sabato 31 gennaio 2015

La laicità dello Stato
(parte 2)

di Giacomo Samek Lodovici



Giacomo Samek Lodovici ha conseguito il dottorato di ricerca ed è assegnista di ricerca presso la cattedra di Filosofia morale all'Università Cattolica di Milano. Collabora a varie riviste, scientifiche e divulgative, come "Annuario di etica", "Rivista di filosofia neoscolastica", "Il Timone", "Studi cattolici".

5) Norme valide solo per i credenti, perché accessibili solo a chi ha la fede, che incentivano le azioni moralmente positive (non obbligatorie) per il credente («prega spesso», «vai spesso a messa», «fai spesso il digiuno», ecc).
6) Norme valide per chiunque, perché accessibili con il ragionamento, che incentivano alcune azioni moralmente positive (non obbligatorie) per chiunque («fai volontariato», «consola chi è afflitto», «vai a trovare i malati», ecc.).
Ebbene, in un regime di «sana laicità» lo Stato:
– deve vietare solo le azioni del quarto tipo, perciò devono essere reati solo le azioni che ricadono sotto le norme corrispondenti (cfr. Tommaso d’Aquino, S. Th., I-II, q. 96, a. 2).
È vero che tali norme del quarto tipo che lo Stato deve emanare sono anche norme morali cristiane. Ma tale coincidenza non è la conseguenza di una mera traduzione delle norme religiose in leggi dello Stato. Piuttosto, queste norme devono essere recepite dallo Stato non già perché sono cristiane, bensì solo perché sono accessibili a chiunque con il ragionamento (infatti sono norme della legge morale naturale) e perché le azioni da esse vietate danneggiano significativamente il prossimo.
Invece, lo Stato non deve vietare con la legge le azioni che ricadono sotto le norme del primo tipo, sotto le norme del secondo tipo (su questo punto la controversia è attualissima, cfr. dibattito sull’eutanasia di chi la richiede; personalmente ritengo giusto sia vietare la collaborazione ad un suicidio, sia – tranne in un caso – impedire ad un uomo di suicidarsi, ma non il divieto legale del suicidio, che pur è un atto gravemente e sempre malvagio; la questione richiederebbe molte spiegazioni, prevedo che qualche lettore potrà essere in disaccordo, e la mia opinione è ovviamente opinabile: l’ho motivata almeno parzialmente nell’articolo citato in bibliografia) e del terzo tipo.
Queste azioni, pur essendo moralmente sbagliate, devono essere tollerate, per almeno due motivi:
1. Le azioni che ricadono sotto le norme del primo, secondo e terzo tipo non devono essere vietate perché la libertà è un grandissimo bene da tutelare, anche a costo di tollerare (che non vuol dire approvare) che l’uomo ne faccia, talvolta, anche un uso moralmente sbagliato.
2. Le azioni che ricadono sotto le norme del primo tipo non devono essere vietate perché l’accettazione di queste norme richiede una previa adesione alla fede;
– deve incentivare, beninteso non coercitivamente, alcune delle azioni positive del primo e del quinto tipo, cioè quelle che promuovono, mantengono o consolidano la religiosità del credente.
Ciò può sembrare in contraddizione con la laicità, ma non lo è, per due motivi:
1. La libertà è un diritto umano innato che dunque lo Stato deve non già istituire, bensì riconoscere, che esso deve non già tollerare, bensì promuovere come valore in sé, come fa per altre espressioni di libertà (culturale, di associazione politica, ecc.).
2. Lo Stato ricava un notevolissimo beneficio sociale dalle iniziative morali, caritative, solidaristiche che i credenti intraprendono sulla scorta di motivazioni religiose.
Dunque, se è vero che uno Stato sanamente laico non deve assumere alcuna connotazione religiosa, «non per questo è motivato all’indifferenza nei confronti delle realtà religiose, bensì è tenuto al riconoscimento da dare all’esercizio concreto della libertà religiosa e alle sue espressioni storiche, anche nella forma del sostegno alle opere che le tradizioni religiose compiono con vantaggio del bene comune» (Francesco Botturi, Secolarizzazione e laicità, in Donati 2008, p. 319, cfr. la bibliografia citata il mese scorso).
– deve incentivare, ma non coercitivamente, alcune azioni del sesto tipo, per il loro beneficio sociale.

