sabato 21 febbraio 2015

Quando comincia la vita umana?
Un punto di vista scientifico
 

Maureen L. Condic è membro senior del Westchester Institute for Ethics & the Human Person, e professore associato di neurobiologia e anatomia alla University of Utah School of Medicine a Salt Lake City. Il seguente articolo è un riassunto del When does human life begin? A scientific perspective, scritto da Maureen L. Condic, che si può trovare in lingua originale al seguente indirizzo: http://bdfund.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/06/wi_whitepaper_life_print.pdf



Come viene definito l’inizio di una nuova vita?

Alcuni dicono:
- che non è possibile stabilirlo;
- che è possibile stabilirlo, ma è solo una questione religiosa e che quindi non può avere alcuna influenza su decisioni politiche.
- che la vita comincia un certo intervallo di tempo dopo il momento del concepimento. Ci sono diverse teorie:
·         Nei primi 30 minuti dopo il concepimento;
·         20-25 ore dopo il concepimento, alla singamia, cioè la preparazione della cellula alla prima divisione;
·         Quando la cellula si è divisa in otto cellule;

Le teorie sono molte, ma quello che rende difficile la domanda è il fatto che la vita è un continuum, cioè si evolve in maniera continua, senza “salti sostanziali”. Tutti questi istanti che si teorizzano, sono dunque istanti temporali arbitrari, in quanto estratti da uno sviluppo continuo dell’organismo umano. Il momento in cui comincia questo sviluppo  è proprio in momento del concepimento, l’istante in cui lo spermatozoo e l’ovulo si fondono e danno vita ad una nuova cellula, lo zigote, completamente diversa dalle due che l’hanno generata.



Quali sono le basi scientifiche per distinguere diversi tipi di cellule?

Ci sono due fattori fondamentali di cui si tiene conto per distinguere due cellule:
1.      La composizione della cellula;
2.      Il comportamento della cellula.

La domanda che bisogna porsi è allora la seguente: in che momento, durante le interazioni tra spermatozoi e ovulo, osserviamo la formazione di una nuova cellula che ha una composizione ed un comportamento diverso da quello delle due cellule che l’hanno creata?
«Questi due criteri (composizione e comportamento unici) vengono utilizzati in tutte le attività scientifiche per distinguere un tipo di cellula da un altro – e se ci rifiutiamo di considerarli come base di questa distinzione, allora l’unica alternativa consiste nel compiere una scelta del tutto arbitraria».

In che modo lo zigote è diverso dallo spermatozoo e dall’ovulo?

All’istante del concepimento, le membrane dello spermatozoo e dell’ovulo si fondono, creando una singola cellula: lo zigote. La fusione cellulare è un evento ben studiato e molto rapido, che avviene in meno di un secondo. Dal momento che lo zigote nasce dalla fusione dello spermatozoo e dell’ovulo, contiene tutte le componenti di entrambe le cellule, e perciò ha una composizione molecolare unica che è diversa da entrambi i gameti.
Dal momento successivo alla fusione cellulare, all’interno dello zigote si verificano degli eventi che non accadono normalmente nello spermatozoo o nell’ovulo. Nei primi 30 minuti dopo il concepimento, lo zigote modifica la zona pellucida, la struttura che circonda lo zigote, allo scopo di non far entrare ulteriori spermatozoi all’interno dello zigote. Questo è un punto molto importante: «lo zigote agisce immediatamente e specificamente per opporsi alla funzione dei gameti da cui è stato derivato; mentre lo “scopo” dello spermatozoo e dell’ovulo è quello di trovarsi e di fondersi, la prima azione dello zigote è quella di evitare immediatamente ogni ulteriore legame degli spermatozoi con la superficie della cellula. Chiaramente, allora, i percorsi precedenti dell’ovulo e dello spermatozoo sono stati abbandonati ed è sorto un nuovo percorso al loro posto – quello dello zigote».
Avvengono poi molte altre operazioni all’interno dello zigote, ma ciò che realmente deve interessare è che già abbiamo dimostrato che lo zigote è una nuova cellula, diversa sia dallo spermatozoo che dall’ovulo, perché:
1.      Essendo la fusione dei due gameti, ha una composizione molecolare unica, che è diversa da entrambi i gameti (basti pensare al DNA unico ed irripetibile).
2.      Già nei primi minuti dopo il concepimento, comincia a mostrare un comportamento non solo diverso, ma addirittura opposto a quello dei gameti che l’hanno generato.
A livello scientifico non ci sono dubbi: lo zigote è una nuova cellula perché ha una composizione ed un comportamento unici.


Lo zigote è semplicemente una nuova cellula umana o un nuovo individuo umano?

