sabato 22 agosto 2015

Testimonianza di Sandra Reyes Canelo


Ciao, sono Sandra. Sono stata alle Giornate di Formazione per la prima volta e non potevo non scrivere queste parole in ringraziamento a tutto ciò che avete fatto per farci vivere durante sette giorni così vicini all`amore di Dio e di Maria. Per me sono stati giorni molto arricchenti e di profondo valore, dove non solo ho imparato ad approfondire riguardo ai temi di attualità ma dove ho anche imparato ad innamorarmi maggiormente del Signore e sentirmi tanto amata da Maria. Ogni momento è stato un regalo dal cielo. E’ stato grande il vostro sacrificio per rendere possibile tutto questo: le ore di lavoro, di caldo, le incomodità, non far mancare nessun dettaglio… quanto vi ama Dio! Ho notato in ogni partecipante che Gesù era presente. Abbiamo formato una grande famiglia dove la lingua non era un ostacolo, dove la stanchezza non diventava un problema. Mi sono rimaste impresse alcune cose, principalmente vedere 160 giovani pregando all`unisono il Santo Rosario, la Santa Messa soprattutto il momento della Consacrazione dove tutti si inginocchiavano, il momento delicato dell`Adorazione e stare con Dio in ogni momento… mi richiama l`attenzione con la quale ci avete trattato e il sorriso che avete sempre perché si nota e si sente che siete anime innamorate di Lui ed è molto edificante vedere come ce lo avete trasmesso. Sono tornata a casa interiormente convertita, con voglia di lottare per chi veramente vale la pena, che è Dio.
Ringrazio Dio per tutto ciò che ho vissuto e gli chiedo di non rimanere solo con l`emozione di quanto vissuto, ma che lo metta in pratica durante tutto l`anno, giorno dopo giorno, nonostante qui non è facile come lì; ogni luogo deve continuare ad essere una Giornata di Formazione come a Tuscania.
Ancora grazie mille di tutto. Uniti nella preghiera.
Sandra. Barcellona. Spagna.

L'originale in spagnolo:
15 de agosto 2015
Hola soy Sandra.Estuve en las Jornadas de Formación por primera vez y no podía dejar de poneros estas letras en agradecimiento a todo lo que habéis hecho para que vivieramos durante siege días pegados al Amor de Dios y de María. Para mi han sido días muy enriquecedores y profundamente valiosos donde no solo he aprendido a profundizar en temas de actualidad sino donde también he aprendido a enamorarme más d Señor y sentirme tan querida por María. Cada momento ha sido un regalo del cielo.Veros como os habeis.volcado para hacer posible no tiene precio:las horas de trabajo, de calor, las incomodidades, el estar pendientes de cada detalle para que nada faltase..... cuánto os quiere el Señor! He notado en cada uno de los presentes, que Jesús estaba presente! Hemos formado una gran familia donde el idioma no era barrera, donde el cansancio no era pro lema, donde la ilusión rebosaba a raudales por cada lugar.Me quedan grabadas muchas cosinas, principalmente ver a más de 160jóvenes rezando al unísono el Santo Rosario, la Santa Misa sobretodo en el momento de la Consagración donde permaneciamos todos arrodillados, el trato delicado el la Adoración y con el Señor en todo momento...me quedo con la atención con la que nos habéis tratado y las sonrisas que siempre tenéis porque se nota y se siente que sois almas enamoradas de Él y es muy edificante ver cómo nos lo habéis transmitido a todos.He vuelto convertida interiormente, con ganas de luchar poro quien verdaderamente vale la pena que es Dios. Doy gracias a Dios por lo vivido y le pido que no me quede solo con la emoción de lo vivido sino que lo ponga en práctica a lo largo de todo el año en el día a día y aunque aquí no lo tengamos tan fácil como allí, cada uno de nuestros lugares tiene que seguir siendo una Jornada de Formación como en Tuscania. De nuevo, mil gracias por todo. Unidos en oración.Sandra.Barcelona. España.

venerdì 21 agosto 2015

In cosa consistono le Giornate di Formazione?

di Elena 

Tanto divertimento, un ambiente pieno di festa e giochi ma anche di formazione e preghiera: ingredienti di un “mix esplosivo” che rende questi giorni, una vera e propria “guida pratica” per sopravvivere e sapersi muovere nel mondo di oggi. La realtà nella quale ci troviamo infatti, richiede a noi giovani di prendere decisioni per le quali spesso non abbiamo la giusta preparazione, ci impone modelli di vita in cui non esiste verità o scopo. La sensazione che spesso ci capita di provare è quindi smarrimento e solitudine.
Credo che le Giornate di Formazione siano state istituite dalla Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato proprio perché oggi noi ragazzi, non dobbiamo sentirci abbandonati e soli di fronte alla vita ma dobbiamo avere gli strumenti necessari per essere dei buoni cristiani, per rimanere il “sale della terra”.

