lunedì 1 luglio 2013

La distruzione della vita: l’aborto
(Parte I)





L’aborto è una delle tragedie più grandi e scandalose del nostro secolo. Secondo calcoli “modesti”, si realizzano più di 60 milioni di aborti chirurgici all’anno, ai quali bisogna sommare i circa 500 milioni calcolati nelle donne che fanno uso di dispositivi intrauterini e pillole abortive. Contando solamente gli aborti chirurgici, si realizzano nel mondo quasi 2 aborti al secondo. È un bagno di sangue per il quale sta passando la nostra civiltà e che invoca il cielo.



Quando inizia la vita umana?

Alla luce del senso comune, della scienza e della fede si può dimostrare che la vita umana incomincia nel momento del concepimento.


“Dal medesimo istante della fecondazione, dal momento in cui la cellula femminile riceve tutta l’informazione che contiene lo spermatozoo, esiste un’ essere umano” (Prof. Jerome Lejeune, Cattedratico di genetica della Sorbona, Parigi).

Questa prima cellula, risultato del concepimento, è già un essere umano. Continua il prof. Lejeune: “L’ovulo fecondato possiede i 46 cromosomi, propri della specie umana. Accettare che dopo il concepimento un nuovo essere umano ha iniziato ad esistere, non è una questione di gusto o opinione, ma un’evidenza sperimentale” poi continua, dicendo: “Se l’embrione non è dal primo momento un membro della nostra specie, non arriverebbe ad esserlo mai”.

Altri testimoni scientifici: Nella fecondazione “i gameti paterno e materno si incontrano, si attivano mutuamente e fondono il materiale genetico che ognuno porta e si “accende” una nuova vita. Nel momento in cui l'ovulo è fecondato  distribuisce in maniera asimmetrica i componenti che contiene, in modo tale che smette di essere una semplice cellula e si converte nel corpo del figlio, nel suo stato più semplice, lo zigote. L’apparizione di uno zigote è la prova della fine del processo di fecondazione e si è concepito un nuovo essere umano. Tutto il nuovo essere è qui con le caratteristiche e potenzialità proprie di chi inizia il suo primo giorno di vita.” (Natalia Lopez Moratalla, cattedratica di Biologia).

Biologicamente non c’è differenza tra uccidere un embrione umano di 24 ore o un bambino di 24 mesi. «L’ uomo intero si trova già nell’ovulo dal momento in cui viene fecondato: tutto l’uomo con le sue potenzialità”(Jean Rostand, biologo francese).

Questo significa che il nuovo essere generato è una persona dal momento del concepimento, e quindi ha tutti i suoi diritti umani, il primo dei quali è il diritto alla vita. Il codice genetico contiene le caratteristiche individuali del nuovo essere. Tutto quello che ogni individuo umano possiede in quanto essere unico, singolare e irripetibile, è già presente nel suo codice genetico. La persona umana nello stato di embrione si trova già con tutte le sue potenzialità, che si svilupperanno durante il suo percorso esistenziale.

La ragione ci dice che l’eliminazione di un embrione fecondato è illecita anche se avessimo dei dubbi sulla presenza di vita umana in una realtà così piccola. Se mi danno un pacchetto dicendomi di gettarlo nel mare poiché dentro c’è un gatto morto, però io sospetto che ci sia un bambino vivo, non posso buttarlo prima di sciogliere il mio dubbio. Se lo faccio senza essere sicuro che in realtà dentro non ci sia un bambino vivo, e dovesse venir fuori che dentro c’è un bambino, sono responsabile di un omicidio.

Nella Sacra Scrittura troviamo come Dio ci ama sin dal momento del nostro concepimento: Il Signore mi ha chiamato fin dal seno materno, ha pronunciato il mio nome fin dal grembo di mia madre (Isaia 49:1). Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre (Sal 139, 13).




Fonti: P.Miguel Angel Fuentes, "Maschio e femmina li creò", EDIVI, 2012.
P. Jorge Loring, "Para Salvarte", JL Ediciones Católicas (traduzione dei testi presi dal libro: Tullia Trevisan)

venerdì 28 giugno 2013


Difendendo la verità nelle aule



Elena ci scrive raccontandoci come le I Giornate di Formazione alle quali ha partecipato le sono state di aiuto per capire gli errori ideologici che si insegnano spesso nelle università e a far fronte ad essi.  