È dimostrato quindi che lo zigote è una nuova cellula totalmente distinta da spermatozoo e ovulo. Ma è una semplice cellula umana o è un nuovo essere umano, cioè un organismo umano diverso e individuale?
Definiamo quindi la differenza tra un organismo e un semplice insieme di cellule:
«Un organismo è definito come “(1) una struttura complessa di elementi subordinati e interdipendenti le cui proprietà e relazioni sono determinate in gran parte dalla loro funzione all’interno del tutto e (2) un individuo costituito per portare avanti le attività della vita mediante organi con funzioni diverse ma mutualmente dipendenti: un essere umano.” Questa definizione si basa sul fatto che l’interazione delle parti all’interno di un tutto coordinato, è la caratteristica distintiva di un organismo.
In base a questa definizione, è stato proposto che gli esseri umani (inclusi gli esseri umani embrionali) possono essere distinti dalle cellule umane mediante gli stessi tipi di criteri che gli scienziati utilizzano per distinguere diversi tipi di cellule: ovvero esaminando la loro composizione e il loro modello di comportamento. «Un essere umano (cioè un organismo umano) è formato dalle caratteristiche parti umane (cellule, proteine, RNA, DNA), e tuttavia è diverso da un semplice insieme di cellule perché ha il comportamento caratteristico di un organismo: agisce in una maniera coordinata e interdipendente per “portare avanti le attività della vita.” Al contrario, gli insiemi di cellule umane sono vive e portano avanti le attività della vita cellulare, tuttavia non esibiscono interazioni coordinate dirette ad un livello più alto di organizzazione. Gli insiemi di cellule non stabiliscono strutture cellulari complesse e interconnesse tra loro (tessuti, organi e apparati) che esistono in un essere umano vivente. Similmente, un cadavere umano non è un organismo umano, nonostante la presenza di cellule umane ancora vive nel cadavere, precisamente perché questo insieme di cellule umane non funziona come una unità integrata.»
Dal momento della fusione spermatozoo-ovulo, uno zigote umano agisce come un tutto completo, con tutte le sue parti che interagiscono in una maniera orchestrata per generare le strutture e le relazioni richieste affinché lo zigote continui lo sviluppo verso il suo stato maturo.
Tutto quello che lo spermatozoo e l’ovulo fanno prima della loro fusione è unicamente orientato a incentivare il legame tra queste due cellule.
Tutto quello che lo zigote fa dal momento della fusione spermatozoo-ovulo in poi, è unicamente ordinato a prevenire ulteriori legami dello spermatozoo e a incentivare la conservazione e lo sviluppo dello stesso zigote. Lo zigote agisce immediatamente e con decisione per cominciare un programma di sviluppo che, a meno di incidenti, malattie o interventi esterni, procede perfettamente attraverso la formazione del corpo definitivo, la nascita, l’infanzia, l’adolescenza, la maturità e la vecchiaia e che termina con la morte. Questo comportamento coordinato è la caratteristica reale di un organismo.

sabato 31 gennaio 2015

La laicità dello Stato
(parte 2)

di Giacomo Samek Lodovici



Giacomo Samek Lodovici ha conseguito il dottorato di ricerca ed è assegnista di ricerca presso la cattedra di Filosofia morale all'Università Cattolica di Milano. Collabora a varie riviste, scientifiche e divulgative, come "Annuario di etica", "Rivista di filosofia neoscolastica", "Il Timone", "Studi cattolici".