Alle Giornate di Formazione si vivono “due mondi ed uno solo allo stesso tempo” perché, se da una parte l’atmosfera è così festosa da sembrare un’ anticipazione del Paradiso, dall’altra si sta ben piantati a terra grazie ad una formazione rigorosa e fedele agli insegnamenti della Chiesa.
Durante questi giorni infatti, si ha la possibilità di ascoltare conferenze riguardanti tematiche attualissime e di grande interesse (solo per citarne alcune di quest’anno: Islam, Ateismo, Ideologia Gender) ma anche spiegazioni sulla nostra fede. Tutto ciò al fine di formare un “cristiano responsabile” e con le mani ferme sul timone della realtà che lo circonda. 

Alle Giornate si sperimentano quindi “due mondi ed uno solo” perché chi partecipa vive e diventa testimone di due realtà (il divertimento e la formazione cattolica) che normalmente vengono considerati come assolutamente incompatibili e che invece in quei giorni, si fondono in una sola cosa.
Mi sembra di poter dire che chi partecipa alle giornate ha l’occasione di vedere con una chiarezza spiazzante, l’idea di umanità che aveva Dio al momento della creazione, ciò che dovrebbe essere la vita di un vero cristiano nella società: gioia, condivisione, impegno e fede. 

Le Giornate quindi, sono una via per crescere, per diventare uomini e donne, veri cristiani alla presenza di Dio e di Maria S.S e del mondo.




mercoledì 13 maggio 2015

Marcia per la Vita 2015: risposta di un pro-life all’articolo de “Il Fatto Quotidiano”




di Stefano Principe

Il 10 Maggio 2015 compare sul blog de “Il Fatto Quotidiano” un articolo sulla Marcia per la Vita, tenutasi lo stesso giorno a Roma[1]. L’articolo è un interessante compendio di tutti gli argomenti che i pro-choice da anni usano per giustificare l’aborto e le leggi che lo consentono (in Italia la legge 194 del 1978).
Può essere utile allora tentare di rispondere a queste varie obiezioni. Ci proviamo.


Chi è il protagonista dell’aborto?


Embrione di 5-6 settimane


L’autore difende la legge 194 che dà la possibilità alle donne di ricorrere all’aborto «in strutture pubbliche in modo tale che […] non corrano pericoli per la loro salute. […] La legge 194 è stata pensata per impedire che una scelta difficile della vita di una donna si trasformi da dramma in tragedia». Sembrerebbe tutto molto sensato ma, come di solito accade, alla base degli argomenti in difesa della legge 194, vi è una dimenticanza che è invece sostanziale: si dimentica chi è il vero protagonista dell’aborto. Per i pro-choice, il protagonista è la donna, il fatto che il corpo è suo e dunque decide lei cosa farne. Certo, il corpo è della donna. Il problema, è che il corpo presente nel corpo della donna, non è il corpo della donna. Ci si dimentica di quel corpo, il vero protagonista dell’aborto: lo zigote, l’embrione, il feto, il bambino. Tutta la questione dell’aborto si può ridurre, a mio parere, ad una semplice domanda: lo zigote, la prima cellula che si viene a formare al momento del concepimento, è già un essere umano? Se è già un essere umano a tutti gli effetti, allora l’aborto non può essere mai concesso, perché significherebbe dare la possibilità ad una donna di uccidere un altro essere umano, per giunta innocente e indifeso, per giunta suo figlio. E lo Stato non può permettere ad una donna di uccidere suo figlio, semplicemente perché lo Stato non può legalizzare l’omicidio. Chi ci può dire se lo zigote sia già un essere umano?
-       Ce lo dice la scienza in maniera molto chiara. Citiamo solo, per mancanza di spazio, le parole di Maureen L. Condic, professore associato di neurobiologia e anatomia alla University of Utah School of Medicine di Salt Lake. Nella sua trattazione scientifica del tema dell’aborto dal titolo, “When does human life begin? A scientific perspective”(reperibile gratis, vedi nota)[2], afferma: «prove scientifiche supportano la conclusione che uno zigote è un organismo umano e che la vita di un nuovo essere umano comincia in un istante ben definito: il “momento del concepimento”».
-       Ce lo dicono i medici italiani che, secondo la Relazione Ministeriale sull’attuazione della legge 194[3] del 2012, si rifiutano in massa di compiere aborti: circa il 70% dei medici italiani, nel 2012, si rifiutava di praticare aborti e ci sono regioni in cui si supera l’80%. I medici vengono pagati per praticare aborti: dunque se l’aborto è come un’operazione di appendicite, perché fare obiezione di coscienza, se vieni pure pagato per farlo?
Il Dottor Bernard Nathanson
-       Tra i medici stranieri, ricordiamo la potente storia del dottor Bernard Nathanson[4], fondatore del movimento abortista degli USA negli anni ’70. Dopo aver praticato 75000 aborti e dopo essere stato direttore della più grande clinica per aborti degli USA, diventa strenuo pro-life dopo aver visto l’ecografia di un aborto (il video “Il grido silenzioso”)[5]. Perché questo ginecologo fece una scelta così radicale? Perché, dopo aver dedicato parte della sua vita a legalizzare l’aborto e dopo aver fatto soldi a camionate grazie all’aborto, perché dedica i suoi ultimi 40 anni a battersi «per una penalizzazione definitiva e irrevocabile dell’aborto»?
-        Ce lo dicono persino pro-choice del calibro di Faye Wattleton, ex-presidente della Planned Parenthood, la più potente organizzazione abortista degli USA, che nel 1997 ha affermato che «qualsiasi pretesa di dire che l’aborto non uccide è sempre un segno di una nostra ambivalenza. L’aborto uccide il feto». Ma anche in Italia, la giornalista Monica Ricci Sargentini, a Febbraio 2015, sul blog la 27ORA[6], ha riconosciuto che «le ecografie, ormai ultraprecise, ci hanno mostrato che l’embrione non è certo solo un grumo di cellule» e che l’aborto è un «atto orribile».