Gli interventi pubblici della Chiesa
Pertanto la Chiesa deve intervenire nel dibattito pubblico:
– per approvare-promuovere le leggi coercitive che rispettano le norme morali del quarto tipo (per esempio la legge che vieta il furto e quella che vieta l’omicidio);
– per disapprovare le leggi che consentono la trasgressione delle norme del quarto tipo (per esempio la legge che consente l’aborto);
– per disapprovare le leggi che comandano azioni del primo tipo (per esempio una legge che comandi di non andare a messa), azioni del secondo tipo (una legge che comandi di suicidarsi), azioni del terzo tipo (una legge che comandi di non fare beneficenza) ed azioni del quarto tipo (una legge che comandi di uccidere certe persone, per esempio gli ebrei e i non comunisti);
– per approvare leggi-provvedimenti non coercitivi incentivanti le azioni positive del primo e del quinto tipo;
– per approvare leggi-provvedimenti non coercitivi incentivanti le azioni del sesto tipo.

giovedì 29 gennaio 2015

La laicità dello Stato
(parte 1)

di Giacomo Samek Lodovici

Giacomo Samek Lodovici ha conseguito il dottorato di ricerca ed è assegnista di ricerca presso la cattedra di Filosofia morale all'Università Cattolica di Milano. Collabora a varie riviste, scientifiche e divulgative, come "Annuario di etica", "Rivista di filosofia neoscolastica", "Il Timone", "Studi cattolici".


Il concetto di laico/laicità ha assunto molteplici accezioni, talvolta viene impiegato per dire cose opposte o quasi, talvolta viene usato come un’arma per silenziare la Chiesa ed i cattolici e per relegare la religione nel privato.
Non potendo ricostruire i vari significati che ha assunto questo termine, ci limitiamo a considerarne solo alcuni.

ORIGINE DEI TERMINI E CONCEZIONI ERRONEE

Laico come non credente
Ad esempio, molti usano il termine laico per designare il non credente.
Ma questa sinonimia tra laico e non credente stravolge la storia del significato del termine. Infatti, la sua etimologia è il termine greco laos, che vuol dire popolo: già in s. Pietro (1 Pt, 2,9), ancorché non si trovi il termine “laico” è però già presente il concetto, che designa una condizione all’interno della Chiesa, quella dell’appartenente al popolo dei battezzati e dei credenti; il termine “laico” viene impiegato poco dopo da Papa Clemente I, che lo circoscrive rispetto a s. Pietro, designando colui che fa parte del popolo dei battezzati e dei credenti, ma che non ha conseguito alcuna partecipazione all’ordine sacro e non ha emesso i voti.
Alle origini dell’era cristiana, dunque, il laico è tutt’altro che il non credente.

Laico come persona razionale
Ancora, molti stabiliscono una sinonimia tra laico – nuovamente inteso come non credente – e persona razionale, ritenendo che il credente non usi la ragione. Ma anche questa sinonimia è sbagliata, per due motivi.
1. Il credente usa la ragione anche quando fa un atto di fede, perché la fede e la ragione non sono due distinte facoltà dell’uomo. Infatti, può sembrare strano, ma anche l’atto di fede è un atto della ragione, precisamente un atto della ragione credente, è un’attività conoscitiva della ragione: in effetti, affermare «io credo a ciò che tu mi dici» vuol dire «io considero vero ciò che tu mi dici». Ora, è la ragione, in sinergia con la volontà, che considera vera (dà il suo assenso) un’affermazione. In altri termini, io compio un atto di fede quando la mia ragione considera vera una cosa che qualcuno mi ha detto: un mio amico, un libro, un giornale, la Chiesa, ecc.
Così, si può distinguere un atto di conoscenza della ragione credente ed un atto di conoscenza della ragione filosofante. Compio un atto di ragionamento filosofico quando con la mia ragione acquisisco direttamente una conoscenza senza ricorrere a qualcun altro; compio un atto di fede quando con la mia ragione acquisisco vera, quando conosco e ritengo vera un’affermazione affidandomi a qualcun altro che la pronuncia.
2. La Chiesa interviene nel dibattito pubblico non già con argomenti confessionali che scaturiscono dalla Rivelazione, bensì proprio con argomenti razionali (per esempio, la Chiesa biasima le leggi abortiste sulla base di argomentazioni razionali), che dunque si sottopongono al dibattito critico. E la Chiesa chiede anche ai credenti di intervenire a loro volta nel dibattito pubblico facendo leva non già su argomenti confessionali, bensì su argomenti razionali. Quando invece la Chiesa si esprime con argomenti confessionali lo fa rivolgendosi solo ai credenti e non chiede, né a loro né allo Stato, di adottare certe iniziative o leggi sulla base di tali argomenti.
Insomma, si può anche usare l’espressione “argomenti-ragionamenti laici” come sinonimo di “argomenti-ragionamenti razionali”, ma a patto di non attribuire simultaneamente l’irrazionalità ai credenti.

