
«atto orribile».
Se la scienza, i medici e persino
chi è favorevole all’aborto, tutti, ci dicono che l’aborto è un omicidio: possiamo
permetterci di avere ancora dei dubbi? E se l’aborto è un omicidio, davvero
lo Stato può permetterlo? Se l’aborto è l’eliminazione di un essere umano
innocente e indifeso, può esistere un motivo tanto grave da legittimarlo? Davvero
alla donna deve essere concessa la possibilità di eliminare suo figlio? La
legge 194 non impedisce che l’aborto «si
trasformi da dramma in tragedia», ma rende
lecita una tragedia e da 40 anni genera una ferita grande e profonda nelle nostre
donne e nella nostra società.
Aborto clandestino: un argomento illogico

Contraccezione implica meno aborti?
L’autore prosegue: «Basterebbe
infatti una maggiore coscienza per evitare gravidanze indesiderate: l’uso del
preservativo, l’educazione sessuale a partire dai luoghi di formazione, ecc.».
Ora, io non sono un esperto di sociologia, ma è sufficiente citare qualche
studio condotto su nazioni come Gran Bretagna e Spagna[8]
in cui si scopre che non vi è alcuna
correlazione tra aumento della contraccezione e riduzione dell’aborto,
almeno per ammettere che la questione non può essere liquidata semplicemente dicendo
che «il numero degli aborti calerebbe
sensibilmente» diffondendo contraccettivi: affermazione che sembra basarsi
su una qualche certezza scientifica di fondo, che di fatto non c’è. Più contraccezione non implica meno aborti, perché
la contraccezione non è infallibile,
come invece ci si ostina a propagandare in maniera del tutto antiscientifica.
Un ex dirigente medico della Planned
Parenthood ammise che «ogni anno
avvengono più di tre milioni di gravidanze non pianificate in America; due
terzi di queste sono dovute al fallimento del contraccettivo»[9].
Allora, se si fa credere ai giovani che, usando i contraccettivi, di sicuro non si avranno gravidanze
indesiderate, e che quindi possono fare sesso come, quando, dove e perché
vogliono, ovviamente si avrà un incremento dei rapporti sessuali, quindi un
aumento delle gravidanze indesiderate e quindi alla fine un incremento degli
aborti. Questo ragionamento è supportato anche da alcuni studi: la contraccezione
è una causa dell’aumento degli aborti[10].
La red harring fallacy
L’articolo prosegue cadendo nella red harring fallacy, un errore logico che consiste in questo: tentare
di invalidare gli argomenti di chi è contro l’aborto, denigrando chi è contro l’aborto. Vorrei
semplicemente ricordare che, tra le decine di migliaia di persone che hanno
partecipato alla Marcia per la Vita, ci sono tantissimi volontari che aiutano
realmente, concretamente le donne a portare avanti una gravidanza e a sostenerne
le spese (e nessuna donna si è mai pentita di aver scelto di partorire, mentre
moltissime si pentono di aver abortito). Ma, se anche fossimo tutti delle
persone spregevoli, questo non intaccherebbe per nulla tutti i nostri argomenti
a favore del fatto che l’aborto è un
omicidio. Ecco perché si chiama “fallacy”.
La straw man fallacy
Altro errore logico, questa volta
una straw man fallacy: «questa gente ha come slogan “per la vita,
senza compromessi”. Ma, a ben vedere, sono gli stessi che vorrebbero che i bimbi
e le bimbe delle famiglie arcobaleno non nascessero». L’errore qui sta nel
fatto che viene data una interpretazione errata del pensiero di chi ha partecipato
alla Marcia per la Vita, nel tentativo di far perdere di credibilità le loro
posizioni. In realtà, nessuno vuole che i bambini delle “famiglie arcobaleno” non nascano: piuttosto, vogliamo che i
bambini non nascano nelle famiglie
arcobaleno. E anche se nascessero mediante pratiche orribili quali l’utero in
affitto, di sicuro nessuno di noi vorrebbe che quel bambino venisse abortito. Mentre
l’autore ritiene che «la genitorialità
non è un fatto meramente biologico»,
la scienza afferma ben altro: ognuno di noi nasce da un padre e una madre. Ogni
essere umano nasce da un padre e una madre e ha quindi diritto a crescere con il suo padre biologico e con la sua madre
biologica. Con le parole di Katy Faust, una donna cresciuta con due donne (vi invito
a leggere la lettera completa): «[…] Tutto ciò non riguarda il fatto essere contro qualcuno. Riguarda
quello che sostengo. Io sostengo i bambini! Voglio che tutti i bambini abbiano
l'amore della propria madre e del proprio padre. Sei figli adulti di genitori
omosessuali vogliono opporsi alla furia della lobby gay […] Siamo solo la punta
dell'iceberg dei figli che attualmente vengono cresciuti in famiglie
omosessuali. Quando diventeranno adulti, molti si chiederanno perché la
separazione da un genitore che per loro è stata di una gravità fondamentale sia
stata celebrata come un “trionfo dei diritti civili”, e si volgeranno a questa
generazione per avere una risposta. Cosa
dovremo dire loro?»[11].
In conclusione: nessuno di quelli che ha partecipato
alla Marcia per la Vita è contro nessuno. Nessuno di noi può giudicare una
persona, ma tutti noi abbiamo il dovere di giudicare un’azione sbagliata. E dobbiamo
lottare ed essere disposti a qualunque cosa pur di risvegliare le coscienze. Ognuno
di noi si impegni a lavorare per la vita, quotidianamente, nella propria realtà.
La Marcia per la Vita 2016 sarà un’occasione per sostenerci a vicenda e
infonderci coraggio.
[4] Bernard Nathanson, Aborting America, Edizioni Amici per la Vita, Milano 2010.
[8]Cfr. «Contraception» 2011;
83(1):82-7; Cfr. Sexually Transmitted Infections» 2002; 78 (5):352-356; Cfr.
«Journal of Health Economics» 2002; 21(2):207-25 www.giulianoguzzo.com/2013/09/06/perche-la-contraccezione-non-riduce-semmai-aumenta-gli-aborti
[9] Dr. Louise Tyrer, Letter to the
Editor, Wall Street Journal, 26 April 1991,
Cfr. www.chastityproject.com/qa/abstinence-fine-dont-think-schools-teach-condoms-going-sexually-active/
[10] Cfr. «Working Paper, Duke
University Department of Economics» 2008: 1-38 at 31; Cfr. Guttmacher Institute
2008, Facts on Induced Abortion in the United States; Cfr. www.giulianoguzzo.com/2013/09/06/perche-la-contraccezione-non-riduce-semmai-aumenta-gli-aborti
[11] www.thepublicdiscourse.com/2015/02/14370/ Dear Justice Kennedy: An Open Letter from the Child
of a Loving Gay Parent, di Katy Faust.