5) Norme valide solo per i credenti, perché accessibili solo a chi ha la fede, che incentivano le azioni moralmente positive (non obbligatorie) per il credente («prega spesso», «vai spesso a messa», «fai spesso il digiuno», ecc).
6) Norme valide per chiunque, perché accessibili con il ragionamento, che incentivano alcune azioni moralmente positive (non obbligatorie) per chiunque («fai volontariato», «consola chi è afflitto», «vai a trovare i malati», ecc.).
Ebbene, in un regime di «sana laicità» lo Stato:
– deve vietare solo le azioni del quarto tipo, perciò devono essere reati solo le azioni che ricadono sotto le norme corrispondenti (cfr. Tommaso d’Aquino, S. Th., I-II, q. 96, a. 2).
È vero che tali norme del quarto tipo che lo Stato deve emanare sono anche norme morali cristiane. Ma tale coincidenza non è la conseguenza di una mera traduzione delle norme religiose in leggi dello Stato. Piuttosto, queste norme devono essere recepite dallo Stato non già perché sono cristiane, bensì solo perché sono accessibili a chiunque con il ragionamento (infatti sono norme della legge morale naturale) e perché le azioni da esse vietate danneggiano significativamente il prossimo.
Invece, lo Stato non deve vietare con la legge le azioni che ricadono sotto le norme del primo tipo, sotto le norme del secondo tipo (su questo punto la controversia è attualissima, cfr. dibattito sull’eutanasia di chi la richiede; personalmente ritengo giusto sia vietare la collaborazione ad un suicidio, sia – tranne in un caso – impedire ad un uomo di suicidarsi, ma non il divieto legale del suicidio, che pur è un atto gravemente e sempre malvagio; la questione richiederebbe molte spiegazioni, prevedo che qualche lettore potrà essere in disaccordo, e la mia opinione è ovviamente opinabile: l’ho motivata almeno parzialmente nell’articolo citato in bibliografia) e del terzo tipo.
Queste azioni, pur essendo moralmente sbagliate, devono essere tollerate, per almeno due motivi:
1. Le azioni che ricadono sotto le norme del primo, secondo e terzo tipo non devono essere vietate perché la libertà è un grandissimo bene da tutelare, anche a costo di tollerare (che non vuol dire approvare) che l’uomo ne faccia, talvolta, anche un uso moralmente sbagliato.
2. Le azioni che ricadono sotto le norme del primo tipo non devono essere vietate perché l’accettazione di queste norme richiede una previa adesione alla fede;
– deve incentivare, beninteso non coercitivamente, alcune delle azioni positive del primo e del quinto tipo, cioè quelle che promuovono, mantengono o consolidano la religiosità del credente.
Ciò può sembrare in contraddizione con la laicità, ma non lo è, per due motivi:
1. La libertà è un diritto umano innato che dunque lo Stato deve non già istituire, bensì riconoscere, che esso deve non già tollerare, bensì promuovere come valore in sé, come fa per altre espressioni di libertà (culturale, di associazione politica, ecc.).
2. Lo Stato ricava un notevolissimo beneficio sociale dalle iniziative morali, caritative, solidaristiche che i credenti intraprendono sulla scorta di motivazioni religiose.
Dunque, se è vero che uno Stato sanamente laico non deve assumere alcuna connotazione religiosa, «non per questo è motivato all’indifferenza nei confronti delle realtà religiose, bensì è tenuto al riconoscimento da dare all’esercizio concreto della libertà religiosa e alle sue espressioni storiche, anche nella forma del sostegno alle opere che le tradizioni religiose compiono con vantaggio del bene comune» (Francesco Botturi, Secolarizzazione e laicità, in Donati 2008, p. 319, cfr. la bibliografia citata il mese scorso).
– deve incentivare, ma non coercitivamente, alcune azioni del sesto tipo, per il loro beneficio sociale.

Gli interventi pubblici della Chiesa
Pertanto la Chiesa deve intervenire nel dibattito pubblico:
– per approvare-promuovere le leggi coercitive che rispettano le norme morali del quarto tipo (per esempio la legge che vieta il furto e quella che vieta l’omicidio);
– per disapprovare le leggi che consentono la trasgressione delle norme del quarto tipo (per esempio la legge che consente l’aborto);
– per disapprovare le leggi che comandano azioni del primo tipo (per esempio una legge che comandi di non andare a messa), azioni del secondo tipo (una legge che comandi di suicidarsi), azioni del terzo tipo (una legge che comandi di non fare beneficenza) ed azioni del quarto tipo (una legge che comandi di uccidere certe persone, per esempio gli ebrei e i non comunisti);
– per approvare leggi-provvedimenti non coercitivi incentivanti le azioni positive del primo e del quinto tipo;
– per approvare leggi-provvedimenti non coercitivi incentivanti le azioni del sesto tipo.

giovedì 29 gennaio 2015

La laicità dello Stato
(parte 1)

di Giacomo Samek Lodovici

Giacomo Samek Lodovici ha conseguito il dottorato di ricerca ed è assegnista di ricerca presso la cattedra di Filosofia morale all'Università Cattolica di Milano. Collabora a varie riviste, scientifiche e divulgative, come "Annuario di etica", "Rivista di filosofia neoscolastica", "Il Timone", "Studi cattolici".


Il concetto di laico/laicità ha assunto molteplici accezioni, talvolta viene impiegato per dire cose opposte o quasi, talvolta viene usato come un’arma per silenziare la Chiesa ed i cattolici e per relegare la religione nel privato.
Non potendo ricostruire i vari significati che ha assunto questo termine, ci limitiamo a considerarne solo alcuni.

ORIGINE DEI TERMINI E CONCEZIONI ERRONEE

Laico come non credente
Ad esempio, molti usano il termine laico per designare il non credente.
Ma questa sinonimia tra laico e non credente stravolge la storia del significato del termine. Infatti, la sua etimologia è il termine greco laos, che vuol dire popolo: già in s. Pietro (1 Pt, 2,9), ancorché non si trovi il termine “laico” è però già presente il concetto, che designa una condizione all’interno della Chiesa, quella dell’appartenente al popolo dei battezzati e dei credenti; il termine “laico” viene impiegato poco dopo da Papa Clemente I, che lo circoscrive rispetto a s. Pietro, designando colui che fa parte del popolo dei battezzati e dei credenti, ma che non ha conseguito alcuna partecipazione all’ordine sacro e non ha emesso i voti.
Alle origini dell’era cristiana, dunque, il laico è tutt’altro che il non credente.