Laicità come neutralità etica dello Stato
È poi erronea la rivendicazione di una laicità dello Stato che equivalga alla sua neutralità etica, perché la neutralità morale è impossibile: già solo se lo Stato vieta il furto, la tortura e l’omicidio, lo fa sulla base di una qualche concezione etica, per la quale queste pratiche sono dei mali morali.
Qualcuno può ribattere che lo Stato le vieta perché sono dannose, non perché sono dei mali morali. Tuttavia, perché non dobbiamo danneggiare gli altri? A che titolo lo Stato ce lo impedisce? Non li dobbiamo danneggiare se e perché danneggiarli è malvagio. Infatti, ci sono diversi casi in cui gli uomini si danneggiano senza malvagità e perciò con il beneplacito della legge: se un padre punisce un figlio gli fa a volte del male fisico, ma non un male morale (purché la punizione sia giusta e proporzionata) e perciò lo Stato non glielo impedisce. E, similmente, un manager che licenzia un impiegato lo danneggia con il beneplacito della legge perché l’atto del licenziamento (se è giusto) non è un male morale.

Laicità come scetticismo/relativismo
Talvolta, ancora, per laicità qualcuno intende una posizione di scetticismo e/o relativismo (soprattutto in etica), perlomeno nella sfera pubblica: afferma cioè che la verità è inconoscibile/inesistente, con ciò cadendo nell’autocontraddizione, perché con ciò stesso egli afferma la conoscibilità ed esistenza di una verità (quella secondo cui «la verità è inconoscibile/inesistente»; il che non significa che l’uomo possa conoscere tutta la verità: può coglierne solo alcuni aspetti).

UNA CORRETTA E «SANA» LAICITÁ

Piuttosto, la Chiesa cattolica promuove oggigiorno una concezione di laicità intesa come distinzione tra religione e politica, tra Chiesa e Stato.
Distinzione non significa opposizione e conflitto (come vorrebbe il laicismo), non implica il silenziamento (laicista) della religione da parte della politica: del resto, riducendo al silenzio la Chiesa si realizza una violazione del diritto alla libertà di espressione, che vale per tutti (purché non venga fatta apologia di reato) e quindi deve valere anche per la Chiesa, che deve dunque poter esprimere il suo pensiero. Tra l’altro, essa ha duemila anni di esperienza e di insegnamenti accumulati da proporre, quindi varrebbe la pena ascoltarla in modo approfondito (dubitando delle ricostruzioni giornalistiche e leggendo direttamente quanto propone).
Distinzione tra religione e politica vuol dire che:
1. i chierici non devono (salvo casi particolari) essere politici (come nelle teocrazie);
2. le norme religiose non devono tradursi in leggi dello Stato (come nelle teocrazie).
Ebbene, la laicità così intesa l’ha proposta in nuce già il vangelo: «rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio» (Lc 20,25).
Norme morali, norme religiose e leggi dello Stato
Precisiamo adesso il discorso sul rapporto tra le norme morali, le norme religiose e le leggi dello Stato. A tale riguardo possiamo distinguere (almeno) sei tipi di norme morali, correlate a sei tipi di azioni.
1) Norme valide solo per i credenti, perché accessibili solo a chi ha la fede, che vietano le azioni moralmente negative solo per i credenti («non trascurare la preghiera», «non saltare la messa domenicale», «non saltare il digiuno l’ultimo venerdì di quaresima», ecc.).
2) Norme valide per chiunque, perché accessibili con il ragionamento, che vietano le azioni moralmente negative con cui il soggetto agente non danneggia il prossimo («non compiere atti di gola», «non essere pigro»,«non suicidarti»), almeno non in modo diretto (in realtà in modo indiretto qualsiasi azione incide sugli altri e quindi danneggia/favorisce il loro bene).
3) Norme valide per chiunque, perché accessibili con il ragionamento, che vietano le azioni moralmente negative con cui il soggetto danneggia il prossimo in modo lieve («non essere avaro, quantunque tu possieda legittimamente i tuoi beni», «non dire menzogne, nemmeno quelle che danneggiano poco o per nulla gli altri», ecc.).
4) Norme valide per chiunque, perché accessibili con il ragionamento, che vietano le azioni moralmente negative che danneggiano il prossimo in modo significativo («non dire menzogne che danneggiano significativamente gli altri», «non rubare», «non torturare», «non uccidere», ecc). Queste ultime norme coincidono con le norme primarie della legge naturale.

