martedì 27 ottobre 2015
giovedì 24 settembre 2015
L’educazione: ottimo veicolo di indottrinamento sociale
La
realtà giuridica del nostro paese è sempre più frammentata, parcellizzata.
Proprio a causa di questo problema non è sempre facile capire la portata sostanziale
di un dettato normativo, cioè i suoi effetti nella nostra vita.
Prendiamo
in esame l’art. 1 comma 16 della L.
13.07.2015 n°107 c.d. Legge della “Buona Scuola”. Il presente articolo recita:
“Il piano triennale dell’offerta
formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo
nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la
prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di
informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle
tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto‐legge
14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre
2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5‐bis,
comma 1, primo periodo, del predetto decreto‐legge
n. 93 del 2013”.
Ci
sono vari livelli di interpretazione di un testo normativo, sarebbe utile
cercare di utilizzarne sempre almeno tre nel momento in cui ci poniamo di
fronte ad uno di essi: il primo livello di analisi dovrebbe essere quello
letterale (con cui si cerca di capire il testo normativo basandosi sulle parole
usate nel testo), uno sistematico (con cui si interpreta il testo ponendolo in
relazione con altri testi normativi) ed uno teleologico (che cioè si interroga
sul fine che il legislatore vuole raggiungere con un certo dettato normativo).
Cominciando
dal primo piano di analisi ci accorgiamo
che questo testo, utilizzando parole molto generiche, afferma che lo Stato nei
piani scolastici assicura: “l’attuazione
dei principi di pari opportunità” tramite “l’educazione alla parità tra i
sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.
Ci sono due considerazioni da fare: 1) la vaghezza
delle parole utilizzate non ci rendono capaci di capire in che modo pratico “i principi”, “l’educazione” e la “prevenzione” in cosa consistono
e 2) in che modo verranno concretamente attuati nel nostro sistema educativo. Proseguendo nella lettura ci accorgiamo che
il testo dichiara apertamente che “i
principi”, “l’educazione”
e la “prevenzione” che
verranno attuati nelle classi non sono il fine ultimo della norma ma bensì che
essi sono semplicemente un mezzo per realizzare “fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i
docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del
decreto‐legge
14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre
2013, n. 119”.
E qui qualche considerazione spontanea:
- Perché un tenore letterario così vago? Non si capisce infatti in che modo si realizzerebbe l’attuazione di questi “principi”.
- Perché l’attuazione dei principi di pari opportunità o di non discriminazione non è il fine ma semplicemente il mezzo per l’informazione e la sensibilizzazione delle persone su qualcos’altro di misterioso a cui si rinvia solamente per relationem?
Per fare chiarezza vogliamo utilizzare allora
l’altro piano interpretativo, quello sistematico. Daremo nelle conclusioni
l’interpretazione teleologica. Passiamo ora a vedere i testi che il comma 16 cita
e generalmente, come il legislatore parla di mezzi contro la discriminazione.
Come abbiamo visto il comma 16 rinvia per la
definizione delle tematiche e delle modalità di attuazione dei “principi” che
nomina, l’art. 5 comma 2 del Decreto Legge 14.08.2013 n°93
convertito con L. n°119 del 15.10.2013.
Tolte le
parti che non riguardano la scuola, si legge:
“Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di
genere: 1. Il Ministro delegato per le pari opportunità, (…), elabora (…) un “Piano d’azione straordinario contro la violenza
sessuale e di genere”, di seguito denominato “Piano”, che deve essere predisposto in sinergia con la nuova programmazione
dell’Unione europea per il periodo 2014-2020.
2. Il Piano, con l’obiettivo
di garantire azioni omogenee nel territorio nazionale, persegue le seguenti finalità: (…) c) promuovere
un’adeguata formazione del personale
della scuola alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di
genere e promuovere, nell’ambito delle indicazioni nazionali per il curricolo
della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, delle indicazioni
nazionali per i licei e delle linee guida per gli istituti tecnici e
professionali, nella programmazione
didattica curricolare ed extracurricolare delle scuole di ogni ordine e grado,
la sensibilizzazione, l’informazione e la formazione degli studenti al fine di
prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere,
anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo
(…)».
Ci
accorgiamo che questo testo comincia ad essere meno generico e che anch’esso
rimanda ad altri due documenti: il Piano d’azione straordinario[1] che
viene emanato dal Ministero (e quindi è un documento nazionale) e la Nuova Programmazione che è un atto dell’Unione Europea.
Prendiamo in considerazione
il Piano d’azione. Il punto 5.2 recita: “ Educazione - Obiettivo prioritario deve essere quello di
educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare
gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il
significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini
nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento
sessuale, delle opinioni e dello status economico e sociale, sia attraverso la
formazione del personale della scuola e dei docenti sia mediante l’inserimento
di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica. Nell’ambito
delle “Indicazioni nazionali” per il curricolo della scuola dell’infanzia e del
primo ciclo di istruzione, per i licei, per gli istituti tecnici e
professionali, il Governo provvederà dunque ad elaborare un documento di
indirizzo che solleciti tutte le istituzioni scolastiche autonome ad una
riflessione e ad un approfondimento dei temi legati all’identità di genere e
alla prevenzione della discriminazione di genere, fornendo, al contempo, un
quadro di riferimento nell’elaborazione del proprio curricolo all’interno del
Piano dell’Offerta Formativa. Si riportano nel dettaglio le linee di indirizzo
riguardanti l’Asse di intervento “Educazione” (Vd. Allegato B)”.
