lunedì 7 settembre 2015

L'informazione in Italia: quattro buoni motivi per diffidarne e maneggiarla con cura


Stefano Principe, Elena Marchese (gruppo giovanile di apologetica Voci del Verbo)

È fondamentale per un cattolico approcciarsi sempre con spirito critico a tutte le notizie che gli vengono date dai principali mezzi di comunicazione. È fondamentale specialmente se suddetto cattolico si trova in Italia. Andiamo subito al dunque: tutti i principali mezzi di informazione italiani non sono affatto interessati alla verità oggettiva dei fatti quanto piuttosto ad imporre, tralasciando o mistificando notizie, una ideologia anticristiana. C’è chi già ne è consapevole e chi invece penserà sia un’esagerazione e griderà al complottismo, ma recentemente ci sono stati alcuni avvenimenti che non possono non farci pensare che l’informazione italiana venga palesemente e costantemente manipolata.

Lezioni di mistificazione: i casi Pardi e Bergoglio

Possibile che giornali importanti, insospettabili, comprati e letti pefino da cattolici, come Repubblica e Corriere della Sera possano essere i primi a modificare a proprio piacimento tutte le notizie che potrebbero sembrare “scomode”? Possibilissimo, signori e signore, vediamo subito due (degli incredibilmente numerosi) esempi accaduti in questi ultimi giorni.

Caso Pardi. Il 28 Agosto, la redazione veneta del Corriere della Sera pubblica online la notizia secondo cui il Papa avrebbe risposto ad una lettera inviatagli da Francesca Pardi, direttrice della casa editrice Lo Stampatello. La Pardi vive con la sua compagna e i “loro” figli ed è autrice di alcuni libri per bambini (ad esempio, “Perché hai due mamme?”, “Perché hai due papà?”) tramite i quali vorrebbe insegnare già ai più piccoli che non c’è alcuna differenza tra “famiglie” omosessuali e famiglie tradizionali. Bene, il Papa avrebbe risposto alla sua lettera incoraggiandola ad «andare avanti». La notizia sembra alquanto sospetta ma per il Corriere poco importa verificarne l’autenticità: l’importante è che il Papa sembri pro-gender e pro-unioni gay. Il Fatto Quotidiano prende la palla al balzo e riporta la notizia del Corriere, lo stesso fa il Giornale[1] e chissà quanti altri. Poche ore dopo arriva la smentita ufficiale della sala stampa vaticana[2]: la lettera inviata alla Pardi non è altro che una lettera scritta a partire da un modello standard con cui solitamente si risponde alle lettere che arrivano al Santo Padre. «È del tutto fuori luogo una strumentalizzazione del contenuto della lettera» precisa padre Ciro Benedettini, vice direttore della Sala Stampa del Vaticano. Dulcis in fundo, la stessa Pardi afferma, in un’intervista, che il Papa non le ha mai detto di andare avanti[3].
Sembrerebbe dunque tutto risolto. Quella che poteva essere una notizia bomba per i media, si è rivelata essere una grandissima menzogna: il Papa non apre affatto né al gender, né alle unioni gay, in realtà non ha neanche scritto lui la lettera, probabilmente neanche saprà chi è Francesca Pardi. Ma come viene modificata la notizia riportata dai giornali? Forse qualcuno prova a raccontare la verità dei fatti, ovvero che Francesca Pardi si è totalmente inventata un’approvazione del suo lavoro da parte del Papa? Magari qualcuno potrebbe anche citare le frasi del Papa che parla in continuazione dell’ideologia gender definendolo una “colonizzazione ideologica”, “sbaglio della mente umana” e un “segno di frustrazione”? No. Si mira a creare una contrapposizione tra il Papa e il Vaticano. Il Papa approva, ma il Vaticano smentisce, questo il contenuto degli articoli de Il Fatto Quotidiano[4] e il Corriere[5] (che dopo la smentita del Vaticano fa sparire l’articolo dal sito) il quale, riferendosi al fatto che il sindaco di Venezia, Brugnaro, abbia vietato i libri della Pardi nella sua città, afferma: «La lettera del Papa non farà comunque cambiare idea al sindaco di Venezia Brugnaro». Ma come? Ma se si è appena dimostrato che il Papa non ha nulla a che vedere con quella lettera! Nonostante le smentite, continuano a dare per scontato che il Papa abbia scritto la lettera e che sia favorevole al lavoro della Pardi.

Caso Bergoglio: L’1 Settembre 2015, Papa Francesco scrive una lettera[6] nella quale parla dell’Indulgenza ottenibile in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia. Due gli argomenti salienti per la stampa: uno in tema di aborto, l’altro che riguarda i detenuti.

Fonte: Repubblica, twitter
Il primo punto riguarda in particolare la concessione a tutti i sacerdoti di perdonare, durante il Giubileo della Misericordia, il peccato di aborto. Normalmente questo non è possibile perché il peccato d'aborto comporta la scomunica, «la cui assoluzione non può essere accordata che dal Papa, dal Vescovo del luogo o da presbiteri da loro autorizzati» (CCC, 1463). Le parole del Papa, in pieno accordo con il Catechismo, sono molto chiare: «Una mentalità molto diffusa ha ormai fatto perdere la dovuta sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita. Il dramma dell’aborto è vissuto da alcuni con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta […] Ho deciso, nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono»[7]. Il messaggio è chiaro: l’aborto è un peccato, un dramma, un gravissimo male. A tutti i sacerdoti viene data la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono. Eppure, ciò che sembra ovvio per ogni persona ragionevole, non lo è per Repubblica che vuole invece stravolgere in una maniera davvero diabolica le parole del Papa. La prima pagina dello stesso giorno de la Repubblica Sera presenta una immagine di una donna che bacia la mano al Papa e un titolo enorme: Libera nos. Sottotitolo: “Per il Giubileo Francesco concede il perdono ai medici abortisti. Un segnale nell’Italia degli obiettori di coscienza. Dove il diritto delle donne è spesso negato”.
No, potreste pensare, non l’hanno scritto veramente. E invece sì. Ci rendiamo conto del livello incredibile di manipolazione della realtà di questo giornale? Addirittura qui si capovolge la realtà per lanciare un messaggio ai medici obiettori (che in Italia, ricordiamolo, sono aumentati del 10% in 7 anni e nel 2012 erano il 70%[8]): “ehi tu, medico obiettore, il Papa ti sta dicendo che puoi stare tranquillo, sei perdonato, puoi procurare aborti”. L’obiettivo di Repubblica non è dare una informazione corretta, ma è convincere l’italiano medio (che il più delle volte accetta in maniera completamente acritica tutto quanto i media gli diano in pasto) che il Papa è diverso da quelli precedenti, è aperto, è a favore del diritto delle donne di abortire, favorevole al gender, favorevole a tutto. Il problema non è il Papa, che è avanti, ma sono quei “cattivoni” di cattolici tradizionalisti/oscurantisti/omofobi/ignoranti che, poverini, non riescono ad essere così mentalmente aperti come lo è questo grande Papa. C’è gente che si beve tutto questo? Beh, diciamo che essere scettici e critici non è facile quando leggi un titolone sulla prima pagina del secondo giornale più diffuso d’Italia!