martedì 16 dicembre 2014

Argomenti contro i Testimoni di Geova - parte II


3.        "Geova" è il nome di Dio?

In Ragioniamo facendo uso delle Scritture la STG insegna che "Geova" è la corretta pronuncia del nome di Dio, e così "sarà salvato chiunque invocherà il nome di Geova" (Rom. 10:13). Continuano, "Molti studiosi favoriscono la parola 'Signore', ma è incerto e non vi è un accordo tra di loro. D'altra parte, 'Geova' è la forma del nome che viene più facilmente riconosciuta, perché è stato utilizzato in inglese per secoli... " (p. 195).
Tuttavia, proprio Aiuto alla comprensione della Bibbia, degli stessi Testimoni di Geova, dice: "Il primo uso documentato di questa forma [Geova] risale al 13 ° secolo d.C. Raymundus Martini, un monaco spagnolo dell'ordine domenicano, la usò nel suo libro Pugeo Fidei dell’anno 1270. Gli studiosi ebrei in generale preferiscono 'Yahweh', in quanto è la pronuncia più probabile" (pp. 884-885).
Il Greco del Nuovo Testamento usa sempre la parola "Signore", e non "Geova", anche in citazioni dal Vecchio Testamento. Encyclopedia Judaica, Encyclopedia di Webster, Jewish Encyclopedia, Encyclopedia Britannica, Universal Jewish Encyclopedia e moltissimi altri sono d'accordo sul fatto che il titolo "Geova" è errato, grammaticalmente impossibile e non fu mai usato dagli ebrei.
4.        Gli esseri umani possiedono un'anima immortale?

Un altro errore commesso dai Testimoni di Geova è la loro negazione della immortalità dell'anima. La Bibbia menziona l'anima circa 200 volte, e Si vede che può avere significati molto diversi a seconda del contesto di ogni passaggio. In questo passaggio dimostreremo semplicemente che l'anima è immortale secondo la Scrittura.
Forse la più forte contraddizione con la dottrina STG si trova nella discesa di Cristo nell'Ade. In 1 Pietro 3:19, l'apostolo dice al suo pubblico come Gesù "predicò agli spiriti in prigione". Se i morti non erano a conoscenza di nulla, allora la sua predicazione sarebbe stata inutile. Nel Vecchio Testamento, il profeta Isaia parla della condizione dei morti, "Nel profondo dell’abisso si agita per te, per farsi incontro al tuo arrivo... Tutti prendono la parola per dirti.... Quanti ti vedono, ti guardano fisso… "(Is. 14: 9-11). Questi versetti indicano chiaramente che i morti sono consapevoli, e il NT racconta la stessa storia. Essere assenti dal corpo non vuol dire essere incoscienti, ma piuttosto permette a qualcuno di essere a casa con il Signore, secondo Paolo (2 Cor. 5: 8, Fil 1:23.). Il corpo è solo una tenda, o tabernacolo, che non dura (2 Cor 5,.. 1-4; 2 Pt 1,13), mentre l'uomo non è in grado di uccidere l'anima (Mt 10:28.). Infatti, le anime vivono oltre la morte dei corpi, dal momento che Giovanni vide "… Le anime di coloro che sono stati uccisi... Essi si misero a gridare a gran voce, dicendo:... E fu detto loro..." (Ap . 6: 9-11). Dato che l'anima non muore con la carne, nei cieli sono in grado di offrire le nostre preghiere a Dio (Apocalisse 5: 8), e vivere nella felicità (Ap 14,13). 
5.        L'inferno è reale o no?