Se la scienza, i medici e persino chi è favorevole all’aborto, tutti, ci dicono che l’aborto è un omicidio: possiamo permetterci di avere ancora dei dubbi? E se l’aborto è un omicidio, davvero lo Stato può permetterlo? Se l’aborto è l’eliminazione di un essere umano innocente e indifeso, può esistere un motivo tanto grave da legittimarlo? Davvero alla donna deve essere concessa la possibilità di eliminare suo figlio? La legge 194 non impedisce che l’aborto «si trasformi da dramma in tragedia», ma rende lecita una tragedia e da 40 anni genera una ferita grande e profonda nelle nostre donne e nella nostra società.


Aborto clandestino: un argomento illogico


L’autore difende la 194 anche perché nata per estirpare «la piaga dell’aborto clandestino». Ma ogni azione illegale avviene, per definizione, in maniera clandestina. Dunque, l’aborto era clandestino, gli omicidi oggi avvengono in maniera clandestina, i furti avvengono in maniera clandestina. Facciamo un esempio: consideriamo la rapina. Tutti riconosciamo che la rapina è sbagliata ed è un male che va eliminato dalla nostra società. Ma, dato che non potremo mai eliminare del tutto le rapine, conviene legalizzarle, così da evitare che i ladri, nel compierli, si possano fare del male e possano far del male ad altri. Questo ragionamento, che a tutti sembrerà naturalmente assurdo, diventa improvvisamente sensato per l’aborto: «se la legge 194 venisse abrogata non verrebbe cancellato l’aborto, ma solo la possibilità di ricorrervi in strutture pubbliche in modo tale che le donne non corrano pericoli per la loro salute», si afferma nell’articolo del Fatto. Cioè: non possiamo eliminare l’aborto, quindi tanto vale legalizzarlo per evitare che le donne possano farsi del male. Ma se l’aborto è un omicidio, e abbiamo visto che lo è, non possiamo permettere che una donna commetta un omicidio in maniera pulita, legale, sicura e gratuita, per evitare che si faccia del male nel compierlo. Come se non bastasse, l’aborto legale provoca gravi conseguenze alle donne, come sottolineato dalla psicologa e psicoterapeuta Cinzia Baccaglini nel suo libretto 50 domande e risposte sul post-aborto[7].

Contraccezione implica meno aborti?