Veniamo al secondo punto. La stessa lettera sulla concessione dell’Indulgenza riguarda, come precedentemente accennato, anche le modalità con cui i detenuti potranno ottenere l’Indulgenza giubilare. Il Papa dice: Il mio pensiero va anche ai carcerati, che sperimentano la limitazione della loro libertà. Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà.”
Immediatamente interpellato, P. Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana ha risposto che: questo non è un appello di carattere giuridico: si tratta di una lettera indirizzata a mons. Fischella, quindi interna alla Chiesa, non alle autorità italiane" e che, d’altra parte, se il Papa avesse voluto “chiedere l'amnistia” lo avrebbe fatto “con altre modalità"[9]. Come del resto è stato fatto da S. Giovanni Paolo II nel 2000.
La lettera del Papa parla chiaramente di cose spirituali e non è un documento politico. Il fatto che storicamente sia capitato che al Giubileo fosse affiancata un'amnistia/indulto carcerario - tra l’altro su istanza politica e non papale - non modifica la natura di questo documento. Anche perché, se questa lettera avesse avuto davvero carattere politico sarebbe stata inviata alle autorità competenti e non a Mons. Rino Fisichella che è il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Abbiamo quindi almeno tre argomenti di grande forza per capire la natura di questo atto: uno letterale (come il Papa parla nella sua lettera), uno storico-sistematico (nella storia i Papi che hanno chiesto un’amnistia giuridica lo hanno fatto con altre modalità) ed uno di autorità (è lo stesso Vaticano a dire che questo non è un documento politico).
Sembra chiaro no? Ma indovinate come il mondo della stampa ha riportato la notizia? Solo per citare due esempi: “Giubilieo, Papa chiede grande amnistia[…][10] e “Papa chiede amnistia o indulto? Dal contesto però si capisce che vorrebbe un indulto[11].
Per quanto riguarda i Tg televisivi le cose non sono andate meglio. La frase del Papa è stata contestualizzata e riportata nella sua interezza solo da Skytg24 mentre tutti gli altri (TG1 primo tra tutti, ma anche Tg2 ecc.) non solo hanno riportato la falsa notizia che il Papa avrebbe richiesto l’amnistia, ma ovviamente si sono portati avanti parlando (ad una manciata di ore dalla notizia) della bagarre politica sull’argomento.  Tutto ciò è veramente triste. Ma di che stupirsi? Questo è esattamente ciò che è successo a Gesù quando, interrogato da Pilato, rispondeva che il Suo non era un regno politico o militare, che il Suo regno “non è di quaggiù”[12].  Anche in quell’occasione il mondo, nella durezza del suo cuore è rimasto interdetto ed ha applicato le sue categorie. Proprio come capita oggi, quando l’Indulgenza Giubilare diventa un Indulto di politica criminale.

Nascondere l’evidenza: i casi Planned Parenthood e March for Life

Vedete, questi giornali non si limitano a modificare notizie effettivamente avvenute per far dire al Papa cose che potrebbe dire solo nei sogni più sfrenati di Eugenio Scalfari. Quando nel mondo accadono avvenimenti che potrebbero far porre domande troppo pericolose all’italiano medio (abituato dall’informazione italiana, a pensare all’aborto come ad un diritto e ad un’operazione al pari di una visita dal dentista) la soluzione è una: il silenzio. Vediamo due casi particolarmente gravi, accaduti anche questi molto recentemente, rispetto ai quali i giornali italiani hanno deciso di stare zitti e semplicemente evitare di raccontarli.