Laico come persona razionale
Ancora, molti stabiliscono una sinonimia tra laico – nuovamente inteso come non credente – e persona razionale, ritenendo che il credente non usi la ragione. Ma anche questa sinonimia è sbagliata, per due motivi.
1. Il credente usa la ragione anche quando fa un atto di fede, perché la fede e la ragione non sono due distinte facoltà dell’uomo. Infatti, può sembrare strano, ma anche l’atto di fede è un atto della ragione, precisamente un atto della ragione credente, è un’attività conoscitiva della ragione: in effetti, affermare «io credo a ciò che tu mi dici» vuol dire «io considero vero ciò che tu mi dici». Ora, è la ragione, in sinergia con la volontà, che considera vera (dà il suo assenso) un’affermazione. In altri termini, io compio un atto di fede quando la mia ragione considera vera una cosa che qualcuno mi ha detto: un mio amico, un libro, un giornale, la Chiesa, ecc.
Così, si può distinguere un atto di conoscenza della ragione credente ed un atto di conoscenza della ragione filosofante. Compio un atto di ragionamento filosofico quando con la mia ragione acquisisco direttamente una conoscenza senza ricorrere a qualcun altro; compio un atto di fede quando con la mia ragione acquisisco vera, quando conosco e ritengo vera un’affermazione affidandomi a qualcun altro che la pronuncia.
2. La Chiesa interviene nel dibattito pubblico non già con argomenti confessionali che scaturiscono dalla Rivelazione, bensì proprio con argomenti razionali (per esempio, la Chiesa biasima le leggi abortiste sulla base di argomentazioni razionali), che dunque si sottopongono al dibattito critico. E la Chiesa chiede anche ai credenti di intervenire a loro volta nel dibattito pubblico facendo leva non già su argomenti confessionali, bensì su argomenti razionali. Quando invece la Chiesa si esprime con argomenti confessionali lo fa rivolgendosi solo ai credenti e non chiede, né a loro né allo Stato, di adottare certe iniziative o leggi sulla base di tali argomenti.
Insomma, si può anche usare l’espressione “argomenti-ragionamenti laici” come sinonimo di “argomenti-ragionamenti razionali”, ma a patto di non attribuire simultaneamente l’irrazionalità ai credenti.

Laicità come neutralità etica dello Stato
È poi erronea la rivendicazione di una laicità dello Stato che equivalga alla sua neutralità etica, perché la neutralità morale è impossibile: già solo se lo Stato vieta il furto, la tortura e l’omicidio, lo fa sulla base di una qualche concezione etica, per la quale queste pratiche sono dei mali morali.
Qualcuno può ribattere che lo Stato le vieta perché sono dannose, non perché sono dei mali morali. Tuttavia, perché non dobbiamo danneggiare gli altri? A che titolo lo Stato ce lo impedisce? Non li dobbiamo danneggiare se e perché danneggiarli è malvagio. Infatti, ci sono diversi casi in cui gli uomini si danneggiano senza malvagità e perciò con il beneplacito della legge: se un padre punisce un figlio gli fa a volte del male fisico, ma non un male morale (purché la punizione sia giusta e proporzionata) e perciò lo Stato non glielo impedisce. E, similmente, un manager che licenzia un impiegato lo danneggia con il beneplacito della legge perché l’atto del licenziamento (se è giusto) non è un male morale.

Laicità come scetticismo/relativismo
Talvolta, ancora, per laicità qualcuno intende una posizione di scetticismo e/o relativismo (soprattutto in etica), perlomeno nella sfera pubblica: afferma cioè che la verità è inconoscibile/inesistente, con ciò cadendo nell’autocontraddizione, perché con ciò stesso egli afferma la conoscibilità ed esistenza di una verità (quella secondo cui «la verità è inconoscibile/inesistente»; il che non significa che l’uomo possa conoscere tutta la verità: può coglierne solo alcuni aspetti).