L’autore prosegue: «Basterebbe infatti una maggiore coscienza per evitare gravidanze indesiderate: l’uso del preservativo, l’educazione sessuale a partire dai luoghi di formazione, ecc.». Ora, io non sono un esperto di sociologia, ma è sufficiente citare qualche studio condotto su nazioni come Gran Bretagna e Spagna[8] in cui si scopre che non vi è alcuna correlazione tra aumento della contraccezione e riduzione dell’aborto, almeno per ammettere che la questione non può essere liquidata semplicemente dicendo che «il numero degli aborti calerebbe sensibilmente» diffondendo contraccettivi: affermazione che sembra basarsi su una qualche certezza scientifica di fondo, che di fatto non c’è. Più contraccezione non implica meno aborti, perché la contraccezione non è infallibile, come invece ci si ostina a propagandare in maniera del tutto antiscientifica. Un ex dirigente medico della Planned Parenthood ammise che «ogni anno avvengono più di tre milioni di gravidanze non pianificate in America; due terzi di queste sono dovute al fallimento del contraccettivo»[9]. Allora, se si fa credere ai giovani che, usando i contraccettivi, di sicuro non si avranno gravidanze indesiderate, e che quindi possono fare sesso come, quando, dove e perché vogliono, ovviamente si avrà un incremento dei rapporti sessuali, quindi un aumento delle gravidanze indesiderate e quindi alla fine un incremento degli aborti. Questo ragionamento è supportato anche da alcuni studi: la contraccezione è una causa dell’aumento degli aborti[10].



La red harring fallacy


L’articolo prosegue cadendo nella red harring fallacy, un errore logico che consiste in questo: tentare di invalidare gli argomenti di chi è contro l’aborto, denigrando chi è contro l’aborto. Vorrei semplicemente ricordare che, tra le decine di migliaia di persone che hanno partecipato alla Marcia per la Vita, ci sono tantissimi volontari che aiutano realmente, concretamente le donne a portare avanti una gravidanza e a sostenerne le spese (e nessuna donna si è mai pentita di aver scelto di partorire, mentre moltissime si pentono di aver abortito). Ma, se anche fossimo tutti delle persone spregevoli, questo non intaccherebbe per nulla tutti i nostri argomenti a favore del fatto che l’aborto è un omicidio. Ecco perché si chiama “fallacy”.


La straw man fallacy


Altro errore logico, questa volta una straw man fallacy: «questa gente ha come slogan “per la vita, senza compromessi”. Ma, a ben vedere, sono gli stessi che vorrebbero che i bimbi e le bimbe delle famiglie arcobaleno non nascessero». L’errore qui sta nel fatto che viene data una interpretazione errata del pensiero di chi ha partecipato alla Marcia per la Vita, nel tentativo di far perdere di credibilità le loro posizioni. In realtà, nessuno vuole che i bambini delle “famiglie arcobaleno” non nascano: piuttosto, vogliamo che i bambini non nascano nelle famiglie arcobaleno. E anche se nascessero mediante pratiche orribili quali l’utero in affitto, di sicuro nessuno di noi vorrebbe che quel bambino venisse abortito. Mentre l’autore ritiene che «la genitorialità non è un fatto meramente biologico», la scienza afferma ben altro: ognuno di noi nasce da un padre e una madre. Ogni essere umano nasce da un padre e una madre e ha quindi diritto a crescere con il suo padre biologico e con la sua madre biologica. Con le parole di Katy Faust, una donna cresciuta con due donne (vi invito a leggere la lettera completa): «[…] Tutto ciò non riguarda il fatto essere contro qualcuno. Riguarda quello che sostengo. Io sostengo i bambini! Voglio che tutti i bambini abbiano l'amore della propria madre e del proprio padre. Sei figli adulti di genitori omosessuali vogliono opporsi alla furia della lobby gay […] Siamo solo la punta dell'iceberg dei figli che attualmente vengono cresciuti in famiglie omosessuali. Quando diventeranno adulti, molti si chiederanno perché la separazione da un genitore che per loro è stata di una gravità fondamentale sia stata celebrata come un “trionfo dei diritti civili”, e si volgeranno a questa generazione per avere una risposta. Cosa dovremo dire loro?»[11].

In conclusione: nessuno di quelli che ha partecipato alla Marcia per la Vita è contro nessuno. Nessuno di noi può giudicare una persona, ma tutti noi abbiamo il dovere di giudicare un’azione sbagliata. E dobbiamo lottare ed essere disposti a qualunque cosa pur di risvegliare le coscienze. Ognuno di noi si impegni a lavorare per la vita, quotidianamente, nella propria realtà. La Marcia per la Vita 2016 sarà un’occasione per sostenerci a vicenda e infonderci coraggio.
 