Caso Planned Parenthood: La Planned Parenthood (genitorialità pianificata) è la più potente associazione abortista degli Stati Uniti. Possiede centinaia di cliniche private per aborti negli USA e le sue entrate superano il miliardo di dollari l’anno secondo l’Alan Guttmacher Institute[13]. Il 14 Luglio 2015 la Planned Parenthood è rimasta coinvolta in uno scandalo che in America ha avuto molta risonanza e ha causato grandi dibattiti. Alcuni dirigenti della Planned Parenthood sono stati filmati da degli attori del Center for Medical Progress[14] mentre ammettevano con naturalità di praticare aborti anche al 6° mese di gravidanza in maniera tale da estrarre organi intatti dal feto con l’intento di rivenderli a dei centri di ricerca, come Stem Express.
Nel primo video, la dottoressa Nucatola, senior director dei servizi medici della Planned Parenthood, ha svelato l’esistenza di un mercato illecito, specificando come, tra gli organi più richiesti del feto, ci sia il fegato, benché stiano rapidamente “affermandosi” anche cuore, polmoni ed arti inferiori.
Nel settimo video pubblicato dal CMP si ascolta la testimonianza di Holly O’Donnell, una flebotomista che lavorava per StemExpress nel 2012. Il suo incarico era prelevare “campioni di tessuto” dal feto abortito. Un giorno, nella clinica PP di Mar Monte’s Alameda, a San Jose, in California, si è trovata di fronte a un bambino quasi del tutto formato, col naso ben pronunciato, il cui cuore batteva. ”Sedevo lì davanti a quel feto, il suo cuore batteva e non sapevo cosa pensare. Non sapevo se tecnicamente si potesse considerare morto”. Poi il suo supervisore, facendole notare che quel “campione” era così intatto che se ne poteva ricavare “un sacco di materiale”, le chiede di asportare il cervello del bambino praticandogli un taglio sul viso (per non rovinare il cranio).
In questi giorni è stato pubblicato il nono video[15]. Potete immaginare quanto siano raccapriccianti queste immagini e quanto stiano scuotendo l’opinione pubblica degli americani. E in effetti negli Stati Uniti questo scandalo ha avuto una risonanza mediatica inimmaginabile. Non solo ne hanno parlato strumenti di informazione pro-life come LifeSiteNews[16] e LifeNews[17] e associazioni pro-life come LiveAction[18], Alliance Defending Freedom[19], MarchForLife[20], LifeInstitute[21] e tantissime altre; ma anche giornali laici come il New York Times[22], il Daily News[23], il Washington Post[24]. E non hanno scritto uno o due articoli, ma ne scrivono continuamente da un mese!
Su Twitter sono stati lanciati hashtag come #PPsellsbodyparts (“Planned Parenthood vende parti del corpo”) e #DefundPP (“Togliete i fondi alla Planned Parenthood”) che, riporta il Washington Times (altro giornale laico), sono stati molto più citati degli hashtag opposti che sostengono Planned Parenthood: i primi (#PPsellsbodyparts e #DefundPP) sono stati citati 965,479 volte, mentre #StandwithPP and #SupportPP solo 271,925 volte, secondo un’analisi fatta da NetBase e pubblicata dal Washington Times, un’azienda che analizza gli andamenti delle notizie sui social. Questa analisi ha anche rivelato che «le conversazioni su Planned Parenthood sono “esplose” da circa 4.500 citazioni al giorno nei tre mesi precedenti alla pubblicazione del primo video, a 121.661 citazioni nelle prime 24 ore dopo il primo video, un aumento del 2.600%»[25]. Insomma: questo è uno degli argomenti di cui gli americani stanno parlando più frequentemente in questi giorni, non c’è alcun dubbio, e l’opinione sembra essere nettamente a favore della revoca dei fondi alla Planned Parenthood.
Dopo la pubblicazione dei primi video, è stata organizzata una enorme manifestazione davanti alle cliniche abortiste della Planned Parenthood negli Stati Uniti. Il 22 Agosto, circa 80.000 persone hanno manifestato in 334 città degli Stati Uniti contro questo scandalo[26]. Seguendo su Twitter l’hashtag #ProtestPP si possono vedere tutte le foto della manifestazione.
Ma forse l’effetto più importante che ha causato la pubblicazione di questi video, è quello politico. La Planned Parenthood riceve dei fondi dai singoli Stati ma, dopo la pubblicazione dei video del CMP, alcuni governatori hanno seriamente mostrato l’intenzione di far cessare questi finanziamenti. Greg Abbott, governatore dello Stato del Texas, ha annunciato un progetto (LIFE) che include diverse iniziative a favore della vita nascente. Una di queste consiste nel fatto che «i finanziamenti alla Planned Parenthood e ad altre associazioni che forniscono servizi d’aborto con i soldi dei contribuenti devono essere completamente eliminati, sia a livello locale che a livello statale»[27]. Il rappresentante dello Stato dell’Arkansas ha deciso di passare al partito Repubblicano a causa dello scandalo Planned Parenthood[28]: «Ho deciso di unirmi al partito Repubblicano perché credo fermamente che i valori conservatori che rappresenta siano in linea con le mie convinzioni e credenze personali. Credo nella sacralità della vita».
Altri quattro Stati hanno deciso di eliminare i finanziamenti alla Planned Parenthood (Arkansas, Lousiana, Alabama e New Hampshire)[29], nonostante «l’amministrazione di Obama abbia minacciato gli Stati, affermando che le azioni per togliere fondi al business dell’aborto sono una violazione della legge federale»[30]. Secondo LifeNews, la Camera dei Rappresentanti degli USA (uno dei due rami del Parlamento) ha programmato una votazione su un progetto di legge che potrebbe fermare i finanziamenti alla Planned Parenthood[31], nonostante una votazione già avvenuta in Senato il 3 Agosto, nella quale i Democratici sono riusciti a «vincere lo sforzo dei Repubblicani di revocare i finanziamenti dei contribuenti alla Planned Parenthood». Infine, le principali associazioni pro-life americane hanno fatto partire una raccolta firme per togliere tutti i finanziamenti alla Planned Parenthood da parte dello Stato. Sono state già superate le 230.000 firme! (Tra l’altro è possibile sostenere l'iniziativa sottoscrivendo la proposta al seguente indirizzo: www.plannedparenthoodexposed.com/).
Stupisce  particolarmente la capacità degli americani di alzare la loro voce contro l’ingiustizia di queste pratiche orribili. Ad un italiano potrebbe sembrare quasi impossibile che, in un paese multiculturale e sicuramente non a maggioranza cattolico come gli Stati Uniti, ci sia così tanto interesse relativamente a queste tematiche. Ma allora forse l’equazione “cattolico = protettore della vita” non è così rigida. Magari qualcuno altro, fuori dall’Italia, si è accorto che vale la pena difendere questi che sono valori universali e non prese di posizione oscurantiste. Forse però per questo, basterebbe solamente un po’ di buon senso.
Ora, la domanda da porci è: di tutto questo la stampa italiana ha riportato qualcosa? A parte qualche testata minore cattolica, quasi nulla! Riusciamo a renderci conto di essere di fronte ad un fatto incredibilmente grave? C’è chi ha deciso che gli italiani non devono venire a conoscenza di questo scandalo perché, evidentemente, se negli USA ha portato conseguenze così nefaste per l’industria abortista, cosa potrà mai accadere nella cattolica Italia, centro della cristianità mondiale?
Allora c’è qualcosa che non va nell’informazione italiana, in quale altro modo potrebbe spiegarsi il fatto che, nel dibattito interno al nostro paese questi temi subiscano una mutazione genetica così radicale che ne snatura completamente la fisionomia? In Italia infatti non si parla di aborto, ma del dibattito politico sull’aborto. In questo fenomeno sembra attuarsi chiaramente  un meccanismo di “deresponsabilizzazione” sociale in cui la nostra attenzione viene spostata fino a non permetterci più di mettere a fuoco i veri problemi.
Il caso riportato sopra è una dimostrazione chiara di come, in altre parti del mondo, le cose vadano diversamente. Negli Stati Uniti c'è  interesse attivo da parte dei cittadini nell’informarsi, c’è inchiesta e qualche volta si arriva anche alla verità. La realtà italiana però è diversa.
Da noi infatti sembra esserci un totalitarismo ideologico[32] imposto dall'alto, da chi si sente intralciato da un passato troppo ingombrante, che non ci farebbe essere "uguali agli altri". Esempi? La lotta per il "diritto" all'aborto, l'imposizione non solo di un riconoscimento/regolamentazione civile delle unioni tra persone dello stesso sesso, ma anche che queste posseggano l'etichetta di "nozze/matrimonio", di "famiglia"omosessuale. Questa è volontà di emanciparsi dalla propria identità culturale. Una lotta al prezzo della quale si sacrifica l'uomo stesso e ciò che c'è di più fondamentale come la vita o la dignità.
Ma agli italiani, alle persone comuni, non interessa gran che tutto questo. Rimangono ancora turbati però, nel sentire cose come quella storia strana della Planned Parenthood, quasi come si fossero svegliati un attimo, di soprassalto da un torpore calmo che gli impedisce di vedere come si muove il mondo attorno a loro; il tutto prima di riaddormentarsi di nuovo.