Il citato Allegato
B continua rimandano spesso alla Convenzione
di Istanbul[2] (che
è un documento del Consiglio d’Europa sulla prevenzione della violenza sulle
donne e della violenza domestica) ed all’articolo 5 comma 2, Decreto Legge 14.08.2013 n°93 di cui abbiamo
accennato prima. Per poi passare ad
enunciare gli: “obiettivi da perseguire” che “dovranno prevedere la rivalutazione dei saperi di genere per combattere stereotipi e pregiudizi; la valorizzazione delle differenze per prevenire fenomeni di violenza
sessuale, aggressività e bullismo; il
riconoscimento del valore dell’identità di genere per rafforzare l’autostima
(…). Nel contesto delle azioni riferite al sistema educativo e
scolastico, sarà avviata una apposita riflessione
sull’uso del linguaggio nei libri di testo e sui possibili stereotipi
discriminatori che ne possono derivare”.
Riguardo a questo brano è interessante sottolineare
come venga nominata la necessità di combattere gli stereotipi, di valorizzare le
differenze e di riconoscere il valore dell’identità di genere ed il tutto al
fine di rafforzare l’autostima…
A noi sembra che il compito di rafforzare “l’autostima
personale” non sia un impegno sostenibile dallo Stato e né un onere che lo
Stato dovrebbe assumersi quasi in veste paternalistica. Allo stesso tempo, riteniamo
che il metodo imposto da questa norma sia al contrario il modo più semplice di
travolgere e rifiutare le differenze che naturalmente sussistono tra uomo e
donna, appianandoli sotto la maschera informe della consapevolezza di genere.
Infine l’ultimo e rilevante documento è la programmazione UE in vigore (Regolamento UE N. 1381/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013
che istituisce un programma di Diritti, uguaglianza e cittadinanza per il
periodo 2014-2020)[3]. Inoltre, l’attività di “spinta” della
Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere presso il
Parlamento europeo si è sostanziata anche in una proposta di relazione, che è stata da poco approvata e nella quale
si legge:
“Sapere, istruzione e media – 61. Invita la
Commissione a creare incentivi per una formazione competente all’utilizzo
critico dei media negli Stati membri, che metta
in discussione gli stereotipi e le strutture tradizionali, nonché a
condividere esempi di prassi eccellenti per verificare la presenza di
rappresentazioni stereotipate nei materiali didattici sinora utilizzati; invita
la Commissione, a tale proposito, a sostenere
programmi di sensibilizzazione in merito agli stereotipi, al sessismo e ai
ruoli di genere tradizionali nell’istruzione e sui media, nonché a condurre
campagne per la promozione di modelli di ruolo femminili e maschili positivi;
sottolinea in questo contesto che la lotta al bullismo e ai pregiudizi nei
confronti delle persone LGBTI nelle scuole, sia degli studenti, sia dei
genitori o degli insegnanti, deve figurare tra gli sforzi dell’UE per
combattere gli stereotipi di genere; sottolinea a tale riguardo l’importanza di
una formazione pedagogica attenta alle questioni di genere per gli insegnanti,
affinché questi ultimi possano trasmettere chiaramente quali sono i benefici
derivanti dalla parità e da una società variegata (….).
63.
Sottolinea il ruolo determinante svolto
dall’istruzione e dall’emancipazione nel combattere gli stereotipi di genere
e nel porre fine alle discriminazioni basate sul genere, nonché l’impatto
positivo sia per le donne sia per la società e l’economia in generale; sottolinea l’estrema importanza di
inculcare tali valori fin dalla tenera età e di condurre campagne di
sensibilizzazione nei luoghi di lavoro e a livello dei media, sottolineando il
ruolo degli uomini nella promozione della parità, nell’equa suddivisione delle
responsabilità familiari e nel conseguimento di un giusto equilibrio tra vita
lavorativa e vita privata (…). 64. Sottolinea che la parità di genere dovrebbe
essere un criterio da rispettare in tutti i programmi culturali, di istruzione
e di ricerca, finanziati dall’UE e chiede alla Commissione di inserire un
settore specifico della ricerca di genere nell’ambito del programma Orizzonte
2020 (….). 67. Chiede alla Commissione di coadiuvare gli Stati membri nella creazione di cattedre per gli studi di
genere e la ricerca femminista”.