UNA CORRETTA E «SANA» LAICITÁ

Piuttosto, la Chiesa cattolica promuove oggigiorno una concezione di laicità intesa come distinzione tra religione e politica, tra Chiesa e Stato.
Distinzione non significa opposizione e conflitto (come vorrebbe il laicismo), non implica il silenziamento (laicista) della religione da parte della politica: del resto, riducendo al silenzio la Chiesa si realizza una violazione del diritto alla libertà di espressione, che vale per tutti (purché non venga fatta apologia di reato) e quindi deve valere anche per la Chiesa, che deve dunque poter esprimere il suo pensiero. Tra l’altro, essa ha duemila anni di esperienza e di insegnamenti accumulati da proporre, quindi varrebbe la pena ascoltarla in modo approfondito (dubitando delle ricostruzioni giornalistiche e leggendo direttamente quanto propone).
Distinzione tra religione e politica vuol dire che:
1. i chierici non devono (salvo casi particolari) essere politici (come nelle teocrazie);
2. le norme religiose non devono tradursi in leggi dello Stato (come nelle teocrazie).
Ebbene, la laicità così intesa l’ha proposta in nuce già il vangelo: «rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio» (Lc 20,25).
Norme morali, norme religiose e leggi dello Stato
Precisiamo adesso il discorso sul rapporto tra le norme morali, le norme religiose e le leggi dello Stato. A tale riguardo possiamo distinguere (almeno) sei tipi di norme morali, correlate a sei tipi di azioni.
1) Norme valide solo per i credenti, perché accessibili solo a chi ha la fede, che vietano le azioni moralmente negative solo per i credenti («non trascurare la preghiera», «non saltare la messa domenicale», «non saltare il digiuno l’ultimo venerdì di quaresima», ecc.).
2) Norme valide per chiunque, perché accessibili con il ragionamento, che vietano le azioni moralmente negative con cui il soggetto agente non danneggia il prossimo («non compiere atti di gola», «non essere pigro»,«non suicidarti»), almeno non in modo diretto (in realtà in modo indiretto qualsiasi azione incide sugli altri e quindi danneggia/favorisce il loro bene).
3) Norme valide per chiunque, perché accessibili con il ragionamento, che vietano le azioni moralmente negative con cui il soggetto danneggia il prossimo in modo lieve («non essere avaro, quantunque tu possieda legittimamente i tuoi beni», «non dire menzogne, nemmeno quelle che danneggiano poco o per nulla gli altri», ecc.).
4) Norme valide per chiunque, perché accessibili con il ragionamento, che vietano le azioni moralmente negative che danneggiano il prossimo in modo significativo («non dire menzogne che danneggiano significativamente gli altri», «non rubare», «non torturare», «non uccidere», ecc). Queste ultime norme coincidono con le norme primarie della legge naturale.

martedì 16 dicembre 2014

Argomenti contro i Testimoni di Geova - parte II


3.        "Geova" è il nome di Dio?

In Ragioniamo facendo uso delle Scritture la STG insegna che "Geova" è la corretta pronuncia del nome di Dio, e così "sarà salvato chiunque invocherà il nome di Geova" (Rom. 10:13). Continuano, "Molti studiosi favoriscono la parola 'Signore', ma è incerto e non vi è un accordo tra di loro. D'altra parte, 'Geova' è la forma del nome che viene più facilmente riconosciuta, perché è stato utilizzato in inglese per secoli... " (p. 195).
Tuttavia, proprio Aiuto alla comprensione della Bibbia, degli stessi Testimoni di Geova, dice: "Il primo uso documentato di questa forma [Geova] risale al 13 ° secolo d.C. Raymundus Martini, un monaco spagnolo dell'ordine domenicano, la usò nel suo libro Pugeo Fidei dell’anno 1270. Gli studiosi ebrei in generale preferiscono 'Yahweh', in quanto è la pronuncia più probabile" (pp. 884-885).
Il Greco del Nuovo Testamento usa sempre la parola "Signore", e non "Geova", anche in citazioni dal Vecchio Testamento. Encyclopedia Judaica, Encyclopedia di Webster, Jewish Encyclopedia, Encyclopedia Britannica, Universal Jewish Encyclopedia e moltissimi altri sono d'accordo sul fatto che il titolo "Geova" è errato, grammaticalmente impossibile e non fu mai usato dagli ebrei.
4.        Gli esseri umani possiedono un'anima immortale?

Un altro errore commesso dai Testimoni di Geova è la loro negazione della immortalità dell'anima. La Bibbia menziona l'anima circa 200 volte, e Si vede che può avere significati molto diversi a seconda del contesto di ogni passaggio. In questo passaggio dimostreremo semplicemente che l'anima è immortale secondo la Scrittura.
Forse la più forte contraddizione con la dottrina STG si trova nella discesa di Cristo nell'Ade. In 1 Pietro 3:19, l'apostolo dice al suo pubblico come Gesù "predicò agli spiriti in prigione". Se i morti non erano a conoscenza di nulla, allora la sua predicazione sarebbe stata inutile. Nel Vecchio Testamento, il profeta Isaia parla della condizione dei morti, "Nel profondo dell’abisso si agita per te, per farsi incontro al tuo arrivo... Tutti prendono la parola per dirti.... Quanti ti vedono, ti guardano fisso… "(Is. 14: 9-11). Questi versetti indicano chiaramente che i morti sono consapevoli, e il NT racconta la stessa storia. Essere assenti dal corpo non vuol dire essere incoscienti, ma piuttosto permette a qualcuno di essere a casa con il Signore, secondo Paolo (2 Cor. 5: 8, Fil 1:23.). Il corpo è solo una tenda, o tabernacolo, che non dura (2 Cor 5,.. 1-4; 2 Pt 1,13), mentre l'uomo non è in grado di uccidere l'anima (Mt 10:28.). Infatti, le anime vivono oltre la morte dei corpi, dal momento che Giovanni vide "… Le anime di coloro che sono stati uccisi... Essi si misero a gridare a gran voce, dicendo:... E fu detto loro..." (Ap . 6: 9-11). Dato che l'anima non muore con la carne, nei cieli sono in grado di offrire le nostre preghiere a Dio (Apocalisse 5: 8), e vivere nella felicità (Ap 14,13). 
5.        L'inferno è reale o no?