Caso March For Life: Ancora un’altra notizia ignorata dai mezzi di comunicazione italiani perché eccessivamente scomoda. La riforma sanitaria di Obama del 2010 «impone ai datori di lavoro, indipendentemente dalle loro convinzioni morali, di fornire una copertura assicurativa per medicinali abortivi, sterilizzazione e contraccezione, sotto minaccia di pesanti multe da parte dell’IRS (Internal Revenue Service)». Ma «una corte federale lunedì [31 Agosto 2015] ha emesso un ordine nel caso March for Life v. Burwell che proibisce permanentemente all’amministrazione Obama di far rispettare tali obblighi all’organizzazione pro-life, fondata per porre fine all’aborto, o ai suoi dipendenti, che anche si oppongono al mandato»[33]. Notizia riportata anche dal New York Times[34], ma indegna di giungere in Italia. Dunque anche qui, silenzio di tomba.

In conclusione, una lettura critica di questi giornali è fondamentale, non bisogna mai e poi mai fidarsi ciecamente di quello che dicono perché, lo abbiamo visto, il loro scopo primario non è affatto quello di fornire una informazione corretta e vera, tutt’altro. Ci sembra che l’atteggiamento più prudente consista nell’incrociare le informazioni fornite da questi giornali (prendendole con tutta la cautela possibile) con quelle fornite invece da giornali cattolici online come la nuova bussola quotidiana, la croce quotidiano e tempi, oltre che di giornali online di altre nazioni, sia laici che cattolici.


[12] Vangelo secondo Giovanni, v.19
[13] L’Alan Guttmacher Institute è una associazione non-profit che “promuove la salute sessuale e riproduttiva in tutto il mondo, attraverso ricerche, analisi politiche e l’istruzione pubblica”. www.guttmacher.org
[14] Il Center for Medical Progress è una organizzazione non-profit, formata da giornalisti partecipativi, che si occupa di problemi bioetici contemporanei che hanno un impatto sulla dignità umana. www.centerformedicalprogress.org
[15] I video possono essere visti a questo link:                                         http://www.centerformedicalprogress.org/cmp/investigative-footage/
[22] http://www.nytimes.com/2015/07/15/us/video-accuses-planned-parenthood-of-crime.html Questo è solo un esempio, ma basta cercare sul sito online per capire l’enorme quantità di articoli dedicati all’argomento da questo giornale.
[32] Ne è un esempio il disegno di Legge contro l’Omofobia che introdurrebbe il reato di omofobia senza neanche definire il concetto. Tipico diogni buon regime fascista/nazista/marxista.
[33] http://www.adfmedia.org/News/PRDetail/9743 A federal court issued an order Monday in March for Life v. Burwell that permanently prohibits the Obama administration from enforcing its abortion-pill mandate against the pro-life organization, founded to end abortion, or its employees, who also oppose the mandate. 

giovedì 3 settembre 2015

"Ho visto un piccolo cuore pulsante": 4 potenti testimonianze di medici abortisti divenuti pro-life

di Christina Marie Bennett

26 Agosto 2015 (LiveActionNews) – I medici abortisti abbandonano il settore degli aborti per diverse ragioni. Ecco alcune potenti storie di dottori abortisti che hanno avuto esperienze che hanno cambiato la loro vita così tanto che li hanno portati a smettere di praticare aborti e a cominciare a proteggere le vite dei bambini ancora non nati.


1) “E mentre estraevo la gabbia toracica, vidi un piccolo cuore pulsante”

Paul E. Jarret, Jr. è stato un abortista negli anni ‘70. Ricorda l’operazione che nel 1974 cambiò la sua opinione riguardo all’aborto per sempre. Mentre stava eseguendo un aborto per aspirazione, Jarret si accorse che la curette per l’aspirazione era ostruita da una delle gambe che aveva strappato al bambino. Jarret allora cambiò la tecnica, per smembrare il bambino con una forcipe ad anello. In una testimonianza scritta disse:

“E mentre estraevo la gabbia toracica, vidi un piccolo cuore pulsante. E quando trovai la testa del bambino, mi trovai faccia a faccia con un altro essere umano – un essere umano che avevo appena ucciso. Rivolgendomi all’infermiere dissi: «mi dispiace». Ma sapevo che non avrei mai più potuto prendere parte ad un aborto”(1)


2) “Cominciai a sentirmi come un assassino pagato. E lo ero davvero”
Il dottor Anthony Levatino
Il Dr. Anthony Levatino cominciò a pensare alle vite che aveva ucciso da medico abortista, quando la moglie cominciò ad avere difficoltà a rimanere incinta. Mentre abortiva circa 10 bambini a settimana, silenziosamente desiderava di poterne prendere uno e portarlo a casa. Cercare un bambino da adottare mentre prendeva le vite di bambini non nati cominciò a pesargli. Fortunatamente i Levatino riuscirono ad adottare una piccola ragazza chiamata Heather, e più tardi ebbero anche un figlio.

Levatino continuava a praticare aborti finché sua figlia, Heather, fu investita e uccisa da un’auto. Disse: “non riuscivo neanche più a pensare ad un aborto per dilatazione ed espulsione. Per niente”. Nella sua carriera aveva praticato più di 100 aborti per aspirazione, dilatazione ed espulsione nel secondo trimestre fino a 24 settimane, e approssimativamente 1200 aborti in totale. Cominciò a praticare aborti prematuri per qualche mese ma disse: “cominciai a sentirmi come un assassino pagato. E lo ero davvero… perciò smisi di fare aborti”.

Cominci a capire che questo è il bambino di qualcuno. Ho perso mia figlia, qualcuno che era molto prezioso per noi. E ora sto prendendo il bambino di qualcuno e lo sto strappando dal suo grembo. Sto uccidendo il bambino di qualcuno.
Ecco cosa ci volle per farmi cambiare. La mia autostima stava crollando completamente. Comincia a sentirmi come un assassino pagato. E lo ero davvero. Nei film si vede a volte qualcuno che cerca un tizio e lo paga per uccidere qualcuno. Io ero esattamente quel tizio.
Le vecchie abitudini sono dure a morire. Ma arrivai a un certo punto, ne parlai con mia moglie, in cui non ne valeva più la pena. Per me non valeva più a pena. I soldi non valevano la pena. Non mi interessa. Mi sta costando troppo personalmente. Per tutto il denaro  del mondo, non avrebbe fatto alcuna differenza. Quindi ho smesso.