Punti da rilevare:
- Anche queste formulazioni normative sono oltremodo generiche e permettono di includere qualunque tipo di azione per il perseguimento dei fini che si pone, qualsiasi mezzo quindi purché sia coperto dall’etichetta “antidiscriminazione”[4]
- Le parole che ricorrono più di frequente sono combattere: mettere in discussione tramite il ruolo che l’istruzione ed i media hanno nella nostra società. La cosa più impressionante è che il testo arriva addirittura a sottolineare: “l’estrema importanza di inculcare tali valori fin dalla tenera età”. Questo fa paura, è esattamente la vera natura del metodo usato per decostruire, smantellare, distruggere le fondamenta più profonde della nostra società.
Infine siccome avevamo detto di fare un controllo
sistematico, controlliamo anche cosa succede da qualche altra parte nel nostro
paese per capire il fine reale ed il senso del comma 16 della legge sulla
“Buona Scuola”.
Ora
l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni
Razziali) è stato creato, con l’art. 7 del decreto legislativo 9 luglio 2003,
n. 215 per “la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle
discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, con funzioni di
controllo e garanzia delle parità di trattamento e dell’operatività degli
strumenti di tutela, avente il compito di svolgere, in modo autonomo e
imparziale, attività di promozione della parità e di rimozione di qualsiasi
forma di discriminazione fondata sulla razza o sull’origine etnica, anche in
un’ottica che tenga conto del diverso impatto che le stesse discriminazioni
possono avere su donne e uomini, nonché dell’esistenza di forme di razzismo a
carattere culturale e religioso”
Tuttavia
ora le sue competenze si sono ampliate e di fatto esso utilizza i fondi
nazionali per attuare strategie riguardanti l’omofobia e la transfobia, che
nulla hanno a che fare con i suoi scopi istituzionali, tanto da aver messo a
punto una “Strategia Nazionale LGBT italiana”, e da avere emesso “Linee
guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT”. Così
discriminando di fatto non solo la maggioranza ma anche alcune categorie che
veramente necessitano di protezione come quelle, solo per farne un esempio, dei
portatori di handicap.
Come
ci ricorda Monica Boccardi nel suo bell’articolo, gli esempi di queste
politiche cominciano già farsi strada nella realtà e nella quotidianità delle
nostre vite. Ne sono esempi chiari i fatti avvenuti “in quelle scuole […] dove
programmi di lotta alle discriminazioni, al bullismo e al cyberbullismo, e così via, si sono trasformati in qualcosa di
totalmente differente, incentrandosi quasi esclusivamente ora sulla “decostruzione”
dell’identità di genere personale attribuita all’influenza deleteria della
società e dell’educazione tradizionale (vedi il gioco del rispetto a Trieste),
ora sulla demolizione del concetto di famiglia, accompagnato dalla narrazione
di nascite da utero in affitto, spacciate per “atti d’amore” (vedi i libri
sulle famiglie arcobaleno introdotti in molti asili), ora, infine, su
informazioni di educazione sessuale che definire discutibili è dir poco, dato
che non potevano definirsi tali (vedi il progetto W l’Amore in Emilia Romagna)”.
***
Riprendiamo le fila
della nostra analisi:
Per
far si che chiunque si sappia divincolare nell’universo poliedrico delle norme
che regolano queste tematiche tutti abbiamo i tre strumenti di interpretazione
che fin qui abbiamo utilizzato:
- interpretazione letterale (essere ben attenti alle parole delle norme di cui ci occupiamo, capire a cosa si riferiscono in particolare)
- interpretazione sistematica (andare a vedere i rimandi che le norme operano e vedere come certi temi vengono trattati in più disposizioni normative differenti per capire meglio il senso che il legislatore da alle parole che usa)
- interpretazione teleologica (capire cioè il fine che il legislatore vuole perseguire con un certo dettato normativo. Questo ultimo livello di analisi si può effettuare ottenendo un certo grado di affidabilità solamente dopo aver effettuato i due precedenti step di analisi.)
Nel
nostro caso abbiamo visto che il tenore letterale della legge sulla “Buona
Scuola” è essenzialmente ambiguo perché i termini sono molto generali e non
viene specificato, se non per rimando ad altre norme altrettanto vaghe, come si
realizzerebbero i “principi di non discriminazione” che il comma 16 enuncia. In
secondo luogo si deve dire che dal testo di questo comma emerge chiaramente che
lo scopo della norma non è perseguire fini di non discriminazione o di rispetto
del prossimo, ma semplicemente sensibilizzare la società sul contenuto di
documenti normativi nazionali (come il Piano d’azione straordinario) ed
internazionali (come la Programmazione e la Convenzione di Instanbul).
Dall’interpretazione
sistematica abbiamo visto che i termini che nel comma 16 diventano meno vaghi
negli altri atti normativi che abbiamo esaminato e che questi fanno esplicito
riferimento al rinnegamento delle categorie e delle strutture sociali tradizionali
per rieducare fin dalla più tenera età i bambini alle “non categorie” LGBT.
Appare chiarissimo, dall’esame congiunto di tutti i testi normativi che mezzo
essenziale di questo gioco perverso sarà l’istruzione ed i social-media.