[4] Bernard Nathanson, Aborting America, Edizioni Amici per la Vita, Milano 2010.
[5] Il Grido silenzioso, video del dottor Bernard Nathanson, www.youtube.com/watch?v=2gbKE86_xro
[8]Cfr. «Contraception» 2011; 83(1):82-7; Cfr. Sexually Transmitted Infections» 2002; 78 (5):352-356; Cfr. «Journal of Health Economics» 2002; 21(2):207-25 www.giulianoguzzo.com/2013/09/06/perche-la-contraccezione-non-riduce-semmai-aumenta-gli-aborti
[9] Dr. Louise Tyrer, Letter to the Editor, Wall Street Journal, 26 April 1991, Cfr. www.chastityproject.com/qa/abstinence-fine-dont-think-schools-teach-condoms-going-sexually-active/
[10] Cfr. «Working Paper, Duke University Department of Economics» 2008: 1-38 at 31; Cfr. Guttmacher Institute 2008, Facts on Induced Abortion in the United States; Cfr. www.giulianoguzzo.com/2013/09/06/perche-la-contraccezione-non-riduce-semmai-aumenta-gli-aborti
[11] www.thepublicdiscourse.com/2015/02/14370/ Dear Justice Kennedy: An Open Letter from the Child of a Loving Gay Parent, di Katy Faust.







venerdì 3 aprile 2015

E’ sbagliato credere nell’oroscopo o nell’astrologia?



Cosa dice la Chiesa riguardo al consulto e alla credenza negli oroscopi? E in generale, che giudizio merita l’astrologia?

E’ preoccupante l’estensione di questo fenomeno ai nostri giorni. Quasi non esiste quotidiano o rivista che non includa tra le sue pagine, quella dedicata all’oroscopo; in alcuni paesi ci sono canali televisivi dedicati esclusivamente a temi astrologici ed esoterici, e lo stesso avviene per la radio o nelle pagine web. La letteratura sul tema è abbondante. In più, al giorno d’oggi gli astrologi si presentano come “professori”, “laureati in scienze occulte”, “specialisti in scienze parapsicologiche”. L’esperienza ci insegna che gran parte dei nostri contemporanei, quando non consultano i rispettivi oroscopi convinti della loro esattezza, almeno lo fanno concedendo loro il privilegio del dubbio: “non è che credo nell’oroscopo, però nel caso avessi dei dubbi…”. Alcuni, guidati da un certo fatalismo superstizioso, pensano che rimanere totalmente increduli di fronte alle predizioni dell’oroscopo possa, inoltre, portare loro sfortuna. Infatti rimane in loro un minimo di consolazione quando leggono cose del tipo: sta per iniziare per te una nuova fase di vita; presto troverai le risposte tanto cercate; dieci punti in salute; i rosei influssi dell’amore non sono riusciti a calmare il tuo fuoco combattivo; come ogni felino hai sette vite e lotterai valorosamente; cogli l’occasione, soprattutto finanziaria, le relazioni con amici e parenti sono molto buone; eccetera.
Gli uomini, per vivere, hanno bisogno di speranza, e quando perdono quella che nasce dalla vera fede, sono disposti a credere al primo che promette loro un futuro prospero. Mundus vult decipi, il mondo vuole essere ingannato, dice un antico proverbio.

Cosa possiamo dire, dunque, di questo fenomeno?

L’oroscopo è una variante dell’antica astrologia, non dell’astrologia naturale, che è madre dell’astronomia attuale, ma dell’astrologia giudiziaria, che si occupava di scoprire l’influenza degli astri sul destino degli uomini e delle cose. In tal senso, bisogna collocarlo all’interno del fenomeno più ampio delle “arti divinatorie”, posto che, come indica il suo stesso nome (oros – scopeo, esaminare le ore), l’oroscopo designava all’origine l’osservazione, che facevano gli astrologi, dello stato in cui il cielo si trovava al momento della nascita di un uomo pretendendo con essa di divinare i futuri successi della sua vita.


P. Miguel Angel Fuentes, IVE
Traduzione: Alessandro Ferrara

domenica 8 marzo 2015

E’ sbagliato praticare lo Yoga?

                Ho bisogno di sapere quale grado di pericolosità ha per un cristiano la pratica dello Yoga. In cosa può compromettermi dall’essere cristiano? Lei sa che questa pratica si offre liberamente in parrocchie, scuole, etc. Ed inoltre sono raccomandate da sacerdoti cattolici (per esempio, Padre Antony de Mello e Padre Ignazio Larrañaga), che promuovono esercizi di Yoga per entrare in preghiera con Dio? Cosa mi può consigliare?
                La saluto in Cristo Gesù.


Stimato amico:

                Certo che sono cosciente della diffusione della pratica dello yoga in ambienti cattolici. Anche se ho comunque serie riserve al riguardo. Di seguito le spiegherò il perché.

