sabato 19 novembre 2016

Cos’è ed a cosa serve la storia? 
Da oggi 19/11/2016 questo blog inizia ad ospitare una nuova rubrica, dedicata alla Storia, che si intitola Lux Veritatis, a cura del dottor Francesco Del Giudice, Voce del Verbo.

Cos’è la Storia, e che senso ha parlarne oggi, in cui siamo tutti presi dal vivere il presente e proiettati continuamente verso il futuro? Che senso ha perdere il proprio tempo (in particolare quello scolastico) per studiare cose avvenute secoli fa e continuare a parlare di persone morte delle quali, spesso, non sappiamo neanche che volto avessero o dove sono sepolte?

La Storia infatti oggigiorno è vista, mi si permetta l’ossimoro, come una famosa sconosciuta, ovvero tutti ne parlano ma nessuno sa di cosa si parla: chi non potrebbe parlare per almeno un’ora dell’Inquisizione senza mai aver letto un solo documento sull’argomento? Non avete mai sentito discussioni e trasmissioni sulle Crociate dove non si nomina nemmeno un papa o un condottiero? Ma, contemporaneamente, avete mai sentito un elogio sulla storia o sugli storici? Chi studia queste cose non viene visto come una specie di reperto archeologico? Generalizzando, infatti, possiamo dire senza ombra di dubbio che si parla di storia e di argomenti storici senza sapere di cosa si stia parlando, pensando contemporaneamente che sono cose superate e di poca utilità. Ma attenzione: non è vero tutto ciò in quanto noi stessi siamo immersi nella storia, ci piaccia o non ci piaccia.

Ogni nostra azione infatti, avviene nel piano temporale cosicché il mio presente diventa presto il passato, il mio futuro diventa il mio presente e lo stesso futuro sarà un giorno il mio passato. Siamo esseri storici e tutte le nostre azioni (dalla più banale alla più importante) sono eventi storici che si presentano sempre legati indissolubilmente ad una causa ed ad una conseguenza: non è possibile infatti scindere questa triade (causa-evento-conseguenza) che possiamo tranquillamente tradurre con passato-presente-futuro. Facciamo un caso banalissimo, relativo a questo articolo: io ho studiato storia (passato / causa) – sto scrivendo di storia (evento / presente) – qualcuno leggerà questo articolo (conseguenza / futuro). La triade c’è, ed è impossibile romperla perché anche se, per ipotesi, nessuno leggesse sul blog questo articolo, lo dovrò fare io stesso prima di pubblicarlo.

Ovviamente le azioni degli uomini non sono tutte uguali cosicché la firma di un Trattato di Pace sarà molto più importante dell’articolo che sto scrivendo, come anche l’elezione del Presidente Trump è stata molto più importante della nascita di un bambino in una qualsiasi parte del mondo avvenuta nello stesso giorno. Ogni fatto storico, inoltre, è sempre diverso dagli altri che, benché simili, possono avvenire nello stesso momento giacché ogni evento, oltre ad essere legato al piano storico è infatti condizionato a quello geografico: Trump è stato eletto in America, non in Brasile; io sto scrivendo da casa mia, a Segni, e non da Torino, distante chilometri e chilometri da me; Colombo partì alla volta dell’America da Palos (Spagna) e non da Lisbona (Portogallo), e così via. Ogni fatto propriamente storico pertanto, è legato indissolubilmente al tempo ed allo spazio, e la sua importanza è data dalle conseguenze che esso produce: più le conseguenze sono grandi, più l’evento è degno di essere riportato sui libri di storia. Si capisce dunque perché la storia abbia (e deve per forza avere) un andamento lineare, con un inizio e una fine, e non ciclico, cioè che tende a ripetersi, perché le azioni di ciascuno sono sempre diverse le une dalle altre.

Fatta questa premessa, necessaria per riflettere sul fatto che noi stessi siamo personaggi storici (benché spesso non ce ne accorgiamo, proiettati come siamo alle esigenze del presente), possiamo capire meglio cosa significhi il termine “Storia” (rigorosamente con la S maiuscola). Oggi, infatti, il termine Storia ha assunto diverse accezioni che non richiamano assolutamente il senso originario e proprio del termine: si usa per definire genericamente gli eventi passati (storia del XVII sec., etc); la ricostruzione soggettiva del proprio passato (la mia carriera/storia scolastica, etc); alcuni fatti ritenuti degni di nota (“non c’è stata più storia dopo il 3 gol”, etc) e così via.