Guarda questa intervista (in inglese) fatta al Dr. Levatino da “Facing Life Head On”.


3) “Compresi che tutto ciò che avevo fatto fino a quel punto non era aiutare le persone. Stavo aggravando i loro problemi”

Feto abortito per aspirazione e raschiamento
Il dottor Bruchalski ha avuto esperienze molto forti che lo hanno portato a smettere di praticare aborti e a diventare un ginecologo pro-life. Andò con un amico a Città del Messico e visitò la Basilica di Nostra Signora di Guadalupe. Mentre stava di fronte all’immagine, sentì una voce dirgli chiaramente: “perché mi stai facendo del male?”. Bruchalski disse che non riusciva ad affrontare questa voce e quindi la cacciò via. Alla ricerca di un significato, allora cominciò a frequentare una chiesa e fu perfino volontario in un centro di gravidanze. Il volontariato, comunque, lo fece sentire un ipocrita. Disse: “tornerò a casa mia e interromperò le gravidanze; la cosa divenne un po’ schizofrenica”.

In quel periodo, diede alla luce un bambino di 505 grammi. Purtroppo il bambino non sopravvisse. Dopo la morte del bambino, un neonatologo si avvicinò a lui e gli disse: “ti ho visto con i tuoi pazienti. Da un lato ti prendi cura di loro e dall’altro, quando non vogliono il bambino, dai a me la spazzatura. Questi sono bambini, si meritano di più”.

Alla fine, le parole che cambiarono il suo cuore vennero da una giovane donna di un gruppo pro-life del Belgio. Si avvicinò a lui e gli disse: “Ho alcuni messaggi per te dalla Madre Beata. Sei un dottore, tu dovresti aiutare. Nel settore sanitario, esercita in maniera eccellente la professione medica; visita quotidianamente i poveri e segui gli insegnamenti della Chiesa di mio Figlio. Se riuscirai a fare queste tre cose, aiuterai mio Figlio a rinnovare la faccia della terra”.

Questo messaggio lo fece piangere e disse: “All’improvviso, le squame che coprivano i miei occhi si staccarono”. Disse a Gesù di essere dispiaciuto per tutto quello che aveva fatto e che era determinato ad aiutare a proteggere le vite da quel momento in poi.


4) “A volte i bambini erano vivi dopo essere nati… li lasciavamo semplicemente morire”

Feto di 8 settimane
Quando Noreen Johnson e suo marito terminarono il soggiorno, si trasferirono da Los Angeles nella città di Bryan-College Station, nel Texas. Johnson cominciò a presentarsi agli altri membri della comunità medica. Quando fece visita ad uno dei dottori della comunità, questi le disse: “Dottoressa Johnson, sta pensando di praticare aborti?”. Johnsonn rispose: “Oh certo”, perché andava fiera del suo lavoro. Sorprendentemente il dottore la avvertì dicendo: “Beh, se fossi in voi, ci andrei molto piano. Sa, non vorrà mica essere chiamata “l’abortista” della città”.

Queste parole ebbero un grande impatto emotivo su Johnson. Aveva sempre visto il suo lavoro come un qualcosa di molto importante e desiderava anche essere un rispettato medico nella città. Decise di praticare aborti privatamente e solo per pazienti vicini o per amici che non avrebbero mai parlato con nessuno.

Johnson capì presto che si era sparsa la voce, quando un collega mandò da lei una paziente per un  aborto. Fu scioccata quando seppe che lui sapeva che praticava aborti. Sentì che la sua reputazione era in pericolo, quindi smise di praticare aborti. Suo marito, Haywood, era anche lui un abortista. Più tardi la coppia divenne cristiana e cominciò a parlare apertamente contro l’aborto.

Preghiamo perché tanti altri medici seguano l’esempio di queste persone.

mercoledì 26 agosto 2015

Testimonianza di Ferdinando Damato

Mentre mi trovo alla presenza del Santissimo Sacramento, nel mio turno settimanale di adorazione notturna, non posso far altro che ringraziare il Signore per queste Giornate di Formazione. Guardando il Santissimo mi ritorna alla mente il momento più bello delle giornate di formazione, dove più io mi sentivo parte di una grande famiglia unita nell'amore per Gesù Cristo, cioè il momento dell'adorazione comunitaria. A ogni adorazione sentivo sempre di più l'amore di Dio invadere ogni parte del mio essere e allo stesso tempo capivo il significato più profondo di queste Giornate, non tanto formare i giovani, ma fargli capire l'importanza dell'amare Gesù poiché Lui ha dato la vita per amore nostro. Durante questi giorni di vera Grazia abbiamo ascoltato conferenze, giocato, mangiato sempre sotto la Sua Croce e forse è proprio questo che rende le Giornate uniche, fare tutto stando sotto la croce di Gesù per capire quanto Lui ha fatto per noi. Voglio ringraziare ognuno di voi, che considero miei fratelli e sorelle per avermi fatto capire che non sono solo su questa terra a battermi per ideali giusti e non sapete questo che sollievo mi dà. Guardando negli occhi ogni uno di voi vedevo quella bontà vera che solo il Signore può donare e che mai in questa società, dove le persone con valori sono trattate come delle persone inferiori, ho trovato. Voglio ringraziare ancora i padri, i seminaristi e le suore dell' IVE per aiutarmi a vivere sempre più intensamente la mia fede e a completare il mio percorso di formazione cattolica. Prego per tutti voi affinché lo spirito delle Giornate non finisca mai anzi diventi parte integrante delle nostra vita quotidiana. Facciamoci in questo mondo fatto di valori marci apostoli della Croce di Cristo che è l'emblema della nostra fede e della Sua vittoria sul mondo. Evviva la Madonna!! Evviva le Giornate!!
Ferdinando Damato.

martedì 25 agosto 2015

Testimonianza di Maria Pia Leo

Caro Padre Andres, le scrivo questo breve messaggio soltanto per ringraziare lei e il Signore per questi giorni favolosi. È la terza volta che partecipo alle giornate, ma per me è sempre come la prima. Non ci sono parole per descrivere cosa ho vissuto perché tutte le parole del mondo non basterebbero. I padri, le suore, i relatori, i ragazzi, tutti voi mi avete fatto scoprire ancora una volta la bellezza di essere cristiani e quindi di Cristo, e in quanto tali dobbiamo conformarci a Lui in tutto e per tutto. Ho capito, caro padre, che il cristiano vero, autentico, non deve dare mai per scontato la propria fede e che essa è un dono che deve essere continuamente rinnovato. Non basta averla ricevuta, dobbiamo continuamente e consapevolmente dire il nostro sì a nostro  Signore. Questa è l'unica strada per la felicità, questa è l'unica strada per la salvezza. Grazie per aver dato a noi giovani la possibilità di vedere che esiste un mondo bello e puro, che esistono dei valori importantissimi e che esistono dei giovani che sono disposti a lottare per essi. Grazie per averci mostrato che soltanto Gesù è "Via, Verità e Vita", grazie padre per averci mostrato in queste giornate un piccolo angolo di Paradiso. Dio vi benedica e Maria Santissima vi protegga!