Con
l’interpretazione teleologica possiamo facilmente desumere che, il comma 16 ha
il solo fine di introdurre e far accettare ai consociati quanto previsto dalla
normativa a cui rimanda. In sostanza l’ideologia Gender ed il rifiuto della
divisione dei ruoli sessuali di appartenenza. Il fine è quindi rieducare, sotto
i dettami europei, la nostra società.
Ne
sono esempi chiari: la deviazione del ruolo dell’UNAR, i finanziamenti agli
atenei per l’istituzione di cattedre che si occupino di Gender e quanto avviene
già nelle aule delle nostre scuole.
[1]
Presentato in data 7.05.2015 ma non ancora in vigore perché in attesa
dell’emanazione del decreto ministeriale. Disponibile al: http://www.partecipa.gov.it/media/1027/descrizione-del-piano-d-azione-straordinario-contro-la-violenza-sessuale-e-di-genere.pdf
[4] Così
come sottolinea: Monica Boccardi: http://www.notizieprovita.it/legislazione/la-teoria-gender-nella-buona-scuola-bisogna-vigilare/
al cui lavoro questo articolo fa chiaro riferimento.
lunedì 14 settembre 2015
lunedì 7 settembre 2015
L'informazione in Italia: quattro buoni motivi per diffidarne e maneggiarla con cura
Stefano Principe, Elena Marchese (gruppo giovanile di apologetica Voci del Verbo)
È
fondamentale per un cattolico approcciarsi sempre con spirito critico a tutte
le notizie che gli vengono date dai principali mezzi di comunicazione. È fondamentale
specialmente se suddetto cattolico si trova in Italia. Andiamo subito al
dunque: tutti i principali mezzi di
informazione italiani non sono affatto interessati alla verità oggettiva dei
fatti quanto piuttosto ad imporre, tralasciando o mistificando notizie, una
ideologia anticristiana. C’è chi già ne è consapevole e chi invece penserà
sia un’esagerazione e griderà al complottismo, ma recentemente ci sono stati
alcuni avvenimenti che non possono non farci pensare che l’informazione
italiana venga palesemente e
costantemente manipolata.
Lezioni di mistificazione: i casi Pardi e Bergoglio
Possibile
che giornali importanti, insospettabili, comprati e letti pefino da cattolici,
come Repubblica e Corriere della Sera possano essere i
primi a modificare a proprio piacimento tutte le notizie che potrebbero
sembrare “scomode”? Possibilissimo, signori e signore, vediamo subito due
(degli incredibilmente numerosi) esempi accaduti in questi ultimi giorni.
Caso Pardi.
Il 28 Agosto, la redazione
veneta del Corriere della Sera
pubblica online la notizia secondo cui il Papa avrebbe risposto ad una lettera inviatagli
da Francesca Pardi, direttrice della casa editrice Lo Stampatello. La Pardi vive con la sua compagna e i “loro” figli
ed è autrice di alcuni libri per bambini (ad esempio, “Perché hai due mamme?”,
“Perché hai due papà?”) tramite i quali vorrebbe insegnare già ai più piccoli
che non c’è alcuna differenza tra “famiglie” omosessuali e famiglie
tradizionali. Bene, il Papa avrebbe risposto alla sua lettera incoraggiandola
ad «andare avanti». La notizia sembra alquanto sospetta ma per il Corriere poco importa verificarne
l’autenticità: l’importante è che il Papa sembri pro-gender e pro-unioni gay. Il Fatto Quotidiano prende la palla al
balzo e riporta la notizia del Corriere, lo
stesso fa il Giornale[1]
e chissà quanti altri. Poche ore dopo arriva la smentita ufficiale della sala
stampa vaticana[2]:
la lettera inviata alla Pardi non è altro che una lettera scritta a partire da
un modello standard con cui solitamente si risponde alle lettere che arrivano
al Santo Padre. «È del tutto fuori luogo una strumentalizzazione del contenuto
della lettera» precisa padre Ciro Benedettini, vice direttore della Sala Stampa
del Vaticano. Dulcis in fundo, la
stessa Pardi afferma, in un’intervista, che il Papa non le ha mai detto di
andare avanti[3].
Sembrerebbe dunque tutto risolto.
Quella che poteva essere una notizia bomba per i media, si è rivelata essere
una grandissima menzogna: il Papa non apre affatto né al gender, né alle unioni
gay, in realtà non ha neanche scritto lui la lettera, probabilmente neanche
saprà chi è Francesca Pardi. Ma come viene modificata la notizia riportata dai
giornali? Forse qualcuno prova a raccontare la verità dei fatti, ovvero che
Francesca Pardi si è totalmente inventata un’approvazione del suo lavoro da
parte del Papa? Magari qualcuno potrebbe anche citare le frasi del Papa che
parla in continuazione dell’ideologia gender definendolo una “colonizzazione
ideologica”, “sbaglio della mente umana” e un “segno di frustrazione”? No. Si mira
a creare una contrapposizione tra il Papa e il Vaticano. Il Papa approva, ma il
Vaticano smentisce, questo il contenuto degli articoli de Il Fatto Quotidiano[4] e
il Corriere[5]
(che dopo la smentita del Vaticano fa sparire l’articolo dal sito) il quale,
riferendosi al fatto che il sindaco di Venezia, Brugnaro, abbia vietato i libri
della Pardi nella sua città, afferma: «La lettera del Papa non farà
comunque cambiare idea al sindaco di Venezia Brugnaro». Ma come? Ma se si è
appena dimostrato che il Papa non ha nulla a che vedere con quella lettera!