La STG sostiene inoltre che la punizione eterna sia un mito e una bugia inventata da Satana. L'inferno è semplicemente la comune tomba del genere umano, e non è sicuramente una tortura di fuoco, secondo loro.
Secondo la Scrittura, se qualcuno è all’inferno, “fuoco e zolfo saranno il suo tormento…il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli” (Ap 14,11). Si tratta di un “fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli” (Mt. 25:41). Gesù parla ai suoi ascoltatori di Lazzaro e dell'uomo ricco, dove il ricco muore, ed è “tra i tormenti... vide... gridò... «soffro terribilmente in questa fiamma»” (Luca 16 : 19-31). Come ulteriore illustrazione, Gesù ha dichiarato che l'inferno è paragonabile alla Gehenna. Questa “Valle di Hinnom” si trovava a sud est di Gerusalemme, ed veniva usata come una discarica dove i rifiuti venivano bruciati in continuazione giorno e notte in un grande incendio. Gesù informa gli ascoltatori che l'inferno è così, “dove il verme non muore e il fuoco non si estingue” (Marco 9: 42-48). E il luogo in cui i malvagi sono inviati, e da questo “fuoco eterno” (Matteo 18: 8) verrà “pianto e stridore di denti” (Matteo 08:12).. Ora, se l'inferno fosse “un luogo di riposo nella speranza”, come insegna la STG, allora è strano che Gesù abbia scelto tali illustrazioni contraddittorie per decriverlo. Infine, Apocalisse 20 Chiama l’inferno una “piscina di fuoco... [Dove] saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli” –tutti quelli che non sono nel libro della vita. Quindi, se il proprio nome è nel libro della vita, si entra in cielo (Apocalisse 21:27). Se non è nel libro allora lo attende letteralmente l’inferno.

NIHIL OBSTAT: I have concluded that the materials
presented in this work are free of doctrinal or moral errors.
Bernadeane Carr, STL, Censor Librorum, August 10, 2004
IMPRIMATUR: In accord with 1983 CIC 827
permission to publish this work is hereby granted.
+Robert H. Brom, Bishop of San Diego, August 10, 2004


giovedì 11 dicembre 2014

Argomenti contro i Testimoni di Geova - parte I

da Catholic Answers
Originalmente in inglese
http://www.catholic.com/tracts/stumpers-for-the-jehovahs-witnesses

La setta chiamata i Testimoni di Geova (TdG) ha avuto inizio con Charles Taze Russell negli anni intorno al 1870. Russell è cresciuto come un presbiteriano, poi è entrato a far parte della chiesa congregazionale, ed è stato infine influenzato da insegnamenti avventisti. Per sua stessa ammiTorre di Guardia (TG), per la quale i Testimoni di Geova sono in genere noti.

ssione, ha avuto difficoltà ad accettare l'esistenza dell'inferno. È andato a cercare una  Bibbia e, man mano che i suoi studi continuavano, cominciò sistematicamente a rifiutare le principali dottrine del cristianesimo storico. Ha infine stabilito un suo proprio sistema di credenze, e nel 1879 ha iniziato a pubblicare una rivista per promuovere le sue convinzioni. Questa rivista è stata il precursore della rivista odierna

In questo testo esamineremo cinque argomenti relativi a Russell, ai TG, e alla loro organizzazione madre, la Società Torre di Guardia (STG). Noi dimostreremo che le credenze dei Testimoni di Geova non derivano dalla Scrittura, e che entrambi Russell e la STG sono completamente inaffidabili come guide spirituali.