A 2 mesi dalle Giornate per Universitari ci sono stati nell’ ambito delle lezioni che sto seguendo all’ università dei concetti che per la prima volta nella mia vita riesco a vedere nella loro interezza, con oggettività. Sono una ragazza di 23 anni, studio giurisprudenza e, mai fino a quest’anno mi ero accorta di quanti messaggi falsi, e sbagliati nell’ ambiente universitario vengono veicolati verso gli studenti. Ho fatto un po’ una selezione di alcuni argomenti che mi hanno molto colpito.

Questo semestre ho scelto di frequentare un corso di criminologia perché avevo sempre pensato, almeno fino ad ora che il diritto penale fosse quella branca del diritto più interessata a proteggere i valori dell’uomo, fosse in qualche modo un baluardo reale  dello stato a difesa dell’individuo. Mi sbagliavo. 

NON POSSONO FARSI DELLE POLITICHE SOCIALI E DI PREVENZIONE DELLA CRIMINALITÀ SENZA UN RIFERIMENTO A DIO

Sono rimasta quindi molto sorpresa ascoltando alcune affermazioni della mia professoressa ve le riporto:

La prof, un tipetto particolare con degli occhi indagatori coperti quasi del tutto da un paio di grossi occhiali, ci dice: “ragazzi, la criminologia è la materia che studia quali condotte criminali punire e perché, in modo da aiutare il governo nell’indirizzo delle condotte dei cittadini. Ma ragazzi ricordate bene che questo compito di indirizzo deve essere del tutto staccato da qualsivoglia visione morale, da qualsiasi concezione di giustizia o ingiustizia, dalle leggi e dalle visioni politiche. Ragazzi ricordatevi che ora il mondo è cambiato, le cose che prima erano immorali e quindi vietate ora non lo sono più, immorale non significa più illegittimo,  questa divisione oggi non regge più.


Mi sorge spontanea una domanda, ma allora, visto che per decidere quali condotte punire e quali no non vi basate nè sulla morale, né sul senso di giustizia né su nessun’altra cosa, sulla base di cosa ragionate? Se la società non deve avere nessun valore condiviso sulla base di cosa puoi dare un contributo alla pace sociale e alla giustizia? A questa Domanda la professoressa si è molto sorpresa, e si è velocissimamente arroccata sul fatto che la morale non va minimamente presa in considerazione,neanche pensata nei nostri ragionamenti. Così facendo non ha risposto alla mia domanda che era veramente curiosa di capire su cosa un criminologo si basasse per dare i suoi consigli di politica criminale. In più ha dimostrato di non avere argomenti e di quanto sono senza fondamenta questi ragionamenti.


Sono congetture che non hanno forza di ragionamento e non sanno e non possono migliorare i problemi  di ridurre la criminalità o migliorare la condizione del condannato perché, di per se si basano su dati empirici,statistiche, sono ragionamenti ex post che non guardano le cause,le ragioni che stanno alla base dei problemi della nostra società.

LETTERATURA ECONOMICA:  L’IDEA CHE LA LEGGE ABORTISTA ABBIA RIDOTTO LA CRIMINALITÀ

Addirittura c’è chi nella letteratura economica PRESUME di “Calcolare L’incalcolabile” come Sthepen J. Dubner, giornalista del New york Times e Stephen D. Levitt, economista dell’ università di Chicago , (vincitore del John Bates Clark Medal, premio assegnato al miglior giovane economista degli stati uniti sotto i 40 anni). Questi due autori vogliono propinarci (tra le altre) l’idea che, da quando negli anni 90 è stata introdotta la legge sull’aborto in America, è radicalmente diminuito il tasso di delinquenza nel paese! Cose da non crederci, si perché, secondo loro, chi abortisce sono povere donne che avrebbero fatto crescere quei bambini nell’indigenza e quindi, sicuramente(secondo i loro calcoli malati), tutti questi ragazzi sarebbero diventati criminali. Questo è il tipico esempio di promozione dell’eugenetica ai nostri giorni. Questa teoria è stata poi autorevolmente bocciata. Gli autori di questo libro infatti si erano limitati a prendere delle statistiche diverse e a metterle in relazione tra loro senza nessun tipo di studio o ragione, con l’unico scopo di fare soldi e scrivere qualcosa di sensazionalistico.