Nonostante le smentite, continuano a dare per scontato che il Papa abbia
scritto la lettera e che sia favorevole al lavoro della Pardi.
Caso Bergoglio:
L’1 Settembre
2015, Papa Francesco scrive una lettera[6]
nella quale parla dell’Indulgenza ottenibile in occasione del Giubileo
Straordinario della Misericordia. Due gli argomenti salienti per la stampa:
uno in tema di aborto, l’altro che riguarda i detenuti.
![]() |
| Fonte: Repubblica, twitter |
Il primo punto riguarda in particolare la concessione a tutti i
sacerdoti di perdonare, durante il Giubileo della Misericordia, il peccato di
aborto. Normalmente questo non è possibile perché il peccato d'aborto comporta la scomunica, «la cui assoluzione non può essere accordata che dal Papa, dal Vescovo del luogo o da presbiteri da loro autorizzati» (CCC, 1463). Le parole del Papa, in pieno accordo con il Catechismo, sono molto chiare: «Una mentalità molto diffusa ha ormai fatto perdere la dovuta
sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita. Il
dramma dell’aborto è vissuto da alcuni con una consapevolezza superficiale,
quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta […] Ho
deciso, nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i
sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto
quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono»[7].
Il messaggio è chiaro: l’aborto è un peccato, un dramma, un gravissimo male. A
tutti i sacerdoti viene data la facoltà di assolvere dal peccato di aborto
quanti lo hanno procurato e pentiti di
cuore ne chiedono il perdono. Eppure, ciò che sembra ovvio per ogni persona
ragionevole, non lo è per Repubblica
che vuole invece stravolgere in una maniera davvero diabolica le parole del
Papa. La prima pagina dello stesso giorno de la Repubblica Sera presenta una immagine di una donna che bacia la
mano al Papa e un titolo enorme: Libera
nos. Sottotitolo: “Per il Giubileo
Francesco concede il perdono ai medici abortisti. Un segnale nell’Italia degli
obiettori di coscienza. Dove il diritto delle donne è spesso negato”.
No, potreste pensare, non l’hanno
scritto veramente. E invece sì. Ci rendiamo conto del livello incredibile di
manipolazione della realtà di questo giornale? Addirittura qui si capovolge la
realtà per lanciare un messaggio ai medici obiettori (che in Italia,
ricordiamolo, sono aumentati del 10% in 7 anni e nel 2012 erano il 70%[8]):
“ehi tu, medico obiettore, il Papa ti sta dicendo che puoi stare tranquillo,
sei perdonato, puoi procurare aborti”. L’obiettivo di Repubblica non è dare una informazione corretta, ma è convincere
l’italiano medio (che il più delle volte accetta in maniera completamente
acritica tutto quanto i media gli diano in pasto) che il Papa è diverso da
quelli precedenti, è aperto, è a favore del diritto delle donne di abortire,
favorevole al gender, favorevole a tutto. Il problema non è il Papa, che è
avanti, ma sono quei “cattivoni” di cattolici tradizionalisti/oscurantisti/omofobi/ignoranti
che, poverini, non riescono ad essere così mentalmente aperti come lo è questo
grande Papa. C’è gente che si beve tutto questo? Beh, diciamo che essere
scettici e critici non è facile quando leggi un titolone sulla prima pagina del
secondo giornale più diffuso d’Italia!
Veniamo al secondo punto. La stessa lettera sulla
concessione dell’Indulgenza riguarda, come precedentemente accennato, anche le
modalità con cui i detenuti potranno ottenere l’Indulgenza giubilare. Il Papa
dice: “Il mio pensiero va anche ai carcerati, che
sperimentano la limitazione della loro libertà. Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia,
destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno
tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente
inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti
costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a
chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno
ottenere l’indulgenza, e ogni volta che
passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera
al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta
Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è
anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà.”
Immediatamente
interpellato, P. Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana ha risposto che:
“questo
non è un appello di carattere giuridico: si tratta di una lettera
indirizzata a mons. Fischella, quindi interna
alla Chiesa, non alle autorità italiane" e che, d’altra parte, se il
Papa avesse voluto “chiedere l'amnistia” lo
avrebbe fatto “con altre modalità"[9]. Come
del resto è stato fatto da S. Giovanni Paolo II nel 2000.