La STG sostiene inoltre che la punizione eterna sia un mito e una bugia inventata da Satana. L'inferno è semplicemente la comune tomba del genere umano, e non è sicuramente una tortura di fuoco, secondo loro.
Secondo la Scrittura, se qualcuno è all’inferno, “fuoco e zolfo saranno il suo tormento…il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli” (Ap 14,11). Si tratta di un “fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli” (Mt. 25:41). Gesù parla ai suoi ascoltatori di Lazzaro e dell'uomo ricco, dove il ricco muore, ed è “tra i tormenti... vide... gridò... «soffro terribilmente in questa fiamma»” (Luca 16 : 19-31). Come ulteriore illustrazione, Gesù ha dichiarato che l'inferno è paragonabile alla Gehenna. Questa “Valle di Hinnom” si trovava a sud est di Gerusalemme, ed veniva usata come una discarica dove i rifiuti venivano bruciati in continuazione giorno e notte in un grande incendio. Gesù informa gli ascoltatori che l'inferno è così, “dove il verme non muore e il fuoco non si estingue” (Marco 9: 42-48). E il luogo in cui i malvagi sono inviati, e da questo “fuoco eterno” (Matteo 18: 8) verrà “pianto e stridore di denti” (Matteo 08:12).. Ora, se l'inferno fosse “un luogo di riposo nella speranza”, come insegna la STG, allora è strano che Gesù abbia scelto tali illustrazioni contraddittorie per decriverlo. Infine, Apocalisse 20 Chiama l’inferno una “piscina di fuoco... [Dove] saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli” –tutti quelli che non sono nel libro della vita. Quindi, se il proprio nome è nel libro della vita, si entra in cielo (Apocalisse 21:27). Se non è nel libro allora lo attende letteralmente l’inferno.

NIHIL OBSTAT: I have concluded that the materials
presented in this work are free of doctrinal or moral errors.
Bernadeane Carr, STL, Censor Librorum, August 10, 2004
IMPRIMATUR: In accord with 1983 CIC 827
permission to publish this work is hereby granted.
+Robert H. Brom, Bishop of San Diego, August 10, 2004


giovedì 11 dicembre 2014

Argomenti contro i Testimoni di Geova - parte I

da Catholic Answers
Originalmente in inglese
http://www.catholic.com/tracts/stumpers-for-the-jehovahs-witnesses

La setta chiamata i Testimoni di Geova (TdG) ha avuto inizio con Charles Taze Russell negli anni intorno al 1870. Russell è cresciuto come un presbiteriano, poi è entrato a far parte della chiesa congregazionale, ed è stato infine influenzato da insegnamenti avventisti. Per sua stessa ammiTorre di Guardia (TG), per la quale i Testimoni di Geova sono in genere noti.

ssione, ha avuto difficoltà ad accettare l'esistenza dell'inferno. È andato a cercare una  Bibbia e, man mano che i suoi studi continuavano, cominciò sistematicamente a rifiutare le principali dottrine del cristianesimo storico. Ha infine stabilito un suo proprio sistema di credenze, e nel 1879 ha iniziato a pubblicare una rivista per promuovere le sue convinzioni. Questa rivista è stata il precursore della rivista odierna

In questo testo esamineremo cinque argomenti relativi a Russell, ai TG, e alla loro organizzazione madre, la Società Torre di Guardia (STG). Noi dimostreremo che le credenze dei Testimoni di Geova non derivano dalla Scrittura, e che entrambi Russell e la STG sono completamente inaffidabili come guide spirituali.