sabato 22 agosto 2015

Testimonianza di Sandra Reyes Canelo


Ciao, sono Sandra. Sono stata alle Giornate di Formazione per la prima volta e non potevo non scrivere queste parole in ringraziamento a tutto ciò che avete fatto per farci vivere durante sette giorni così vicini all`amore di Dio e di Maria. Per me sono stati giorni molto arricchenti e di profondo valore, dove non solo ho imparato ad approfondire riguardo ai temi di attualità ma dove ho anche imparato ad innamorarmi maggiormente del Signore e sentirmi tanto amata da Maria. Ogni momento è stato un regalo dal cielo. E’ stato grande il vostro sacrificio per rendere possibile tutto questo: le ore di lavoro, di caldo, le incomodità, non far mancare nessun dettaglio… quanto vi ama Dio! Ho notato in ogni partecipante che Gesù era presente. Abbiamo formato una grande famiglia dove la lingua non era un ostacolo, dove la stanchezza non diventava un problema. Mi sono rimaste impresse alcune cose, principalmente vedere 160 giovani pregando all`unisono il Santo Rosario, la Santa Messa soprattutto il momento della Consacrazione dove tutti si inginocchiavano, il momento delicato dell`Adorazione e stare con Dio in ogni momento… mi richiama l`attenzione con la quale ci avete trattato e il sorriso che avete sempre perché si nota e si sente che siete anime innamorate di Lui ed è molto edificante vedere come ce lo avete trasmesso. Sono tornata a casa interiormente convertita, con voglia di lottare per chi veramente vale la pena, che è Dio.
Ringrazio Dio per tutto ciò che ho vissuto e gli chiedo di non rimanere solo con l`emozione di quanto vissuto, ma che lo metta in pratica durante tutto l`anno, giorno dopo giorno, nonostante qui non è facile come lì; ogni luogo deve continuare ad essere una Giornata di Formazione come a Tuscania.
Ancora grazie mille di tutto. Uniti nella preghiera.
Sandra. Barcellona. Spagna.

L'originale in spagnolo:
15 de agosto 2015
Hola soy Sandra.Estuve en las Jornadas de Formación por primera vez y no podía dejar de poneros estas letras en agradecimiento a todo lo que habéis hecho para que vivieramos durante siege días pegados al Amor de Dios y de María. Para mi han sido días muy enriquecedores y profundamente valiosos donde no solo he aprendido a profundizar en temas de actualidad sino donde también he aprendido a enamorarme más d Señor y sentirme tan querida por María. Cada momento ha sido un regalo del cielo.Veros como os habeis.volcado para hacer posible no tiene precio:las horas de trabajo, de calor, las incomodidades, el estar pendientes de cada detalle para que nada faltase..... cuánto os quiere el Señor! He notado en cada uno de los presentes, que Jesús estaba presente! Hemos formado una gran familia donde el idioma no era barrera, donde el cansancio no era pro lema, donde la ilusión rebosaba a raudales por cada lugar.Me quedan grabadas muchas cosinas, principalmente ver a más de 160jóvenes rezando al unísono el Santo Rosario, la Santa Misa sobretodo en el momento de la Consagración donde permaneciamos todos arrodillados, el trato delicado el la Adoración y con el Señor en todo momento...me quedo con la atención con la que nos habéis tratado y las sonrisas que siempre tenéis porque se nota y se siente que sois almas enamoradas de Él y es muy edificante ver cómo nos lo habéis transmitido a todos.He vuelto convertida interiormente, con ganas de luchar poro quien verdaderamente vale la pena que es Dios. Doy gracias a Dios por lo vivido y le pido que no me quede solo con la emoción de lo vivido sino que lo ponga en práctica a lo largo de todo el año en el día a día y aunque aquí no lo tengamos tan fácil como allí, cada uno de nuestros lugares tiene que seguir siendo una Jornada de Formación como en Tuscania. De nuevo, mil gracias por todo. Unidos en oración.Sandra.Barcelona. España.

venerdì 21 agosto 2015

In cosa consistono le Giornate di Formazione?

di Elena 

Tanto divertimento, un ambiente pieno di festa e giochi ma anche di formazione e preghiera: ingredienti di un “mix esplosivo” che rende questi giorni, una vera e propria “guida pratica” per sopravvivere e sapersi muovere nel mondo di oggi. La realtà nella quale ci troviamo infatti, richiede a noi giovani di prendere decisioni per le quali spesso non abbiamo la giusta preparazione, ci impone modelli di vita in cui non esiste verità o scopo. La sensazione che spesso ci capita di provare è quindi smarrimento e solitudine.
Credo che le Giornate di Formazione siano state istituite dalla Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato proprio perché oggi noi ragazzi, non dobbiamo sentirci abbandonati e soli di fronte alla vita ma dobbiamo avere gli strumenti necessari per essere dei buoni cristiani, per rimanere il “sale della terra”.

Alle Giornate di Formazione si vivono “due mondi ed uno solo allo stesso tempo” perché, se da una parte l’atmosfera è così festosa da sembrare un’ anticipazione del Paradiso, dall’altra si sta ben piantati a terra grazie ad una formazione rigorosa e fedele agli insegnamenti della Chiesa.
Durante questi giorni infatti, si ha la possibilità di ascoltare conferenze riguardanti tematiche attualissime e di grande interesse (solo per citarne alcune di quest’anno: Islam, Ateismo, Ideologia Gender) ma anche spiegazioni sulla nostra fede. Tutto ciò al fine di formare un “cristiano responsabile” e con le mani ferme sul timone della realtà che lo circonda. 

Alle Giornate si sperimentano quindi “due mondi ed uno solo” perché chi partecipa vive e diventa testimone di due realtà (il divertimento e la formazione cattolica) che normalmente vengono considerati come assolutamente incompatibili e che invece in quei giorni, si fondono in una sola cosa.
Mi sembra di poter dire che chi partecipa alle giornate ha l’occasione di vedere con una chiarezza spiazzante, l’idea di umanità che aveva Dio al momento della creazione, ciò che dovrebbe essere la vita di un vero cristiano nella società: gioia, condivisione, impegno e fede. 