La
lettera del Papa parla chiaramente di cose spirituali e non è un documento
politico. Il fatto che storicamente sia capitato che al Giubileo fosse
affiancata un'amnistia/indulto carcerario - tra l’altro su istanza politica e non
papale - non modifica la natura di questo documento. Anche perché, se questa
lettera avesse avuto davvero carattere politico sarebbe stata inviata alle
autorità competenti e non a Mons. Rino Fisichella che è il presidente del
Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Abbiamo
quindi almeno tre argomenti di grande forza per capire la natura di questo
atto: uno letterale (come il Papa parla nella sua lettera), uno
storico-sistematico (nella storia i Papi che hanno chiesto un’amnistia
giuridica lo hanno fatto con altre modalità) ed uno di autorità (è lo stesso
Vaticano a dire che questo non è un documento politico).
Sembra
chiaro no? Ma indovinate come il mondo della stampa ha riportato la notizia?
Solo per citare due esempi: “Giubilieo,
Papa chiede grande amnistia[…][10]”
e “Papa chiede amnistia o indulto? Dal
contesto però si capisce che vorrebbe un indulto”[11].
Per
quanto riguarda i Tg televisivi le cose non sono andate meglio. La frase del
Papa è stata contestualizzata e riportata nella sua interezza solo da Skytg24
mentre tutti gli altri (TG1 primo tra tutti, ma anche Tg2 ecc.) non solo hanno riportato
la falsa notizia che il Papa avrebbe richiesto l’amnistia, ma ovviamente si sono
portati avanti parlando (ad una manciata di ore dalla notizia) della bagarre politica sull’argomento. Tutto ciò è veramente triste. Ma di che
stupirsi? Questo è esattamente ciò che è successo a Gesù quando, interrogato da
Pilato, rispondeva che il Suo non era un regno politico o militare, che il Suo
regno “non è di quaggiù”[12]. Anche in quell’occasione il mondo, nella
durezza del suo cuore è rimasto interdetto ed ha applicato le sue categorie.
Proprio come capita oggi, quando l’Indulgenza Giubilare diventa un Indulto di
politica criminale.
Nascondere l’evidenza: i casi Planned Parenthood e March for Life
Vedete,
questi giornali non si limitano a modificare notizie effettivamente avvenute
per far dire al Papa cose che potrebbe dire solo nei sogni più sfrenati di
Eugenio Scalfari. Quando nel mondo accadono avvenimenti che potrebbero far
porre domande troppo pericolose all’italiano medio (abituato dall’informazione
italiana, a pensare all’aborto come ad un diritto e ad un’operazione al pari di
una visita dal dentista) la soluzione è una: il silenzio. Vediamo due casi
particolarmente gravi, accaduti anche questi molto recentemente, rispetto ai
quali i giornali italiani hanno deciso di stare zitti e semplicemente evitare
di raccontarli.
Caso Planned Parenthood:
La Planned Parenthood (genitorialità
pianificata) è la più potente associazione abortista degli Stati Uniti.
Possiede centinaia di cliniche private per aborti negli USA e le sue entrate
superano il miliardo di dollari l’anno
secondo l’Alan Guttmacher Institute[13]. Il
14 Luglio 2015 la Planned Parenthood
è rimasta coinvolta in uno scandalo che in America ha avuto molta risonanza e
ha causato grandi dibattiti. Alcuni dirigenti della Planned Parenthood sono stati filmati da degli attori del Center
for Medical Progress[14]
mentre ammettevano con naturalità di praticare aborti anche al 6° mese di
gravidanza in maniera tale da estrarre
organi intatti dal feto con l’intento di rivenderli a dei centri di ricerca,
come Stem Express.
Nel
primo video, la dottoressa Nucatola, senior director dei servizi medici
della Planned Parenthood, ha svelato
l’esistenza di un mercato illecito, specificando come, tra gli organi più
richiesti del feto, ci sia il fegato, benché stiano rapidamente “affermandosi”
anche cuore, polmoni ed arti inferiori.
Nel
settimo video pubblicato dal CMP si ascolta la testimonianza di Holly
O’Donnell, una flebotomista che lavorava per StemExpress nel 2012. Il
suo incarico era prelevare “campioni di tessuto” dal feto abortito. Un giorno,
nella clinica PP di Mar Monte’s Alameda,
a San Jose, in California, si è
trovata di fronte a un bambino quasi del tutto formato, col naso ben
pronunciato, il cui cuore batteva. ”Sedevo lì davanti a quel feto, il suo cuore batteva e non sapevo cosa
pensare. Non sapevo se tecnicamente si potesse considerare morto”. Poi il suo
supervisore, facendole notare che quel “campione” era così intatto che
se ne poteva ricavare “un sacco di materiale”, le chiede di asportare il
cervello del bambino praticandogli un taglio sul viso (per non rovinare il
cranio).
In questi giorni è stato
pubblicato il nono video[15]. Potete immaginare
quanto siano raccapriccianti queste immagini e quanto stiano scuotendo
l’opinione pubblica degli americani. E
in effetti negli Stati Uniti questo scandalo ha avuto una risonanza mediatica inimmaginabile.
Non solo ne hanno parlato strumenti di informazione pro-life come LifeSiteNews[16]
e LifeNews[17]
e associazioni pro-life come LiveAction[18],
Alliance Defending Freedom[19],
MarchForLife[20],
LifeInstitute[21]
e tantissime altre; ma anche giornali laici come il New York Times[22],
il Daily News[23],
il Washington Post[24].