OGGI NON È PIÙ DI MODA PASSARE DEI VALORI

Altra cosa che davvero mi ha colpito, ma se non fossi andata alle Giornate per gli Universitari forse non me ne sarei neanche accorta è che, sempre nell’ ambito del compito che ha lo stato verso i criminali, prima si diceva che lo stato doveva con ogni sforzo tendere a rieducare il condannato reinserendolo gradatamente nella rete sociale. Ora a detta di molti esperti tutto ciò e demodè perché ci si deve limitare a “responsabilizzare”  il condannato verso il crimine commesso facendogli capire cosa ha fatto senza rieducarlo perché: “chi siamo noi per imporre dei valori a persone che forse non li condividono!” Come chi siamo? Siamo persone come lui, siamo lo stato e dobbiamo essere portatori dell’unica Verità dell’unico valore.  Una responsabilizzazione senza rieducazione rischia di mettere il colpevole davanti alle sue colpe senza sostegno, questo potrebbe avere dei risultati devastanti .

Questa è stata una frase che mi ha colpita perché questa è esattamente la frase che pensavo prima e che mi diceva, cavolo, non devo dire come la penso perché potrei offendere gli altri che la pensano diversa da me, quasi come fosse violenza psicologica. Niente di più sbagliato! Questo pensiero è promosso al fine di creare quello che chiamerei lo sdoppiamento delle condotte. Tu sei e puoi essere un uomo cristiano/morale solo a casa tua, nella tua stanzetta, nel mondo reale guai a esporti, perché se ti esponi  potresti imporre il tuo modo di vedere a coloro che la pensano diversa.  Questo tutte queste premesse portano a vergognarsi anche di fare un segno di croce di fronte alla cappella dell’università o a tavola prima di mangiare. Il cristiano diviene muto,inespressivo, privato di una delle caratteristiche fondanti della sua fede e cioè l’esempio. La pratica, l’apostolato. Se tu esprimi la tua fede, fai del bene agli altri e a te stesso.


LA VERITÀ

Oggi nei giornali, in tv, nel parlare, nel pensare si sente: la mia, la tua, la loro verità,la verità processuale, la verità è sempre relativa, e ….. NON ESISTE LAVERITA’.
Tutto ciò porta a pensare che la verità sia un concetto inventato da qualcuno. Porta a pensare che ogni cosa potrebbe essere tanto vera quanto falsa. Il tema della verità è diventato un termine FILOSOFICO,ma filosofico nell’ accezione deteriore del termine e cioè un termine ed un concetto oscuro,non per tutti, qualcosa di astratto,poco concreto . questo porta a pensare: io uomo comune,non posso arrivare a pensare anche solo il concetto di verità, figuriamoci se posso capirlo. GRANDE ILLUSIONE.

Questa è una concezione fallace che viene promossa dai principi di questo mondo, come una dei tanti altri feticci  (come l’ateismo) per rovinare l’uomo. Dico rovinare perché questa menzogna come altre (idolatria della ragione, ateismo,agnosticismo ecc..) inibiscono l’intelletto e lo slancio al bene del singolo e della società. È chiaro a chi è contro la Verità avere uno stuolo di fantocci da manovrare.

Per questo vi dico, la Verità esiste, ed è una sola, Nostro Signore Gesù. E nella vita di tutti i giorni questo significa aderenza alla realtà. La verità è una cosa semplice e questo concetto un bambino lo sa bene, siamo noi adulti che perdiamo il contatto con la realtà perché siamo completamente accecati dal mondo. La verità è schietta, lineare, senza pieghe d’ombra.

Aristotele diceva: “Ciò che è, è.
Ciò che non è, non è.
 Chi dice che ciò che è, non è;
o dice che ciò che non è, è;
dice il falso.


Questa frase è di una “banalità disarmante” ma è oltremodo vera. Non dobbiamo quindi farci ingannare da chi vuole confondere la nostra mente dicendo che la verità è relativa o che non esiste, perché, se hai rubato una mela e ti processano e alla fine del processo, si dice che tu quella mela non l’hai rubata , questa non è la “verità processuale” è semplicemente una conclusione falsa.

Tutte queste cose non avrei né potuto afferrarle se non fossi andata alle Giornate di Formazione. Le verità di fede che ho ascoltato lì mi hanno permesso di iniziare ad avere un atteggiamento critico e della realtà che è intorno a me e di tutti gli inganni che ci passano come verità modello di comportamento!

Grazie a Nostro Signore e alla Madonna S.S. che hanno permesso queste giornate!





lunedì 24 giugno 2013

Consigli per conservare la castità



San Francesco di Sales delinea nelle pagine di Filotea - introduzione alla vita devota, con il linguaggio chiaro che lo caratterizza, un itinerario spirituale esigente ma immerso nel quotidiano, che nasce dalla sua esperienza di direttore spirituale. 