1.        La Società Torre di Guardia è affidabile?

Nel 1910 Russell scrisse: "Se qualcuno mette da parte gli Studi della Scrittura [abbreviazione di una pubblicazione di 7 volumi della STG, intitolato Studi sulle Scritture, di seguito abbreviato in Studi], anche dopo averne usufruito, dopo aver acquisito una certa familiarità con loro, dopo averli letti per dieci anni, se li mette da parte e li ignora e si avvicina alla sola Bibbia, anche se ha capito la Bibbia per dieci anni, la nostra esperienza mostra che entro due anni cadrà nelle tenebre. D'altra parte, se avesse semplicemente letto gli Studi delle Scritture con i loro riferimenti e non avesse letto neanche una pagina della Bibbia, in quanto tale, in due anni, egli sarà nella luce» (TG Ristampe, 1910/09/15, 4685). La STG sostiene di essere portavoce affidabile di Dio alle nazioni e di essere il profeta ispirato da Dio (TG, 1972/04/01, 197) - e tuttavia le sue profezie hanno più volte dimostrato di essere false. L'unica conclusione da trarre è che la STG debba essere respinta come un falso profeta.

Tra le altre cose, la STG ha previsto quanto segue:

  • 1889 "La ‘battaglia del gran giorno di Dio onnipotente’ (Ap 16,14), che si concluderà nel 1914 d.C. ..." (Studi, Vol. 2, edizione 1908, 101).
  • 1891 "Con la fine del 1914 d.C., ciò che Dio chiama Babilonia, e ciò che gli uomini chiamano cristianità, sarà ormai passato, come già indicato dalla profezia" (Studi, Vol. 3, 153).
  • 1894 "La fine del 1914 non è la data di inizio, ma della fine del tempo dei guai" (TG ristampe, 1894/01/01, 1605 e 1677).
  • 1897 "Il nostro Signore è ora presente, dal mese di Ottobre del 1874 d.C." (Studi, Vol. 4, edizione 1897, 621).
  • 1916 "I sei grandi giorni di 1000 anni che ebbero inizio con Adamo sono finiti e che il grande 7° giorno, i 1000 anni del regno di Cristo, cominciarono nel 1873" (Studi, Vol. 2, pag. 2 di introduzione).
  • 1917 "Le Scritture… dimostrano che la Seconda Venuta del Signore si è verificata nell’autunno del 1874" (Studi, Vol. 7, 68).
  • 1918 "Pertanto, possiamo fiduciosamente aspettarci che il 1925 segnerà il ritorno di Abramo, Isacco, Giacobbe, e dei profeti fedeli di vecchi" (Milioni ora viventi non morranno mai, 89).
  • 1922 "La data del 1925 è ancora più distintamente indicata dalle Scritture che quella del 1914" (TG, 1922/09/01, 262).
  • 1923 "Il 1925 è stato definitivamente stabilito dalle Scritture. Per quanto riguarda Noè, il Cristiano ha ora molto di più su cui basare la sua fede di quanto Noè avesse su cui basare la sua fede nell’arrivo di un diluvio" (TG, 1923/04/01, 106 ).
  • 1925 "L'anno del 1925 è qui... I cristiani non dovrebbero essere così profondamente preoccupati per quello che può accadere quest'anno" (TG, 1925/01/01, 3).
  • 1931 "C'era una misura di delusione da parte dei fedeli di Geova sulla terra per quanto riguarda le date del 1914, 1918 e 1925... E hanno anche imparato a smettere di fissare date" (Vindication, 388, 389).
  • 1939 "Il disastro di Armageddon è davanti a noi" (Salvezza, 361).
  • 1941 "L’Armageddon è sicuramente vicino... Presto... Nel giro di pochi anni" (Bambini, 10).
  • 1946 "L’Armageddon... dovrebbe venire qualche tempo prima del 1972" (Hanno trovato una fede 44).
  • 1966 "Seimila anni dalla creazione dell'uomo termineranno nel 1975, e il settimo periodo di mille anni della storia dell’umanità inizierà nell'autunno del 1975 d.C." (La vita eterna nella libertà dei figli di Dio, 29).
  • 1968 "La fine dei seimila anni della storia dell’uomo nell'autunno del 1975 non è incerta, ma è accettata come una data sicura" (TG, 1968/01/01, 271).

Oltre alle false profezie, la STG ha indotto in errore i suoi membri attraverso innumerevoli cambiamenti nella dottrina e nella pratica:

"Adorare Cristo in qualsiasi forma non può essere sbagliato ..." (TG, 3-1880, 83). "È non biblico per gli adoratori del Dio vivo e vero, rendere culto al Figlio di Dio, Gesù Cristo" (TG, 1964/11/01, 671).