Il termine Storia deriva dal greco ίστορίή (l’historia latina) che significa ricerca ma anche resoconto (di ciò che ho visto) e, quindi, sapere, meglio ancora, sapere perché ho visto. Lo troviamo usato per la prima volta nel V secolo, ad Atene, prima da Erodoto (484 a.C. – 425 a.C.), considerato infatti Padre della Storia, e poi da Tucidice (460 a.C. – 400 a.C.). Il termine non nasce immediatamente legato allo studio del passato ma, bensì, ha una valenza più ampia poiché è un metodo di ricerca del reale e, contemporaneamente, di conservare/trasmettere la memoria per poter meglio vivere: essa è pertanto ricerca del vero che coinvolge, come termine, anche aspetti etici e morali. Quest’approccio ci porta ad indagare il come ed il perché delle cose, andando a ricercare pertanto sia le cause che i fini.

Tramite la Historía, quindi, si descrive e si interpreta un fatto concentrandosi sia sulle modalità che sulle cause: nasce, in questo modo, la differenza tra Storia ed Antiquaria (vale a dire la semplice trasmissione, o la messa per iscritto, di fatti senza alcun giudizio o indagine critica [1]); poiché propone dei modelli, inoltre, la storia educa ad una visione del mondo e ci fornisce dei comportamenti esemplari. Gli stessi Vangeli si situano nel solco di questa tradizione cosicché si può raccontare ciò che so perché ho visto (il Vangelo di Giovanni è pieno di attestazioni di questo genere da parte dell’Apostolo) oppure ciò che è frutto di un’attenta ricerca (si veda il Prologo del Vangelo di Luca) e che gli altri possono prendere come verità in quanto ciò che si è detto non è mai stato smentito.

Per Cicerone (106 a.C. – 43 a.C.) la Storia è «testimone del tempo, lume di verità, sopravvivenza della memoria, maestra di vita, messaggera del passato»[2]: la Storia è dunque utile anche per le future generazioni (la natura umana infatti è e sarà sempre la stessa) perché permette di conoscere, imparando, sia gli errori (da evitare in futuro) che le glorie (da tentare di ripetere). Si capisce dunque l’esclamazione di Plinio il Giovane (61 – 113) nei riguardi della Storia: «quanto potere, quanta dignità, quanta maestà, infine, quanta numinosità siano insite nella storia»[3].

Venendo ai nostri giorni, è molto bella l’immagine offerta dal filosofo francese Henri Bergson (1859 - 1941) il quale afferma che «in realtà, il passato si conserva da se stesso, automaticamente. Esso ci segue, tutt’intero, in ogni momento: ciò che abbiamo sentito, pensato, voluto sin dalla prima infanzia è là, chino sul presente che esso sta per assorbire in sé, incalzante alla porta della coscienza»[4] che possiamo mettere assieme ad un’altra bella definizione di Henri Irenée Marrou, il quale ci insegna che «la storia è l’incontro, il rapporto posto in essere dallo storico tra due piani di umanità: il passato vissuto dagli uomini di un tempo e il presente in cui si sviluppa tutto uno sforzo inteso a rievocare questo passato, perché ne tragga profitto l’uomo, cioè gli uomini che verranno»[5] in quanto «fine dello storico è proprio quello di guardare al passato con uno sguardo razionale, capace di impadronirsene, di comprenderlo e, in un certo senso, di spiegarlo: uno sguardo che noi non potremo mai gettare sul tempo presente»[6] (verità invece oggigiorno dimenticata o negata, protesi come siamo sulla cronaca e sulla cosiddetta Contemporaneità).

Ma è Giovannino Guareschi che, senza scrivere mai un testo di metodo storico, a mio parere, probabilmente ha scritto la più bella definizione del rapporto tra il passato ed il presente e, quindi, di come l’uomo si deve porre dinanzi alla storia ed ai propri antenati (conosciuti o sconosciuti poco importa). Il papà di Don Camillo sta narrando la cerimonia per l’annuale festa degli alberi ed il Sindaco Peppone, inizialmente restio a parlare in pubblico su questa festa, si lascia invece prendere da una riflessione profondissima, su un gesto semplice come la piantumazione di un alberetto, per di più compiuto da bambini: «gli alberelli che adesso voi bambini pianterete dentro la terra sono come il legame fra la morte e la vita: fra la vita che sta sopra e la morte che sta sotto. E se l'avvenire dell’albero e il suo progresso verso l'alto sono sopra la terra, le radici sono sotto la terra. E ciò significa che l'avvenire è alimentato dal passato»[7].

Guareschi fa terminare il discorso di Peppone con un’invettiva che facciamo nostra e che, ci auguriamo, possa servire anche a tutti i lettori del blog per capire l’importanza della Storia, rigorosamente con la S maiuscola: «guai a coloro che non coltivano il ricordo del passato: sono gente che seminano non sulla terra ma sul cemento»[8].