In questo articolo raccogliamo alcuni consigli che il santo dà per conservare la castità. Più avanti vi offriremo altri consigli del santo riguardo questo tema. 



Filotea, tienti lontana dagli inganni e dagli allettamenti della sensualità. E’ un cancro che corrode impercettibilmente; e da inizi invisibili ti porta in breve a situazioni incontrollabili; è più facile evitarlo che guarirlo.

La castità ha la sua radice nel cuore, ma è il corpo la sua abitazione; ecco perché si perde a causa dei sensi esteriori del corpo e per i pensieri e i desideri del cuore. Guardare, ascoltare, parlare, odorare, toccare cose disoneste è impudicizia se il cuore vi si immerge e ci prende piacere. S. Paolo taglia corto: La fornicazione non deve nemmeno essere nominata tra di voi. 
 Nel modo più assoluto, Filotea, non frequentare le persone licenziose, soprattutto se in più, sono anche svergognate, il che avviene quasi sempre; sai perché? Sono come i caproni che, leccando i mandorli dolci, li rendono amari. Quelle anime maleodoranti e quei cuori infetti non riescono a conversare con alcuno, poco importa di quale sesso, senza trascinarlo in qualche modo nell’impudicizia. Hanno il veleno negli occhi e nell’alito come i basilischi.

Frequenta piuttosto le persone caste e virtuose, pensa e leggi spesso cose sante, perché la Parola di Dio è casta e rende casti coloro che vi si compiacciono; sicché Davide la paragona al topazio, pietra preziosa, che ha la proprietà di calmare l’ardore della concupiscenza.

Tienti sempre vicino a Gesù Cristo crocifisso; fallo spiritualmente con la meditazione e realmente con la santa Comunione: perché allo stesso modo che coloro i quali si coricano sull’erba detta "agnus castus" diventano casti e puri, se tu riposi il cuore su Nostro Signore, che è il vero Agnello casto e immacolato, scoprirai presto che la tua anima e il tuo corpo sono mondati da tutte le sozzure e le sensualità.



venerdì 21 giugno 2013

Non sono qui forse io, che sono tua madre?



Oggi sabato, giorno dedicato alla Madonna e giorno precedente a quello della memoria della Beata Vergine del Rosario, vi offriamo un breve dialogo svoltosi tra San Juan Diego e Maria Santissima.

Nel dicembre 1531 la Madonna apparve a Guadalupe, in Messico, scegliendo come suo interlocutore un povero indio, Juan Diego. Giovanni Paolo II nel 1990 l'ha dichiarato beato, per proclamarlo infine santo nel 2002.

In questo dialogo vediamo con quale affetto si rivolge a Lei e come la Madonna gli risponde usando il suo stesso linguaggio. Un bell’esempio di come dev'essere il nostro modo di parlare con la Madre del Cielo…


“Fanciulla mia, Figlia mia la più piccola, Bambina mia, spero che tu sia contenta; come ti sei svegliata? Sta bene la tua salute, Signora mia, Bambina mia? Con pena angustierò il tuo volto, il tuo cuore: ti faccio sapere, Fanciulla mia, che un tuo servitore, mio zio, è gravemente ammalato. Una grave malattia lo ha colpito, certamente ne morirà presto. E voglio andare in fretta alla tua piccola casa di México, per chiamare qualcuno degli amati di Nostro Signore, dei nostri sacerdoti, affinché vada a confessarlo e a prepararlo, poiché in realtà è per questo che siamo nati, noi che veniamo ad aspettare il travaglio della nostra morte.  Ma, se vado a farlo, poi tornerò qui di nuovo per andare a portare il tuo respiro, la tua parola, Signora, Fanciulla mia. Ti prego di perdonarmi, abbi con me ancora un po' di pazienza, poiché non ti sto ingannando, Figlia mia la più piccola, Bambina mia, domani senz'altro verrò in tutta fretta".


Non appena ebbe ascoltato le ragioni di Juan Diego, la Misericordiosa Perfetta Vergine gli rispose:


"Ascolta, riponilo nel tuo cuore, figlio mio più piccolo, non è nulla ciò che ti ha spaventato, che ti ha afflitto, non si turbi il tuo volto, il tuo cuore: non temere per questa malattia né per alcun'altra infermità, né per altre cose critiche, dolorose.

Non sono qui forse io, che sono tua madre? Non stai sotto la mia ombra e la mia protezione? Non sono io la fonte della tua gioia? Non stai nel cavo del mio mantello, nella croce delle mie braccia? Di cos'altro hai bisogno?