E non hanno scritto uno o due articoli, ma ne scrivono continuamente da un mese!
Su Twitter sono stati lanciati hashtag come #PPsellsbodyparts (“Planned Parenthood
vende parti del corpo”) e #DefundPP
(“Togliete i fondi alla Planned Parenthood”)
che, riporta il Washington Times (altro
giornale laico), sono stati molto più citati degli hashtag opposti che sostengono Planned
Parenthood: i primi (#PPsellsbodyparts
e #DefundPP) sono stati citati
965,479 volte, mentre #StandwithPP
and #SupportPP solo 271,925 volte,
secondo un’analisi fatta da NetBase e
pubblicata dal Washington Times,
un’azienda che analizza gli andamenti delle notizie sui social. Questa analisi
ha anche rivelato che «le conversazioni
su Planned Parenthood sono “esplose” da circa 4.500 citazioni al giorno nei tre
mesi precedenti alla pubblicazione del primo video, a 121.661 citazioni nelle
prime 24 ore dopo il primo video, un aumento del 2.600%»[25]. Insomma:
questo è uno degli argomenti di cui gli americani stanno parlando più
frequentemente in questi giorni, non c’è alcun dubbio, e l’opinione sembra
essere nettamente a favore della revoca
dei fondi alla Planned Parenthood.
Dopo la
pubblicazione dei primi video, è stata organizzata una enorme manifestazione
davanti alle cliniche abortiste della Planned
Parenthood negli Stati Uniti. Il 22 Agosto, circa 80.000 persone hanno
manifestato in 334 città degli Stati Uniti contro questo scandalo[26].
Seguendo su Twitter l’hashtag #ProtestPP si possono vedere tutte le foto della manifestazione.
Ma forse
l’effetto più importante che ha causato la pubblicazione di questi video, è quello
politico. La Planned Parenthood riceve dei fondi dai singoli Stati ma, dopo la
pubblicazione dei video del CMP, alcuni governatori hanno seriamente mostrato
l’intenzione di far cessare questi finanziamenti. Greg Abbott, governatore
dello Stato del Texas, ha annunciato
un progetto (LIFE) che include diverse iniziative a favore della vita nascente.
Una di queste consiste nel fatto che «i finanziamenti
alla Planned Parenthood e ad altre associazioni che forniscono servizi d’aborto
con i soldi dei contribuenti devono essere completamente eliminati, sia a
livello locale che a livello statale»[27]. Il
rappresentante dello Stato dell’Arkansas
ha deciso di passare al partito Repubblicano a causa dello scandalo Planned Parenthood[28]:
«Ho deciso di unirmi al partito
Repubblicano perché credo fermamente che i valori conservatori che rappresenta
siano in linea con le mie convinzioni e credenze personali. Credo nella sacralità della vita».
Altri
quattro Stati hanno deciso di eliminare i finanziamenti alla Planned Parenthood (Arkansas,
Lousiana, Alabama e New Hampshire)[29],
nonostante «l’amministrazione di Obama abbia minacciato gli Stati, affermando
che le azioni per togliere fondi al business dell’aborto sono una violazione
della legge federale»[30]. Secondo
LifeNews, la Camera dei
Rappresentanti degli USA (uno dei due rami del Parlamento) ha programmato una
votazione su un progetto di legge che potrebbe fermare i finanziamenti alla Planned Parenthood[31], nonostante
una votazione già avvenuta in Senato il 3 Agosto, nella quale i Democratici
sono riusciti a «vincere lo sforzo dei Repubblicani di revocare i finanziamenti
dei contribuenti alla Planned Parenthood».
Infine, le principali associazioni pro-life
americane hanno fatto partire una raccolta firme per togliere tutti i
finanziamenti alla Planned Parenthood
da parte dello Stato. Sono state già
superate le 230.000 firme! (Tra l’altro è possibile sostenere l'iniziativa sottoscrivendo
la proposta al seguente indirizzo: www.plannedparenthoodexposed.com/).
Stupisce particolarmente la capacità degli americani
di alzare la loro voce contro l’ingiustizia di queste pratiche orribili. Ad un
italiano potrebbe sembrare quasi impossibile che, in un paese multiculturale e
sicuramente non a maggioranza cattolico come gli Stati Uniti, ci sia così tanto
interesse relativamente a queste tematiche. Ma allora forse l’equazione “cattolico
= protettore della vita” non è così rigida. Magari qualcuno altro, fuori
dall’Italia, si è accorto che vale la pena difendere questi che sono valori
universali e non prese di posizione oscurantiste. Forse però per questo, basterebbe solamente un
po’ di buon senso.
Ora, la
domanda da porci è: di tutto questo la stampa italiana ha riportato qualcosa? A
parte qualche testata minore cattolica, quasi nulla! Riusciamo a renderci conto
di essere di fronte ad un fatto incredibilmente grave? C’è chi ha deciso che
gli italiani non devono venire a conoscenza di questo scandalo perché, evidentemente,
se negli USA ha portato conseguenze così nefaste per l’industria abortista,
cosa potrà mai accadere nella cattolica Italia, centro della cristianità
mondiale?