1.        La Società Torre di Guardia è affidabile?

Nel 1910 Russell scrisse: "Se qualcuno mette da parte gli Studi della Scrittura [abbreviazione di una pubblicazione di 7 volumi della STG, intitolato Studi sulle Scritture, di seguito abbreviato in Studi], anche dopo averne usufruito, dopo aver acquisito una certa familiarità con loro, dopo averli letti per dieci anni, se li mette da parte e li ignora e si avvicina alla sola Bibbia, anche se ha capito la Bibbia per dieci anni, la nostra esperienza mostra che entro due anni cadrà nelle tenebre. D'altra parte, se avesse semplicemente letto gli Studi delle Scritture con i loro riferimenti e non avesse letto neanche una pagina della Bibbia, in quanto tale, in due anni, egli sarà nella luce» (TG Ristampe, 1910/09/15, 4685). La STG sostiene di essere portavoce affidabile di Dio alle nazioni e di essere il profeta ispirato da Dio (TG, 1972/04/01, 197) - e tuttavia le sue profezie hanno più volte dimostrato di essere false. L'unica conclusione da trarre è che la STG debba essere respinta come un falso profeta.

Tra le altre cose, la STG ha previsto quanto segue:

  • 1889 "La ‘battaglia del gran giorno di Dio onnipotente’ (Ap 16,14), che si concluderà nel 1914 d.C. ..." (Studi, Vol. 2, edizione 1908, 101).
  • 1891 "Con la fine del 1914 d.C., ciò che Dio chiama Babilonia, e ciò che gli uomini chiamano cristianità, sarà ormai passato, come già indicato dalla profezia" (Studi, Vol. 3, 153).
  • 1894 "La fine del 1914 non è la data di inizio, ma della fine del tempo dei guai" (TG ristampe, 1894/01/01, 1605 e 1677).
  • 1897 "Il nostro Signore è ora presente, dal mese di Ottobre del 1874 d.C." (Studi, Vol. 4, edizione 1897, 621).
  • 1916 "I sei grandi giorni di 1000 anni che ebbero inizio con Adamo sono finiti e che il grande 7° giorno, i 1000 anni del regno di Cristo, cominciarono nel 1873" (Studi, Vol. 2, pag. 2 di introduzione).
  • 1917 "Le Scritture… dimostrano che la Seconda Venuta del Signore si è verificata nell’autunno del 1874" (Studi, Vol. 7, 68).
  • 1918 "Pertanto, possiamo fiduciosamente aspettarci che il 1925 segnerà il ritorno di Abramo, Isacco, Giacobbe, e dei profeti fedeli di vecchi" (Milioni ora viventi non morranno mai, 89).
  • 1922 "La data del 1925 è ancora più distintamente indicata dalle Scritture che quella del 1914" (TG, 1922/09/01, 262).
  • 1923 "Il 1925 è stato definitivamente stabilito dalle Scritture. Per quanto riguarda Noè, il Cristiano ha ora molto di più su cui basare la sua fede di quanto Noè avesse su cui basare la sua fede nell’arrivo di un diluvio" (TG, 1923/04/01, 106 ).
  • 1925 "L'anno del 1925 è qui... I cristiani non dovrebbero essere così profondamente preoccupati per quello che può accadere quest'anno" (TG, 1925/01/01, 3).
  • 1931 "C'era una misura di delusione da parte dei fedeli di Geova sulla terra per quanto riguarda le date del 1914, 1918 e 1925... E hanno anche imparato a smettere di fissare date" (Vindication, 388, 389).
  • 1939 "Il disastro di Armageddon è davanti a noi" (Salvezza, 361).
  • 1941 "L’Armageddon è sicuramente vicino... Presto... Nel giro di pochi anni" (Bambini, 10).
  • 1946 "L’Armageddon... dovrebbe venire qualche tempo prima del 1972" (Hanno trovato una fede 44).
  • 1966 "Seimila anni dalla creazione dell'uomo termineranno nel 1975, e il settimo periodo di mille anni della storia dell’umanità inizierà nell'autunno del 1975 d.C." (La vita eterna nella libertà dei figli di Dio, 29).
  • 1968 "La fine dei seimila anni della storia dell’uomo nell'autunno del 1975 non è incerta, ma è accettata come una data sicura" (TG, 1968/01/01, 271).

Oltre alle false profezie, la STG ha indotto in errore i suoi membri attraverso innumerevoli cambiamenti nella dottrina e nella pratica:

"Adorare Cristo in qualsiasi forma non può essere sbagliato ..." (TG, 3-1880, 83). "È non biblico per gli adoratori del Dio vivo e vero, rendere culto al Figlio di Dio, Gesù Cristo" (TG, 1964/11/01, 671).

Gli uomini di Sodoma saranno risuscitati (TG, 7-1879, 7-8). Gli uomini di Sodoma non saranno risuscitati (TG, 1952/06/01, 338). Gli uomini di Sodoma saranno resuscitati (TG 1965/08/01, 479). Gli uomini di Sodoma non saranno resuscitati (TG 1988/06/01, 31). Gli uomini di Sodoma saranno resuscitati (Vivere per sempre, edizione passata, 179). Gli uomini di Sodoma non saranno resuscitati (Vivere per sempre, edizione successiva, 179). Gli uomini di Sodoma saranno resuscitati (Conoscenza delle Scritture, Vol. 2, 985). Gli uomini di Sodoma non saranno resuscitati (Rivelazione: Il suo grandioso culmine è vicino! 273).