Francesco Del Giudice

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[1] «La narrazione di trasformò in storia, il giorno in cui la filosofia se ne impadronì per animarla, per dirigerla […] Gli uomini non potevano nulla contro il Destino, se non opporre a esso la loro intelligenza e la loro virtù. Saperevano che la fatalità avrebbe avuto l’ultima parola: ma, siccome era loro impossibile restare passivi e muti, si sforzavano di conquistare da qualche parte, all’interno del cerchio, un piccolo posto per la libertà. La storia è una manifestazione di questo sforzo […] I fatti sono legati da leggi permanenti e necessarie. Ma lo studio nel passato delle cause e degli effetti permette di prevedere l’avvenire. La storia è dunque un mezzo, anch’essa, per preparare un piccolo spazione alla libertà. Senza la filosofia, presso i greci la storia non sarebbe mai nata. Questi l’hanno trasmessa i romani»: Gonzague de Reynold, Gonzague de Reynolde raconte la Suisse et son histoire, Payot, Losanna 1965, p. 6, traduzione di Giovanni Cantoni.

[2] «Testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis»: Cicerone, De oratore, 2, 36.

[3] «Quanta potestas, quanta dignitas, quanta maiestas, quantum denique numen sit historiae»: Plinio il Giovane, Epistulae, 9, 27, 1.

[4] Henri Bergson, L’evoluzione creatice, Laterza, Bari 1957, p. 62.

[5] Henri Irenée Marrou, La conoscenza storica, Il Mulino, Bologna 1962, p. 33.

[6] Ibidem, p. 44.

[7] Giovannino Guareschi, Ricordando un vecchia maestra di campagna, Tutto Don Camillo, p. 2030.

[8] Ibidem.


martedì 15 novembre 2016

Testimonianza dell’incontro delle Voci del Verbo a Carpineto

di Gianluca Iori


Dopo aver partecipato quest’estate alle V Giornate di Formazione, non potevo mancare a questo nuovo incontro delle Voci del Verbo, un gruppo di ragazzi che vivono la fede integralmente, mettendo Dio al primo posto, pronti a portare il Vangelo nella propria realtà quotidiana, difendendo le ragioni della fede con solida formazione culturale e spirituale.
Anche se per motivi di lavoro non sono potuto arrivare Carpineto Romano insieme agli altri al venerdì pomeriggio, sono comunque partito in macchina il prima possibile da casa (Reggio Emilia) e, dopo aver caricato a Bologna Giacomo di Verona, e aver fatto una immancabile oretta di coda in autostrada, siamo finalmente arrivati a destinazione all’alba delle 2 di notte, dove c’era il buon P. Jesus ancora sveglio che ci ha fatti entrare.
Sono stati giorni in cui posso dire di aver fatto veramente una bella ricarica spirituale. A parte un po’ di freddo in convento (utile comunque a temprare lo spirito!), tutto è andato per il meglio, grazie all’organizzazione perfetta delle Voci del Verbo di Segni, che hanno fatto anche un gran lavoro in cucina cucinandoci degli ottimi piatti!
Anche se la testimonianza che avevamo programmato di fare in una scuola è saltata all’ultimo minuto, come al solito la Provvidenza è intervenuta e ci ha condotti in pellegrinaggio a Nettuno, al Santuario e al luogo del martirio di S. Maria Goretti, dove tutti noi ci siamo affidati a lei per ricevere il dono della purezza, che lei ha vissuto in maniera così eroica.
I profondi momenti di preghiera (S. Messa, S. Rosario, Adorazione Eucaristica) si sono piacevolmente alternati ad atti di carità, come la visita ad una casa di riposo intitolata al personaggio simbolo di Carpineto Romano, ovvero il grande pontefice Leone XIII, che nacque proprio in questa località. Alcuni di noi hanno avuto anche l’opportunità di diventare attori per un giorno, partecipando alla registrazione di un video apologetico contro l’aborto, che verrà presto diffuso in rete, registrato nella lavanderia del convento, che per l’occasione è stata riadattata ad un professionale studio di registrazione!
Il tempo è veramente volato e dopo 3 giorni era già ora di dirigersi verso casa. Con le batterie dell’anima ricaricate, ognuno di noi è tornato alla propria realtà con più forza per combattere la buona battaglia ed essere testimoni di Cristo in questi tempi difficili. Grazie ancora agli organizzatori e a tutti i religiosi e religiose per il tempo che ci hanno dedicato e arrivederci al prossimo incontro!

domenica 6 novembre 2016

Ragioni per credere

Quali sono le ragioni per credere?

Un breve libretto per comprendere la ragionevolezza della fede cattolica.

«Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui che è, non riconobbero l’artefice, pur considerandone le opere.» Sapienza 13, 1

Oggi più che mai per un cattolico è necessario conoscere le ragioni per credere. Con la nostra intelligenza possiamo dimostrare che essere credenti, cristiani e cattolici non solo è ragionevole, ma è la scelta più conforme alla ragione.

Scarica gratuitamente Ragioni per credere in pdf:







giovedì 3 novembre 2016

Educare alla purezza per salvare la famiglia e la vita 

di Carlo Principe e Annamaria Principe* 

Non tutti colgono la profonda correlazione esistente tra purezza e sacralità della Vita. San Giovanni Paolo II, nell’Evangelium Vitae, la evidenzia: “La banalizzazione della sessualità è tra i principali fattori che stanno all'origine del disprezzo della Vita nascente: solo un amore vero sa custodire la vita”. 
Altrettanto forte è il legame tra purezza e sacralità della Famiglia, opera più alta di Dio Creatore. I fidanzati che “bruciano” le tappe dell’amore lasciandosi soggiogare dalla carnalità, non solo mortificano la sessualità, dono di Dio per amare, ma costruiscono la loro famiglia sulla sabbia. Lo spiega chiaramente Benedetto XVI: “Bruciare le tappe finisce per “bruciare” l’amore, che invece ha bisogno di rispettare i tempi e la gradualità nelle espressioni; ha bisogno di dare spazio a Cristo, che è capace di rendere un amore umano fedele, felice e indissolubile”.
Un rapporto ridotto a fisicità è debole e fragile. Tanti matrimoni vanno in frantumi perché tra gli sposi affiorano quelle divergenze che la schiavitù del sesso, da fidanzati, ha reso impossibile scoprire. Sempre Benedetto XVI: “Non pensate, secondo una mentalità diffusa, che la convivenza sia garanzia per il futuro”.
La Chiesa insegna che l’espressione genitale della sessualità è riservata al Matrimonio, un patto di amore totale e definitivo. Questa verità è parte del progetto di Dio sull’amore umano. E si capisce perché: il rapporto sessuale è legato al mistero della Vita e della sua trasmissione. E un figlio, per maturare integralmente, ha bisogno di respirare l’amore totale e perenne dei suoi genitori. Amore che esige sacrificio e dono di sé, che solo la Grazia del Sacramento del
Matrimonio può sostenere.La convivenza che rinvia a tempo indeterminato il matrimonio - sempre più ridotto a un vuoto, quanto costoso, rito di convenienza sociale - calpesta e svilisce questo Sacramento. Perché sposarsi in Chiesa, infatti, se i fidanzati compiono, senza percepirne il disordine, i gesti che sono propri del Matrimonio? Papa Francesco, ammonisce: “C’è una distinzione tra l’essere fidanzati e l’essere sposi, che la Chiesa da sempre custodisce in vista della delicatezza e della profondità di questa verifica”.
La coppia convivente che esclude il “per sempre”, più facilmente esclude, con la contraccezione e l’aborto, anche un figlio, vera scommessa sul futuro. Al contrario, i fidanzati che vivono castamente la loro relazione fanno di tutto, spinti anche dal desiderio di donarsi nella gioia di un amore totale, per accelerare il giorno delle nozze e formare così famiglie giovani e feconde.
Ecco perché l’aumento delle convivenze è all’origine, non solo del pauroso calo dei matrimoni religiosi (con un ritmo tale - 10 mila in meno l’anno - che, fra qualche decina d’anni, di essi non resterà che il ricordo), ma anche del crollo delle nascite che fa dell’Italia il Paese meno fecondo al mondo.
La violazione della legge di Dio sulla purezza, dunque, oltre a compromettere la salvezza dell’anima (“nessun fornicatore, o impuro, o avaro - cioè nessun idolatra - ha in eredità il regno di Cristo e di Dio”, dice san Paolo), ferisce profondamente anche la società.
Per salvare la famiglia e la vita, dunque, è urgente “offrire soprattutto agli adolescenti e ai giovani l’autentica educazione alla sessualità e all’amore, un’educazione implicante la formazione alla castità, quale virtù che favorisce la maturità della persona e la rende capace di rispettare il significato «sponsale» del corpo”. (Papa Wojtyla, EV 97).
Ecco il senso dell’iniziativa “Ottobre per la purezza” svolto per le strade e nelle scuole di Benevento.
Dio ha voluto che ad animare questo apostolato fossero i giovani delle “Voci del Verbo”, i numerosi religiosi, tra sacerdoti, suore e seminaristi, dell’Istituto del Verbo Incarnato, uno splendido ordine fecondo di vocazioni sacerdotali e religiose, e anche delle famiglie.
Attraverso incontri per strada e nelle scuole, questi apostoli hanno testimoniato la bellezza della castità e annunciato ai giovani Cristo nel Vangelo delle beatitudini: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. E questi giovani si sono mostrati attenti e desiderosi di informarsi sul tema della purezza, tanto decisivo per la loro vita, quanto coperto da un irresponsabile e generale silenzio.
Silenzio che Madre Teresa di Calcutta, appena proclamata santa, ha definito senza mezzi termini, “impuro”.
Impegnarsi in questo apostolato è difficile, perché è fuori della logica del mondo. Chi lo fa rischia la derisione e l’accusa di oscurantismo, perfino da uomini di Chiesa. Ma Benedetto XVI così li incoraggia: “Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda: coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo”. 