1. Cos’è lo Yoga


                Nel pensiero tradizionale indù lo yoga è un insieme di tecniche di ascesi e metodi di meditazione per raggiungere l’unione con la divinità o col divino; può anche descriversi come un insieme di tecniche ed esercizi di ascetismo e dominio di se, che comprende dagli esercizi e metodi fisici, ginnastici, corporali, respiratori, etc., più o meno naturali, fino a complicate pratiche e procedimenti di concentrazione mentale o meditazione, posture, etc.; tutto questo mescolato con idee filosofico-religiose proprie dell’induismo, con la pretesa di giungere ad una mistica o unione col divino. Ci sono varie forme di yoga: la classica (esposto da Patagnjali), la buddista, la jaina. Nel suo aspetto tecnico ha bisogno di un’iniziazione, quindi non si può apprendere da soli, ma si deve avere un maestro, un guru[1].

                «Le tecniche dello yoga consistono nel sopprimere gli stati di coscienza, calmare le vibrazioni mentali e rimpiazzarle con un’esperienza intuitiva, extra-razionale»[2].
                Per questo, lo yoga deve passare attraverso otto tappe che segnalo perché sono importanti per fare un giudizio morale[3]:
                1º Il freno di se stessi (yama), che implica la disciplina delle emozioni e delle passioni, un vivere semplice, laborioso, onesto, morigerato, etc.
                2º Il freno della mente (niyama), ottenuto attraverso un opportuno regime di lavaggi interni, cercando la purificazione fisica (senza questo non potrebbe sopportare i difficili esercizi degli stadi seguenti).
                3º Le posture ed attitudini (âsana e mudrâ) che sono molto numerose (alcune conosciute come quella «del loto», nella quale si è soliti raffigurare Budda; quella «dell’albero», nella quale ci si sostiene con un solo piede, avendo l’altro appoggiato con la pianta sull’interiore della coscia; quella «del sostenersi sulla testa»; etc.). Molti credono erroneamente che tutto lo yoga si reduce a questo, cioè, fanno di esso un metodo di ginnastica.
                4º Gli esercizi di respirazione (prânâyâma) con le loro tre tappe (inspirazione, respirazione e arresto del respiro per un tempo determinato).
                5º l’astrarre i sensi dal mondo esteriore (pratyâhâra).
                6º La concentrazione della mente (dhâranâ) che permettono di mantenere la mente fissa su di un determinato argomento, senza possibilità di distrazione.
                7º Controllo della volontà (dhyâna). E’ uno stato di totale alienamento da ogni sensazione, di calma interiore senza alcun pensiero.
                8º L’estasi (samâdhi) o isolamento del vero Io dagli illusori veli dell’apparenza (mâyâ). Punta alla conoscenza del vero Io mediante l’estinzione dell’individualità attraverso una straordinaria concentrazione di pensiero.
                Si è soliti dire che queste tappe sono accompagnate da poteri straordinari e da conoscenze sovrumane che corrisponderebbero al contatto dello yogui con la «Verità»; o almeno si possono manifestare poteri telepatici o fenomeni simili.

2. Problemi medici

                Come si vede per quello che è stato detto prima lo Yoga mescola principi dell’ordine filosofico e religioso con elementi fisici (posture, metodi di rilassamento, di concentrazione, etc.). E’ possibile separare la metodologia di autodominio corporale dai suoi principi filosofici? In una certa misura è innegabile. Supponendo che una persona usa lo yoga solo come esercizio fisico e di meditazione, può questo comprometterlo? Come scriveva Carlo Rizzo (che è stato docente nella cattedra di Malattie Nervose e Mentali all’Università di Roma negli anni sessanta) per realizzare adeguatamente il metodo fisico che lo yoga insegna nei suoi primi stadi è necessario essere giovane ed inoltre essere esenti da malattie cardio-respiratorie o pleuro-polmonari, altrimenti alcuni esercizi non potranno essere compiuti con la necessaria intensità e perseveranza, risultando dannosi per l’organismo dell’apprendista. Ma, soprattutto, questo medico aveva importanti riserve dal punto di vista psichiatrico rispetto agli ultimi stadi yogici, per quanto tali esperimenti di autodominio avrebbero potuto favorire – in individui giovani, immaturi o costituzionalmente provvisti di un sistema nervoso poco solido – la comparsa di manifestazioni psicopatologiche (di tipo isterico o psicastenico)[4].
                In quanto a coloro che si limitano ad usare dello yoga quello che si prescrive per la terza o quarta tappa, si deve solo dire che si tratta di un comportamento superficiale che non può essere considerato propriamente yoga.

3. Problemi filosofici e teologici

                Si devono segnalare alcuni dubbi totalmente giustificati imposti dall’uso dello yoga da parte di un cristiano.