"Non può esserci nulla contro la nostra coscienza per quanto riguarda l’ingresso nell'esercito" (TG, 1903/04/15, 120). Per  coscienza, i Testimoni di Geova devono rifiutare il servizio militare (TG, 1951/02/01, 73).

"Potremmo anche partecipare con il mondo civilizzato nel celebrare il grande evento [Natale]...» (TG Ristampe, 1904/12/01, 3468). "Natale e la sua musica non vengono da Geova... Qual è la loro origine?... Satana il diavolo" (TG, 1983/12/15, 7).

"Tutti in America dovrebbero avere il piacere di esporre la bandiera americana" (TG Ristampe, 1917/05/15, 6068). La bandiera è "un simbolo di idolatria" (Svegliatevi!, 9-8-71, 14).

Potremmo formare un elenco molto più a lungo di tali contraddizioni e colpi di scena dottrinali da parte della STG, ma questo basta per rimuovere qualunque motivo per cui si sarebbe potuto credere che "È attraverso le colonne della Torre di Guardia che Geova fornisce direzione e costanti consigli scritturali al suo popolo ... »(TG, 1964/05/01, 277). Se è così, chi può dire cosa verrà insegnato domani?

2.        Si può avere fiducia nella Traduzione del Nuovo Mondo?

La Traduzione del Nuovo Mondo (TNM), la versione della Bibbia propria dei Testimoni di Geova, è stata creata tra il 1950 e il 1961 in più parti, a cominciare dal Nuovo Testamento (NT). La traduzione è stata fatta da un comitato "anonimo", che ha traslitterato e alterato passaggi che erano problematici per i Testimoni di Geova precedenti. Nathan Knorr, Fred Franz, Albert Schroeder, George Gangas e Milton Henschel furono in seguito identificati come gli uomini che hanno creato il testo, che non viene utilizzato da nessun’altra setta. Franz ha studiato greco non biblico per due anni, e ha imparato da solo l'ebraico. Il resto non aveva alcuna formazione regolare in nessun linguaggio biblico. Il testo della TNM è più una traslitterazione fatta per adattare supposizioni teologiche, che una vera e propria traduzione. Questo si nota nei versetti chiave che la STG ha cambiato al fine di adattare le sue dottrine.
Per minare la divinità di Cristo in Giovanni 1:1, la TNM legge: "... La parola era un dio". Studiosi greci che non sono testimoni di Geova, lo ritengono "un errore di traduzione scioccante", "scorretto", "mostruoso" e "prova di ignoranza abissale nei principi fondamentali della grammatica greca". Inoltre, Col. 1:15-17 è stato cambiato in "... per mezzo di lui tutte le [altre] cose sono state create". Se il testo fosse lasciato come si legge nell’originale Greco, affermerebbe chiaramente che Gesù ha creato tutte le cose. Tuttavia, la STG non può permettersi di dire che qualcuno diverso da Geova abbia creato tutte le cose, così ha inserito la parola "altre" quattro volte nel testo.
Le edizioni della TNM del 1950, 1961 e 1970 hanno detto che Gesù doveva essere adorato (Eb. 1: 6), ma la STG ha cambiato la TNM in modo che le edizioni successive appoggino le sue dottrine. I traduttori ora hanno deciso di rendere la parola greca che sta per "culto" (proskuneo) come "rendere omaggio" ogni volta che viene applicata a Gesù, ma come "culto" quando si riferisce a Geova. Se i traduttori fossero coerenti, allora a Gesù verrebbe dato il culto dovuto a Dio in: Matteo 14:33, 28:9, 28:17; Luca 24:52; Giovanni 09:38 e Ebrei 1:6.
Al momento dell'ultima cena, esistevano più di tre dozzine di parole aramaiche per dire "questo significa," "rappresenta" o "significa", ma Gesù non ne ha usata nessuna nella sua dichiarazione: "Questo è il mio corpo". Dal momento che la STG nega la dottrina cattolica sull'Eucaristia, si sono presi la libertà di cambiare le parole del Signore in "Questo significa il mio corpo" in Matteo 26:26.

La TNM traduce anche la parola greca kurios ("Signore") come "Geova" decine di volte nel Nuovo Testamento (NT), nonostante il fatto che la parola "Geova" non venga mai utilizzata da alcun autore del NT. Va inoltre chiesto perché la TNM non traduce kurios come "Geova" in Romani 10: 9, 1 Corinzi 12: 3, Filippesi 2:11, 2 Tessalonicesi 2: 1, e la Rivelazione 22:21. Se la traduzione fosse coerente, allora Gesù sarebbe Geova!