*Membri dell’Istituto Santa Famiglia della Famiglia Paolina


martedì 20 settembre 2016

L’ideologia gender danneggia i bambini

«Condizionare i bambini a credere che una vita di personificazione chimica e chirurgica dell’altro sesso sia normale e salutare è abuso sui minori». Un articolo dell’American College of Pediatricians spiega le motivazioni scientifiche per cui la teoria del gender è assolutamente inconcepibile.

da www.acpeds.org/the-college-speaks/position-statements/gender-ideology-harms-children, traduzione di Gianluca Iori, Voci del Verbo.


L’American College of Pediatricians richiama gli educatori e i legislatori a respingere tutti i tipi di regolamenti che condizionino i bambini ad accettare come normale una vita di personificazione chimica e chirurgica del sesso opposto. I fatti – non l’ideologia – determinano la realtà.

1. La sessualità umana è un tratto biologico oggettivo di tipo binario: “XY” e “XX” sono gli indicatori genetici rispettivamente di maschio e femmina, non sono indicatori genetici di un disordine. La norma per la natura umana è di essere concepiti come maschio o femmina. La sessualità umana è binaria per natura, con l’ovvio scopo di permettere la riproduzione e lo sviluppo della nostra specie. Questo principio è evidente. I rarissimi disordini dello sviluppo sessuale (DSD), tra cui, ma non solo, la femminilizzazione testicolare e l’iperplasia adrenale congenita, sono tutte deviazioni medicalmente identificabili dalla norma sessuale di tipo binario, e sono giustamente riconosciute come disordini della natura umana. Gli individui con DSD non costituiscono un terzo sesso.[1]

2. Nessuno nasce con un genere. Tutti nascono con un sesso biologico. Il genere (la consapevolezza e percezione di sé come uomo o donna) è un concetto sociologico e psicologico; non un concetto biologico. Nessuno nasce con la consapevolezza di sé come maschio o femmina; questa consapevolezza cresce col tempo e, come tutti i processi di sviluppo, può essere sviata dalle percezioni soggettive del bambino, dalle relazioni ed esperienze avverse a partire dall’infanzia. Le persone che sostengono di “sentirsi dell’altro sesso” o di “essere una via di mezzo”, non costituiscono un terzo sesso. Rimangono biologicamente uomini o donne. [2][3][4]

3. Il credere che una persona sia qualcosa che non è, è, perlomeno, un segno di pensiero confuso. Quando un maschio biologico sano crede di essere una femmina, o, viceversa, quando una femmina biologica sana crede di essere un uomo, esiste un problema psicologico oggettivo che risiede nella mente, non nel corpo e che quindi dovrebbe essere trattato come tale. Questi bambini soffrono di disforia di genere. La disforia di genere (GD), precedentemente nota come Disturbo dell’Identità di Genere (GID), è un disordine mentale riconosciuto nella più recente edizione del Diagnostic and Statistical Manual of the American Psychiatric Association (DSM-V).[5] Le teorie secondo cui la disforia di genere abbia origini di tipo psicodinamico e sociale non sono mai state smentite. [2][4][5]

4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che bloccano la pubertà possono essere pericolosi. Che tale blocco sia reversibile o meno, questi ormoni inducono uno stato di malattia – l’assenza di pubertà – e inibiscono la crescita e la fertilità in un bambino precedentemente in salute. [6]

5. Secondo il DSM-V, fino al 98% dei ragazzi e al 88% delle ragazze che sono confusi/e sul proprio genere, alla fine accettano il loro sesso biologico in maniera naturale una volta passata la pubertà. [5]

6. I bambini che usano ormoni che bloccano la pubertà per impersonare il sesso opposto, necessiteranno di ormoni sessuali cross-sex in tarda adolescenza. Gli ormoni sessuali cross-sex (testosterone ed estrogeni) sono associati a pericolosi rischi per la salute tra cui, ma non solo, pressione alta, coaguli di sangue, ictus e cancro. [7][8][9][10]

7. I tassi di suicidio sono 20 volte più grandi tra adulti che usano ormoni sessuali e che hanno affrontato operazioni chirurgiche per il cambiamento di sesso, persino in Svezia, che è uno tra i paesi più gay-friendly al mondo. [11] Quale persona compassionevole e ragionevole condannerebbe dei bambini a questo destino, sapendo che dopo la pubertà fino al 98% dei maschi e al 88% delle femmine alla fine accetterà la realtà e arriverà ad avere uno stato di salute fisica e mentale?