Le Giornate quindi, sono una via per crescere, per diventare uomini e donne, veri cristiani alla presenza di Dio e di Maria S.S e del mondo.




mercoledì 13 maggio 2015

Marcia per la Vita 2015: risposta di un pro-life all’articolo de “Il Fatto Quotidiano”




di Stefano Principe

Il 10 Maggio 2015 compare sul blog de “Il Fatto Quotidiano” un articolo sulla Marcia per la Vita, tenutasi lo stesso giorno a Roma[1]. L’articolo è un interessante compendio di tutti gli argomenti che i pro-choice da anni usano per giustificare l’aborto e le leggi che lo consentono (in Italia la legge 194 del 1978).
Può essere utile allora tentare di rispondere a queste varie obiezioni. Ci proviamo.


Chi è il protagonista dell’aborto?


Embrione di 5-6 settimane


L’autore difende la legge 194 che dà la possibilità alle donne di ricorrere all’aborto «in strutture pubbliche in modo tale che […] non corrano pericoli per la loro salute. […] La legge 194 è stata pensata per impedire che una scelta difficile della vita di una donna si trasformi da dramma in tragedia». Sembrerebbe tutto molto sensato ma, come di solito accade, alla base degli argomenti in difesa della legge 194, vi è una dimenticanza che è invece sostanziale: si dimentica chi è il vero protagonista dell’aborto. Per i pro-choice, il protagonista è la donna, il fatto che il corpo è suo e dunque decide lei cosa farne. Certo, il corpo è della donna. Il problema, è che il corpo presente nel corpo della donna, non è il corpo della donna. Ci si dimentica di quel corpo, il vero protagonista dell’aborto: lo zigote, l’embrione, il feto, il bambino. Tutta la questione dell’aborto si può ridurre, a mio parere, ad una semplice domanda: lo zigote, la prima cellula che si viene a formare al momento del concepimento, è già un essere umano? Se è già un essere umano a tutti gli effetti, allora l’aborto non può essere mai concesso, perché significherebbe dare la possibilità ad una donna di uccidere un altro essere umano, per giunta innocente e indifeso, per giunta suo figlio. E lo Stato non può permettere ad una donna di uccidere suo figlio, semplicemente perché lo Stato non può legalizzare l’omicidio. Chi ci può dire se lo zigote sia già un essere umano?
-       Ce lo dice la scienza in maniera molto chiara. Citiamo solo, per mancanza di spazio, le parole di Maureen L. Condic, professore associato di neurobiologia e anatomia alla University of Utah School of Medicine di Salt Lake. Nella sua trattazione scientifica del tema dell’aborto dal titolo, “When does human life begin? A scientific perspective”(reperibile gratis, vedi nota)[2], afferma: «prove scientifiche supportano la conclusione che uno zigote è un organismo umano e che la vita di un nuovo essere umano comincia in un istante ben definito: il “momento del concepimento”».
-       Ce lo dicono i medici italiani che, secondo la Relazione Ministeriale sull’attuazione della legge 194[3] del 2012, si rifiutano in massa di compiere aborti: circa il 70% dei medici italiani, nel 2012, si rifiutava di praticare aborti e ci sono regioni in cui si supera l’80%. I medici vengono pagati per praticare aborti: dunque se l’aborto è come un’operazione di appendicite, perché fare obiezione di coscienza, se vieni pure pagato per farlo?
Il Dottor Bernard Nathanson
-       Tra i medici stranieri, ricordiamo la potente storia del dottor Bernard Nathanson[4], fondatore del movimento abortista degli USA negli anni ’70. Dopo aver praticato 75000 aborti e dopo essere stato direttore della più grande clinica per aborti degli USA, diventa strenuo pro-life dopo aver visto l’ecografia di un aborto (il video “Il grido silenzioso”)[5]. Perché questo ginecologo fece una scelta così radicale? Perché, dopo aver dedicato parte della sua vita a legalizzare l’aborto e dopo aver fatto soldi a camionate grazie all’aborto, perché dedica i suoi ultimi 40 anni a battersi «per una penalizzazione definitiva e irrevocabile dell’aborto»?
-        Ce lo dicono persino pro-choice del calibro di Faye Wattleton, ex-presidente della Planned Parenthood, la più potente organizzazione abortista degli USA, che nel 1997 ha affermato che «qualsiasi pretesa di dire che l’aborto non uccide è sempre un segno di una nostra ambivalenza. L’aborto uccide il feto». Ma anche in Italia, la giornalista Monica Ricci Sargentini, a Febbraio 2015, sul blog la 27ORA[6], ha riconosciuto che «le ecografie, ormai ultraprecise, ci hanno mostrato che l’embrione non è certo solo un grumo di cellule» e che l’aborto è un «atto orribile».

Se la scienza, i medici e persino chi è favorevole all’aborto, tutti, ci dicono che l’aborto è un omicidio: possiamo permetterci di avere ancora dei dubbi? E se l’aborto è un omicidio, davvero lo Stato può permetterlo? Se l’aborto è l’eliminazione di un essere umano innocente e indifeso, può esistere un motivo tanto grave da legittimarlo? Davvero alla donna deve essere concessa la possibilità di eliminare suo figlio? La legge 194 non impedisce che l’aborto «si trasformi da dramma in tragedia», ma rende lecita una tragedia e da 40 anni genera una ferita grande e profonda nelle nostre donne e nella nostra società.


Aborto clandestino: un argomento illogico


L’autore difende la 194 anche perché nata per estirpare «la piaga dell’aborto clandestino». Ma ogni azione illegale avviene, per definizione, in maniera clandestina. Dunque, l’aborto era clandestino, gli omicidi oggi avvengono in maniera clandestina, i furti avvengono in maniera clandestina. Facciamo un esempio: consideriamo la rapina. Tutti riconosciamo che la rapina è sbagliata ed è un male che va eliminato dalla nostra società. Ma, dato che non potremo mai eliminare del tutto le rapine, conviene legalizzarle, così da evitare che i ladri, nel compierli, si possano fare del male e possano far del male ad altri. Questo ragionamento, che a tutti sembrerà naturalmente assurdo, diventa improvvisamente sensato per l’aborto: «se la legge 194 venisse abrogata non verrebbe cancellato l’aborto, ma solo la possibilità di ricorrervi in strutture pubbliche in modo tale che le donne non corrano pericoli per la loro salute», si afferma nell’articolo del Fatto. Cioè: non possiamo eliminare l’aborto, quindi tanto vale legalizzarlo per evitare che le donne possano farsi del male. Ma se l’aborto è un omicidio, e abbiamo visto che lo è, non possiamo permettere che una donna commetta un omicidio in maniera pulita, legale, sicura e gratuita, per evitare che si faccia del male nel compierlo. Come se non bastasse, l’aborto legale provoca gravi conseguenze alle donne, come sottolineato dalla psicologa e psicoterapeuta Cinzia Baccaglini nel suo libretto 50 domande e risposte sul post-aborto[7].