Allora
c’è qualcosa che non va nell’informazione italiana, in quale altro modo potrebbe
spiegarsi il fatto che, nel dibattito interno al nostro paese questi temi subiscano
una mutazione genetica così radicale che ne snatura completamente la fisionomia?
In Italia infatti non si parla di aborto, ma del dibattito politico
sull’aborto. In questo fenomeno sembra attuarsi chiaramente un meccanismo di “deresponsabilizzazione” sociale
in cui la nostra attenzione viene spostata fino a non permetterci più di
mettere a fuoco i veri problemi.
Il caso
riportato sopra è una dimostrazione chiara di come, in altre parti del mondo,
le cose vadano diversamente. Negli Stati Uniti c'è interesse attivo da parte dei cittadini
nell’informarsi, c’è inchiesta e qualche volta si arriva anche alla verità. La
realtà italiana però è diversa.
Da noi
infatti sembra esserci un totalitarismo ideologico[32]
imposto dall'alto, da chi si sente intralciato da un passato troppo
ingombrante, che non ci farebbe essere "uguali agli altri". Esempi?
La lotta per il "diritto" all'aborto, l'imposizione non solo di un
riconoscimento/regolamentazione civile delle unioni tra persone dello stesso
sesso, ma anche che queste posseggano l'etichetta di
"nozze/matrimonio", di "famiglia"omosessuale. Questa è
volontà di emanciparsi dalla propria identità culturale. Una lotta al prezzo
della quale si sacrifica l'uomo stesso e ciò che c'è di più fondamentale come
la vita o la dignità.
Ma agli
italiani, alle persone comuni, non interessa gran che tutto questo. Rimangono
ancora turbati però, nel sentire cose come quella storia strana della Planned Parenthood, quasi come si
fossero svegliati un attimo, di soprassalto da un torpore calmo che gli
impedisce di vedere come si muove il mondo attorno a loro; il tutto prima di
riaddormentarsi di nuovo.
Caso March For Life:
Ancora un’altra
notizia ignorata dai mezzi di comunicazione italiani perché eccessivamente
scomoda. La riforma sanitaria di Obama del 2010 «impone ai datori di lavoro,
indipendentemente dalle loro convinzioni morali, di fornire una copertura
assicurativa per medicinali abortivi, sterilizzazione e contraccezione, sotto
minaccia di pesanti multe da parte dell’IRS (Internal Revenue Service)». Ma «una
corte federale lunedì [31 Agosto 2015] ha emesso un ordine nel caso March for Life v. Burwell che proibisce
permanentemente all’amministrazione Obama di far rispettare tali obblighi all’organizzazione
pro-life, fondata per porre fine all’aborto, o ai suoi dipendenti, che anche si
oppongono al mandato»[33].
Notizia riportata anche dal New York
Times[34],
ma indegna di giungere in Italia. Dunque anche qui, silenzio di tomba.
In
conclusione, una lettura critica di questi giornali è fondamentale, non bisogna
mai e poi mai fidarsi ciecamente di quello che dicono perché, lo abbiamo visto,
il loro scopo primario non è affatto quello di fornire una informazione
corretta e vera, tutt’altro. Ci sembra che l’atteggiamento più prudente consista
nell’incrociare le informazioni fornite da questi giornali (prendendole con
tutta la cautela possibile) con quelle fornite invece da giornali cattolici
online come la nuova bussola quotidiana,
la croce quotidiano e tempi, oltre che di giornali online di
altre nazioni, sia laici che cattolici.
[12] Vangelo
secondo Giovanni, v.19
[13] L’Alan Guttmacher Institute è
una associazione non-profit che “promuove la salute sessuale e riproduttiva in
tutto il mondo, attraverso ricerche, analisi politiche e l’istruzione
pubblica”. www.guttmacher.org
[14] Il Center for Medical Progress è
una organizzazione non-profit, formata da giornalisti partecipativi, che si
occupa di problemi bioetici contemporanei che hanno un impatto sulla dignità umana.
www.centerformedicalprogress.org
[15] I video possono essere visti a
questo link: http://www.centerformedicalprogress.org/cmp/investigative-footage/
[22] http://www.nytimes.com/2015/07/15/us/video-accuses-planned-parenthood-of-crime.html
Questo è solo un esempio, ma basta cercare sul sito online per capire l’enorme
quantità di articoli dedicati all’argomento da questo giornale.
[32] Ne è un
esempio il disegno di Legge contro l’Omofobia che introdurrebbe il reato di omofobia
senza neanche definire il concetto. Tipico diogni buon regime fascista/nazista/marxista.
[33] http://www.adfmedia.org/News/PRDetail/9743 A federal court issued
an order Monday in March for Life v.
Burwell that permanently prohibits the Obama administration from
enforcing its abortion-pill mandate against the pro-life organization, founded
to end abortion, or its employees, who also oppose the mandate.
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