Che nessun'altra cosa ti affligga, ti turbi; che non ti dia pena la malattia di tuo zio, perché non ne morirà per adesso. Sii certo che sta già bene".

martedì 18 giugno 2013


II Giornate di Formazione
Tuscania, dal 30 Agosto al 4 Settembre






Un giovane condannato a morte scrive 
alla sua fidanzata



La castità è una virtù che deve essere vissuta in maniera speciale nel fidanzamento come autentica espressione del vero amore. Un bell'esempio di fidanzamento cattolico lo troviamo nel giovane Bartolomé Blanco Marquez che morì martire nella Guerra Civile Spagnola, a 21 anni, il 2 ottobre del 1936. 

Prima di morire fucilato per essere cattolico, lasciò quattro lettere: tre alla sua famiglia e una alla sua fidanzata, in cui traspaiono i nobili sentimenti della sua grande anima. Riportiamo qui la lettera scritta alla sua fidanzata il giorno prima di morire:



“Prigione Provinciale di Jaén, 1° ottobre 1936

Maria dell’anima,
il tuo ricordo mi accompagnerà alla tomba; fino a che
ci sia un battito nel mio cuore, questo palpiterà con
tenerezza per te. Dio ha voluto sublimare questi affetti
terreni,nobilitandoli quando ci amiamo in Lui. Quindi,
anche se nei miei ultimi giorni Dio è la mia luce e il mio
anelito, non impedisce che il ricordo della persona che
più amo mi  accompagni fino all’ora della morte...

Adesso che mi restano poche ore per il riposo definitivo,
vorrei chiederti solo una cosa: che in ricordo dell’amore
che c’è stato tra noi, e che ora è ancora più grande, tu
possa occuparti come obiettivo principale della salvezza
della tua anima; perché, in questo modo, potremo riunirci
in cielo, per tutta l’eternità, dove nessuno ci separerà. Fino 
allora quindi, Maria della mia anima, non dimenticare che 
dal cielo ti guardo e cerca di essere un esempio di donna
cristiana, poiché alla fine della partita non servono a niente
i piaceri e i beni terreni, se non riusciamo a salvare l’anima...

Fino all'eternità, dove continueremo ad amarci nei
secoli dei secoli.

Bartolomé”.




Tratto dal libro “Giovani nel terzo Millennio”, P.Carlos M. Buela, pàg. 209

sabato 15 giugno 2013

Un anticipo del cielo

Vi proponiamo un testo tratto dal libro Quarant'anni nel circolo polare scritto dal missionario spagnolo in Alaska P.Segundo Llorente, un modello di eroicità e di zelo per le anime. In queste righe spiega come per il missionario ciò che conta è la sua fedeltà alla missione a lui affidata, avendo come centro e sorgente di tutte le sue attività la celebrazione della Santa Messa.

Tutti i giorni a Kalskag [Alaska] distribuiamo in media 25 comunioni, 60 la domenica. Il giorno dell’Immacolata Concezione siamo arrivati a 64. 
Alcuni giorni prima della festa, abbiamo provato a casa mia le messa “De Angelis” con l’armonio. Era la prima volta che si sarebbe cantata la messa nel fiume Kuskokwim che nasce nel cuore dell’Alaska e sfocia nel mare di Bering.
Ho dovuto salvare due parti difficili da cantare nel Gloria. E ci siamo messi d’accordo che in quelle parti, mi seguissero e stessero attenti ad intonarsi a me che io dalla sede li avrei aiutati.
Infatti quando siamo arrivati a quelle parti, ho tirato fuori tutta la voce che avevo, al punto tale che presero il filo e mi hanno seguito con aria orgogliosa e fiduciosa. Hanno cantato un inno che piace tantissimo. Lo hanno cantato così bene che mi sono emozionato e ho dovuto reggermi all’altare per mantenermi in piedi.

Alla gioventù inquieta (riferendosi ai giovani in europa), che va per il mondo cercando la felicità senza mai trovarla, che venga in missione. Da parte mia posso affermare che la gioia interiore è a volte così grande, che ho paura che Dio mi paghi in questa vita ciò che io credevo che era patrimonio dell’altra.

Sull’altare di Kalskag con l’ostia santa nelle mani ed ascoltando gli inni degli eschimesi, non lo cambierei con nessun’altra cosa. È semplicemente un anticipo del cielo.

Traduzione dallo spagnolo: P.Giuseppe Calvano IVE