                1) Innanzitutto, «nelle idee e tecniche dello yoga nelle sue varie scuole e forme, insieme a elementi naturali (affermazioni o pratiche che possono essere utili per il dominio di sé o per la preghiera), si trovano elementi che difficilmente si possono considerare validi, neanche naturalmente (per esempio, la tendenza al panteismo, la dissoluzione della persona e dell’attività personale come meta ideale della “mistica”, spiegazioni confuse ed equivoche sulla natura umana e sulle sue relazioni con il resto della realtà, sottovalutazione di aspetti di questo mondo, etc.)»[5].
                E’ certo che si possono separare gli esercizi fisici e psichici dello yoga dalle idee di fondo del pensiero yoga. Ma questo non è sempre facile da fare, e si deve specialmente avere in conto che la maggioranza degli autori che divulgano le pratiche di yoga partecipano anche alle idee erronee che vi stanno sotto.

                2) Se non è immorale, è almeno senza dubbio molto pericoloso ricorrere alla tecnica yoga per acquisire (credendo di conseguire in questo modo) qualche potere mentale come la telepatia o alcuni dei fenomeni relazionati. Questo è giocare col fuoco ed esporsi allo svegliare qualche tendenza isterica o paranoica.

                3) Che dire dell’uso delle tecniche di yoga come aiuti per la preghiera cristiana? Mi sembra che il possibile uso erroneo di queste tecniche (come di qualsiasi altra ispirata dalle mode orientalizzanti) rimane sufficientemente avvertita nella Lettera della Congregazione per la Dottrina la Fede, riguardo a «alcuni aspetti della meditazione cristiana». Questo documento risponde al valore che possano avere  per i cristiani forme di meditazione o metodi orientali. In una nota chiarisce che «Con l’espressione “metodi orientali” s’intendono i metodi ispirati nell’Induismo e Buddismo, come lo “Zen”, la “meditazione trascendentale” o lo “Yoga”. Si tratta, quindi, di metodi di meditazione dell’Estremo Oriente non cristiani che, non poche volte oggi giorno, sono utilizzati anche da alcuni cristiani nella loro meditazione»[6].


                Tra le altre cose, il Documento ripassa brevemente la storia dei metodi erronei di preghiera che dai primi secoli cercano di prendere piede nella spiritualità cristiana[7]: «Già nei primi secoli s’insinuarono nella Chiesa modi erronei di preghiera, dei quali si trovano tracce in alcuni testi del Nuovo Testamento (cfr. 1 Gv 4, 3; 1 Tm 1, 3-7 y 4, 3-4). Poco dopo, appaiono due deviazioni fondamentali delle quali si occuparono i Padri della Chiesa: la pseudo-gnosi ed il mesalianesimo. Da questa primitiva esperienza cristiana e dall’atteggiamento dei Padri si può imparare molto per affrontare la problematica contemporanea».
                Per prima menziona la gnosi spuria: «Contro la deviazione della pseudo-gnosi[8], i Padri affermano che la materia è stata creata da Dio e, come tale, non è cattiva. Inoltre sostengono che la grazia, il cui principio è sempre lo Spirito Santo, non è un bene proprio dell’anima, ma deve implorarsi a Dio come dono. Per questo, l’illuminazione o conoscenza superiore dello Spirito –«gnosi»– non rende superflua la fede cristiana. Infine, per i Padri, il segno autentico di una conoscenza superiore, frutto della preghiera, è sempre l’amore cristiano».
                La seconda deviazione è il mesalianesimo: «I falsi cristiani del secolo IV identificavano la grazia dello Spirito Santo con l’esperienza psicologica della sua presenza nell’anima. Contro di essi i Padri hanno insistito che l’unione dell’anima che prega Dio ha luogo nel mistero; in particolare, per mezzo dei sacramenti della Chiesa. Questa unione si può realizzare anche attraverso esperienze di afflizione e perfino di desolazione. Contrariamente all’opinione dei messaliani, queste non sono necessariamente un segno dell’abbandono dell’anima da parte dello Spirito. Come sempre hanno riconosciuto i maestri spirituali, possono essere al contrario una partecipazione autentica dello stato di abbandono di Nostro Signore nella Croce, il quale rimane sempre come Modello e Mediatore della preghiera».
                Oggi nuovamente riappaiono: «Forme erronee, che risorgono sporadicamente lungo la storia a margine della preghiera della Chiesa, sembrano oggi impressionare nuovamente molti cristiani, che si dedicano ad esse come rimedio –psicologico o spirituale– e come rapido procedimento per trovare Dio».