8. Condizionare i bambini a credere che una vita di personificazione chimica e chirurgica dell’altro sesso sia normale e salutare è abuso sui minori. Portare a credere che la discordanza di genere sia normale mediante le leggi o l’istruzione pubblica confonderà bambini e genitori, portando sempre più bambini a presentarsi alle “cliniche di genere” dove saranno loro somministrati medicinali per bloccare la pubertà. Questo, a sua volta, implica potenzialmente che “sceglieranno” una vita passata ad assumere ormoni cancerogeni o tossici e, probabilmente, una volta diventati giovani adulti, considereranno di mutilare chirurgicamente parti sane del loro corpo.

Dr. Michelle A. Cretella
Presidente della American College of Pediatricians


Dr. Quentin Van Meter
Vice Presidente della American College of Pediatricians
Pediatra Endocrinologo


Dr. Paul McHugh
Illustro Professore Ordinario di Psichiatria al John Hopkins Medical School e precedentemente capo psichiatra al John Hopkins Hospital 



Chiarimenti riguardo a FAQ riguardanti i punti 3 e 5:

Riguardo al punto 3: “Dove indica l’APA o il DSM-V che la disforia di genere è un disordine mentale?”
L’APA (American Psychiatric Association) è l’autore del DSM-V (Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali, V Edizione). L’APA dichiara che quelli danneggiati ed afflitti dalla loro disforia di genere soddisfano i criteri della definizione di un disordine. Il presente Collegio non è a conoscenza di nessuna letteratura medica che documenti un bambino affetto da disforia di genere che cerchi ormoni che bloccano la pubertà, che non sia significativamente afflitto dal pensiero di passare attraverso il normale e salutare processo della pubertà.
Dal fact sheet del DSM-V:

L’elemento critico della disforia di genere è la presenza di afflizione clinicamente significativa associata alla condizione.
Questa condizione causa afflizione clinicamente significativa o danneggiamenti in aree di funzionamento importanti come l’area sociale, occupazionale ed altre.

 
Riguardo al punto 5: “Dove sono indicati nel DSM-V i tassi di risoluzione della disforia di genere?”
A pagina 455 del DSM-V sotto “La disforia di genere senza un disordine di sviluppo sessuale” afferma: “I tassi di persistenza della disforia di genere dall’infanzia all’adolescenza o età adulta variano. In individui nati maschi, la persistenza varia dal 2,2% al 30%. Negli individui nati femmina, la resistenza varia dal 12% al 50%.” Un semplice calcolo matematico permette di calcolare che per individui nati maschi la risoluzione avviene fino al 100% - 2,2% = 97,8% (circa il 98% dei ragazzi confusi riguardo al proprio genere). Analogamente, per individui nati femmina la risoluzione avviene fino al 100% - 12% = 88% delle ragazze confuse riguardo al proprio genere.

Il pensiero di fondo è questo: i nostri oppositori sostengono, senza basi scientifiche, un nuovo standard di cura per bambini con una condizione psicologica (disforia di genere), che altrimenti si risolverebbe dopo la pubertà per la stragrande maggioranza dei pazienti coinvolti. In particolare, consigliano: 1) l’affermazione di pensieri del bambino che vanno contro la realtà fisica; 2) la castrazione chimica di questi bambini prima della pubertà con agonisti GnRH (bloccante della pubertà che causa infertilità, crescita rachitica, scarsa densità ossea e un impatto sconosciuto sullo sviluppo celebrale) e, infine, 3) la sterilizzazione permanente di questi bambini prima dei 18 anni per mezzo degli ormoni cross-sex.

Incoraggiare ragazzini affetti da disforia di genere ad impersonare il sesso opposto e quindi stabilire la soppressione della pubertà è una ovvia conseguenza di tale comportamento. Se un ragazzino (che è destinato a diventare un uomo), che si chiede se sia o no un maschio, è trattato come una femmina, e si vede quindi soppresso il suo naturale progresso della pubertà a diventare uomo, non abbiamo forse fatto sì che il risultato sia inevitabile? Tutti i suoi coetanei dello stesso sesso si sviluppano diventando uomini, le sue amiche femmine diventano donne, ma lui rimane un ragazzino in età pre-puberale. Egli sarà rimasto psicologicamente isolato e da solo. Sarà rimasto con l’impressione psicologica che qualcosa non va. Sarà meno capace di identificarsi con i compagni dello stesso sesso e con l’essere uomo, e quindi più probabilmente si identificherà come “non-maschio” o come femmina.