Contraccezione implica meno aborti?

L’autore prosegue: «Basterebbe infatti una maggiore coscienza per evitare gravidanze indesiderate: l’uso del preservativo, l’educazione sessuale a partire dai luoghi di formazione, ecc.». Ora, io non sono un esperto di sociologia, ma è sufficiente citare qualche studio condotto su nazioni come Gran Bretagna e Spagna[8] in cui si scopre che non vi è alcuna correlazione tra aumento della contraccezione e riduzione dell’aborto, almeno per ammettere che la questione non può essere liquidata semplicemente dicendo che «il numero degli aborti calerebbe sensibilmente» diffondendo contraccettivi: affermazione che sembra basarsi su una qualche certezza scientifica di fondo, che di fatto non c’è. Più contraccezione non implica meno aborti, perché la contraccezione non è infallibile, come invece ci si ostina a propagandare in maniera del tutto antiscientifica. Un ex dirigente medico della Planned Parenthood ammise che «ogni anno avvengono più di tre milioni di gravidanze non pianificate in America; due terzi di queste sono dovute al fallimento del contraccettivo»[9]. Allora, se si fa credere ai giovani che, usando i contraccettivi, di sicuro non si avranno gravidanze indesiderate, e che quindi possono fare sesso come, quando, dove e perché vogliono, ovviamente si avrà un incremento dei rapporti sessuali, quindi un aumento delle gravidanze indesiderate e quindi alla fine un incremento degli aborti. Questo ragionamento è supportato anche da alcuni studi: la contraccezione è una causa dell’aumento degli aborti[10].



La red harring fallacy


L’articolo prosegue cadendo nella red harring fallacy, un errore logico che consiste in questo: tentare di invalidare gli argomenti di chi è contro l’aborto, denigrando chi è contro l’aborto. Vorrei semplicemente ricordare che, tra le decine di migliaia di persone che hanno partecipato alla Marcia per la Vita, ci sono tantissimi volontari che aiutano realmente, concretamente le donne a portare avanti una gravidanza e a sostenerne le spese (e nessuna donna si è mai pentita di aver scelto di partorire, mentre moltissime si pentono di aver abortito). Ma, se anche fossimo tutti delle persone spregevoli, questo non intaccherebbe per nulla tutti i nostri argomenti a favore del fatto che l’aborto è un omicidio. Ecco perché si chiama “fallacy”.


La straw man fallacy


Altro errore logico, questa volta una straw man fallacy: «questa gente ha come slogan “per la vita, senza compromessi”. Ma, a ben vedere, sono gli stessi che vorrebbero che i bimbi e le bimbe delle famiglie arcobaleno non nascessero». L’errore qui sta nel fatto che viene data una interpretazione errata del pensiero di chi ha partecipato alla Marcia per la Vita, nel tentativo di far perdere di credibilità le loro posizioni. In realtà, nessuno vuole che i bambini delle “famiglie arcobaleno” non nascano: piuttosto, vogliamo che i bambini non nascano nelle famiglie arcobaleno. E anche se nascessero mediante pratiche orribili quali l’utero in affitto, di sicuro nessuno di noi vorrebbe che quel bambino venisse abortito. Mentre l’autore ritiene che «la genitorialità non è un fatto meramente biologico», la scienza afferma ben altro: ognuno di noi nasce da un padre e una madre. Ogni essere umano nasce da un padre e una madre e ha quindi diritto a crescere con il suo padre biologico e con la sua madre biologica. Con le parole di Katy Faust, una donna cresciuta con due donne (vi invito a leggere la lettera completa): «[…] Tutto ciò non riguarda il fatto essere contro qualcuno. Riguarda quello che sostengo. Io sostengo i bambini! Voglio che tutti i bambini abbiano l'amore della propria madre e del proprio padre. Sei figli adulti di genitori omosessuali vogliono opporsi alla furia della lobby gay […] Siamo solo la punta dell'iceberg dei figli che attualmente vengono cresciuti in famiglie omosessuali. Quando diventeranno adulti, molti si chiederanno perché la separazione da un genitore che per loro è stata di una gravità fondamentale sia stata celebrata come un “trionfo dei diritti civili”, e si volgeranno a questa generazione per avere una risposta. Cosa dovremo dire loro?»[11].

In conclusione: nessuno di quelli che ha partecipato alla Marcia per la Vita è contro nessuno. Nessuno di noi può giudicare una persona, ma tutti noi abbiamo il dovere di giudicare un’azione sbagliata. E dobbiamo lottare ed essere disposti a qualunque cosa pur di risvegliare le coscienze. Ognuno di noi si impegni a lavorare per la vita, quotidianamente, nella propria realtà. La Marcia per la Vita 2016 sarà un’occasione per sostenerci a vicenda e infonderci coraggio.
 


[4] Bernard Nathanson, Aborting America, Edizioni Amici per la Vita, Milano 2010.
[5] Il Grido silenzioso, video del dottor Bernard Nathanson, www.youtube.com/watch?v=2gbKE86_xro
[8]Cfr. «Contraception» 2011; 83(1):82-7; Cfr. Sexually Transmitted Infections» 2002; 78 (5):352-356; Cfr. «Journal of Health Economics» 2002; 21(2):207-25 www.giulianoguzzo.com/2013/09/06/perche-la-contraccezione-non-riduce-semmai-aumenta-gli-aborti
[9] Dr. Louise Tyrer, Letter to the Editor, Wall Street Journal, 26 April 1991, Cfr. www.chastityproject.com/qa/abstinence-fine-dont-think-schools-teach-condoms-going-sexually-active/
[10] Cfr. «Working Paper, Duke University Department of Economics» 2008: 1-38 at 31; Cfr. Guttmacher Institute 2008, Facts on Induced Abortion in the United States; Cfr. www.giulianoguzzo.com/2013/09/06/perche-la-contraccezione-non-riduce-semmai-aumenta-gli-aborti
[11] www.thepublicdiscourse.com/2015/02/14370/ Dear Justice Kennedy: An Open Letter from the Child of a Loving Gay Parent, di Katy Faust.