                Guardando, quindi, l’espansione della moda orientalista nei nostri giorni, continua: «Con l’attuale diffusione dei metodi orientali di meditazione nel mondo cristiano e nelle comunità ecclesiastiche, ci troviamo di fronte ad un acuto rinnovamento del tentativo, non esente da rischi ed errori, di fondere la meditazione cristiana con quella non cristiana. Le proposte in questo senso sono numerose e più o meno radicali: alcune utilizzano metodi orientali con l’unico fine di raggiungere la preparazione psicofisica per una contemplazione realmente cristiana; altre vanno più in là e cercano di originare, con diverse tecniche, esperienze spirituali analoghe a quelle che si menzionano negli scritti di certi mistici cattolici; altre addirittura non hanno paura di collocare quell’assoluto senza immagini e concetti, proprio della teoria buddista, nello stesso piano della maestà di Dio, rivelata in Cristo, che si eleva in cima alla realtà finita. Per il fine, si servono di una «teologia negativa» che supera qualsiasi affermazione che abbia qualche contenuto su Dio, negando che le cose del mondo possano essere un segno che rimando all’infinitezza di Dio. Per questo, propongono di abbandonare non solo la meditazione delle opere salvifiche che il Dio dell’Antica e Nuova Alleanza ha realizzato nella storia, ma anche della stessa idea di Dio, Uno e Trino, che è Amore, in favore di un’immersione «nell’abisso indeterminato della divinità». Queste proposte o altre analoghe di armonizzazione tra meditazione cristiana e tecniche orientali dovranno essere continuamente vagliate con un attento discernimento di contenuti e di metodo, per evitare la caduta in un pericoloso sincretismo».

                Purtroppo molti autori cattolici sono rimasti affascinati dalla moda orientale e pretendendo di utilizzare solo la metodologia orientale hanno finito con l’assimilare anche i loro principi filosofici erronei. Un esempio sufficiente è il gesuita Anthony de Mello, la cui opera è stata oggetto di una «Notificazione della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede», datata 24 giugno 1998. Quest’autore, dice il suddetto documento «sostituisce la rivelazione avvenuta in Cristo con un’intenzione di Dio senza forma né immagini, fino a giungere di parlare di Dio come di un puro vuoto». La Congregazione per la Dottrina della Fede ha segnalato che queste «posizioni... sono incompatibili con la fede cattolica e possono causare un grave danno».

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                Che dire a chi si considera capace di astrarre i meccanismi fisici di rilassamento e concentrazione da tutto l’insieme di elementi equivoci filosofici, religiosi e morali che sono dietro l’autentico yoga, in ordine ad usarli solamente come aiuti del suo metodo di studio o di preghiera? Si deve dir loro che la morale non può mettere più obiezioni che quelle sopra indicate; ma l’esperienza dimostra che, in pratica, quelli che sono capaci di non rimanere invischiati nel pensiero pseudo-orientalista sono meno di quelli che si avventurano in esso.

Bibliografia per approfondire:
                Delahoutre, Michel, Yoga, in: Diccionario de las religiones, Herder, Barcelona 1987, 1845-1847.
                Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera su alcuni aspetti della meditazione cristiana, 1989.
                Roger Rivière, J., Yoga, G.E.R., tomo 23, 802-803.
                Rizzo, Carlo, El Yoga, en: AA.VV., Cien problemas de conciencia, Diffusione, Buenos Aires 1962 (ha importanti osservazioni mediche).


Autore: P. Miguel Angel Fuentes, IVE
Traduzione: Nicola Vincentini


[1] Cf. J. Roger Rivière, Yoga, nella Grande Enciclopedia Rialp, t. 23, pp. 802-803.
[2] Cf. J. Roger Rivière, p. 803.
[3] Cf. Carlo Rizzo, El Yoga, en: AA.VV., Cien problemas de conciencia, Diffusione, Bs.As. 1962, pp. 305-317.
[4] Cf. Carlo Rizzo, loc. cit., pp. 313-314.
[5] Cf. J. Roger Rivière, p. 802.
[6] Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera su alcuni aspetti della meditazione cristiana, 1989, Introduzione, nota 1.
[7] Ibid., n. 8-12;
[8] La pseudo-gnosi considerava la materia come qualcosa di impuro, degradato, che avvolgeva l’anima in un’ignoranza dalla quale doveva liberarsi attraverso la preghiera; in questo modo, l’anima si elevava alla vera conoscenza superiore e, pertanto, alla purezza. Certamente, non tutti potranno raggiungerla, ma solo gli uomini veramente spirituali; per i semplici credenti bastavano la fede e l’osservanza dei comandamenti di Cristo.