In più, le neuroscienze ci rivelano che la corteccia pre-frontale del cervello, la quale è responsabile del giudizio e della valutazione del rischio, non è matura fino ad una età di circa 25 anni. Non è mai stato così scientificamente chiaro che i bambini e gli adolescenti non sono capaci di compiere decisioni ponderate riguardanti interventi medici permanenti, irreversibili e che alterano la vita. Per questa ragione, il presente Collegio mantiene la convinzione che sia un abuso promuovere questa ideologia, prima di tutto per il benessere degli stessi bambini affetti da disforia di genere, e secondariamente, per tutti i loro compagni non affetti dalla disforia, molti dei quali metteranno conseguentemente in discussione la loro identità di genere, e affronteranno violazioni del loro diritto alla privacy del loro corpo e alla sicurezza.

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[1] Consortium on the Management of Disorders of Sex Development, “Clinical Guidelines for the Management of Disorders of Sex Development in Childhood.” Intersex Society of North America, March 25, 2006. Accessed 3/20/16 from www.dsdguidelines.org/files/clinical.pdf.

[2] Zucker, Kenneth J. and Bradley Susan J. “Gender Identity and Psychosexual Disorders.”FOCUS: The Journal of Lifelong Learning in Psychiatry. Vol. III, No. 4, Fall 2005 (598-617).

[3] Whitehead, Neil W. “Is Transsexuality biologically determined?” Triple Helix (UK), Autumn 2000, p6-8. accessed 3/20/16 from www.mygenes.co.nz/transsexuality.htm; see also Whitehead, Neil W. “Twin Studies of Transsexuals [Reveals Discordance]” accessed 3/20/16 from www.mygenes.co.nz/transs_stats.htm.

[4] Jeffreys, Sheila. Gender Hurts: A Feminist Analysis of the Politics of Transgenderism. Routledge, New York, 2014 (pp.1-35).

[5] American Psychiatric Association: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, Arlington, VA,
American Psychiatric Association, 2013 (451-459). See page 455 re: rates of persistence of gender dysphoria.

[6] Hembree, WC, et al. Endocrine treatment of transsexual persons: an Endocrine Society clinical practice guideline. J Clin Endocrinol Metab. 2009;94:3132-3154.

[7] Olson-Kennedy, J and Forcier, M. “Overview of the management of gender nonconformity in children and adolescents.” UpToDate November 4, 2015. Accessed 3.20.16 from www.uptodate.com.

[8] Moore, E., Wisniewski, & Dobs, A. “Endocrine treatment of transsexual people: A review of treatment regimens, outcomes, and adverse effects.” The Journal of Endocrinology & Metabolism, 2003; 88(9), pp3467-3473.

[9] FDA Drug Safety Communication issued for Testosterone products accessed 3.20.16:
www.fda.gov/Drugs/DrugSafety/PostmarketDrugSafetyInformationforPatientsandProviders/ucm161874.htm.

[10] World Health Organization Classification of Estrogen as a Class I Carcinogen:
www.who.int/reproductivehealth/topics/ageing/cocs_hrt_statement.pdf.

[11] Dhejne, C, et.al. “Long-Term Follow-Up of Transsexual Persons Undergoing Sex Reassignment Surgery: Cohort Study in Sweden.” PLoS ONE, 2011; 6(2). Affiliation: Department of Clinical Neuroscience, Division of Psychiatry, Karolinska Institutet, Stockholm, Sweden. Accessed 3.20.16 from http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0016885.

lunedì 5 settembre 2016

Apologetica con Sant’Ireneo 
da www.catholic.com

I primi padri della Chiesa rappresentano risorse indispensabili per l’apologetica cattolica, in quanto aiutano a colmare la distanza tra i nostri tempi e quelli degli apostoli. Non solo ci forniscono prove extra-bibliche della vita e degli insegnamenti di Gesù Cristo, ma ci danno anche una grande quantità di spunti per capire ciò che credevano i primi cristiani e come essi interpretavano le Scritture.

Questo può servire per dimostrare che alcune dottrine caratteristiche dei cattolici venivano credute già dall’inizio. Oggi (28 Giugno) è la festa di un padre della Chiesa che è di particolare aiuto nell’apologetica: Sant’Ireneo.

Ireneo nasce intorno al 125 d.C. a Smirne, in Asia Minore (l’odierna Turchia). Era Vescovo di Lione nelle Gallie. Sia i cattolici che gli Ortodossi orientali lo riconoscono come santo. La sua opera maggiormente conosciuta è Contro le Eresie, in cui confuta gli insegnamenti degli gnostici. Buona parte del suo lavoro è incentrato sulla teologia e per questo è una eccellente risorsa per dimostrare come ciò che credono i cattolici abbia le sue radici nella chiesa primitiva.

Sulla Santa Trinità
Qualche setta quasi-cristiana come i Mormoni e i Testimoni di Geova, negano la dottrina della Trinità. Tuttavia questo insegnamento è confermato non solo nei credi primitivi della Chiesa ma anche negli scritti dei primi Cristiani. Sant’Ireneo scrive:
La Chiesa, benché sparsa nel mondo intero, fino ai confini della terra, ricevette dagli apostoli e dai loro discepoli la fede in un solo Dio, Padre onnipotente, «che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi» (Sal 145,6); e in un solo Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che si è incarnato per la nostra salvezza; e nello Spirito santo, che per mezzo dei profeti ha annunciato le economie, la venuta, la nascita dalla Vergine, la passione, la risurrezione dai morti, l’assunzione al cielo nella carne del diletto Gesù Cristo nostro Signore e il ritorno dal cielo nella gloria del Padre, per «ricapitolare tutte le cose» (Ef 1,10) e risuscitare ogni carne di tutto il genere umano: affinché davanti a Cristo Gesù, Signore nostro, Dio Salvatore e Re, secondo il beneplacito del Padre invisibile, «si pieghi ogni ginocchio delle creature celesti, terrestri e sotterranee, e ogni lingua lo riconosca» (Fil 2,10-11)
(Contro le Eresie, 1:10:1)

Sull’autorità della Chiesa Cattolica
I vescovi della Chiesa Cattolica sono i successori degli apostoli originari scelti da Gesù Cristo. Sant’Ireneo spiega
«La tradizione degli Apostoli, manifesta in tutto il mondo, può essere riscontrata in ogni Chiesa da coloro che vogliono conoscere la verità. Potremmo qui enumerare i vescovi stabiliti dagli Apostoli e i loro successori fino a noi: essi non insegnarono e non conobbero affatto ciò che costoro [gli gnostici] vanno delirando.»
(Contro le Eresie, 3:3:1).
 La Chiesa cattolica insegna anche che Gesù elargì a San Pietro un posto speciale tra gli apostoli in quanto capo della Chiesa, rendendolo primo papa (Matteo 16:18). Ireneo spiega che questa era la Tradizione della Chiesa ai suoi tempi:
«Ma poiché sarebbe troppo lungo enumerare in un volume come questo le successioni di tutte le Chiese, ci limiteremo alla Chiesa più grande e antica, a tutti nota fondata e costituita in Roma dai gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo e, indicando la sua tradizione, ricevuta dagli Apostoli e giunta fino a noi attraverso la successione dei suoi vescovi, confondiamo tutti quelli che per compiacenza di sé o vanagloria, per cecità o errore si allontanano dall'unità della Chiesa. Con questa Chiesa infatti, in ragione della sua origine più eccellente (propter potentiorem principalitatem), deve necessariamente accordarsi ogni Chiesa, cioè i fedeli di tutto il mondo, poiché in essa sempre è stata conservata la tradizione apostolica per tutti gli uomini»
(Contro le Eresie, 3:3:2).
  
Sulla Presenza Reale di Gesù nell’Eucaristia
La Chiesa cattolica insegna che Gesù è letteralmente presente – corpo, sangue, anima e divinità – nell’Eucaristia. Che anche i primi cristiani insegnavano ciò, è confermato negli scritti di Ireneo:
«[Egli] dichiarò che il calice proveniente dalla creazione è il suo proprio sangue e proclamò che il pane proveniente dalla creazione è il suo proprio corpo, con il quale si fortificano i nostri corpi. Se dunque il calice mescolato e il pane preparato ricevono la parola di Dio e divengono Eucaristia, cioè il sangue e il corpo di Cristo, e, se con essi si fortifica e si consolida la sostanza della nostra carne, come possono dire che la carne non è capace di ricevere il dono di Dio che è la vita eterna: la carne che si nutre del sangue e del corpo di Cristo ed è sue membra? (Contro le Eresie, 5:2)

Su Maria, la Madre di Dio
Maria è la madre di Gesù e Gesù è Dio, dunque i cattolici si riferiscono a Maria come “Madre di Dio”. Molti cristiani fondamentalisti affermano che la Vergine Maria non ha portato Dio nel suo grembo. Invece, affermano, Maria ha portato solo la natura umana di Gesù. Ma questo non è ciò che credevano i primi cristiani. Sant’Ireneo scrive:
«La vergine Maria, essendo obbediente alla sua parola, ricevette dall'angelo la buona novella che avrebbe portato Dio» 
(Contro le Eresie, 5:19:1)