Gli uomini di Sodoma saranno risuscitati (TG, 7-1879, 7-8). Gli uomini di Sodoma non saranno risuscitati (TG, 1952/06/01, 338). Gli uomini di Sodoma saranno resuscitati (TG 1965/08/01, 479). Gli uomini di Sodoma non saranno resuscitati (TG 1988/06/01, 31). Gli uomini di Sodoma saranno resuscitati (Vivere per sempre, edizione passata, 179). Gli uomini di Sodoma non saranno resuscitati (Vivere per sempre, edizione successiva, 179). Gli uomini di Sodoma saranno resuscitati (Conoscenza delle Scritture, Vol. 2, 985). Gli uomini di Sodoma non saranno resuscitati (Rivelazione: Il suo grandioso culmine è vicino! 273).

"Non può esserci nulla contro la nostra coscienza per quanto riguarda l’ingresso nell'esercito" (TG, 1903/04/15, 120). Per  coscienza, i Testimoni di Geova devono rifiutare il servizio militare (TG, 1951/02/01, 73).

"Potremmo anche partecipare con il mondo civilizzato nel celebrare il grande evento [Natale]...» (TG Ristampe, 1904/12/01, 3468). "Natale e la sua musica non vengono da Geova... Qual è la loro origine?... Satana il diavolo" (TG, 1983/12/15, 7).

"Tutti in America dovrebbero avere il piacere di esporre la bandiera americana" (TG Ristampe, 1917/05/15, 6068). La bandiera è "un simbolo di idolatria" (Svegliatevi!, 9-8-71, 14).

Potremmo formare un elenco molto più a lungo di tali contraddizioni e colpi di scena dottrinali da parte della STG, ma questo basta per rimuovere qualunque motivo per cui si sarebbe potuto credere che "È attraverso le colonne della Torre di Guardia che Geova fornisce direzione e costanti consigli scritturali al suo popolo ... »(TG, 1964/05/01, 277). Se è così, chi può dire cosa verrà insegnato domani?

2.        Si può avere fiducia nella Traduzione del Nuovo Mondo?

La Traduzione del Nuovo Mondo (TNM), la versione della Bibbia propria dei Testimoni di Geova, è stata creata tra il 1950 e il 1961 in più parti, a cominciare dal Nuovo Testamento (NT). La traduzione è stata fatta da un comitato "anonimo", che ha traslitterato e alterato passaggi che erano problematici per i Testimoni di Geova precedenti. Nathan Knorr, Fred Franz, Albert Schroeder, George Gangas e Milton Henschel furono in seguito identificati come gli uomini che hanno creato il testo, che non viene utilizzato da nessun’altra setta. Franz ha studiato greco non biblico per due anni, e ha imparato da solo l'ebraico. Il resto non aveva alcuna formazione regolare in nessun linguaggio biblico. Il testo della TNM è più una traslitterazione fatta per adattare supposizioni teologiche, che una vera e propria traduzione. Questo si nota nei versetti chiave che la STG ha cambiato al fine di adattare le sue dottrine.
Per minare la divinità di Cristo in Giovanni 1:1, la TNM legge: "... La parola era un dio". Studiosi greci che non sono testimoni di Geova, lo ritengono "un errore di traduzione scioccante", "scorretto", "mostruoso" e "prova di ignoranza abissale nei principi fondamentali della grammatica greca". Inoltre, Col. 1:15-17 è stato cambiato in "... per mezzo di lui tutte le [altre] cose sono state create". Se il testo fosse lasciato come si legge nell’originale Greco, affermerebbe chiaramente che Gesù ha creato tutte le cose. Tuttavia, la STG non può permettersi di dire che qualcuno diverso da Geova abbia creato tutte le cose, così ha inserito la parola "altre" quattro volte nel testo.
Le edizioni della TNM del 1950, 1961 e 1970 hanno detto che Gesù doveva essere adorato (Eb. 1: 6), ma la STG ha cambiato la TNM in modo che le edizioni successive appoggino le sue dottrine. I traduttori ora hanno deciso di rendere la parola greca che sta per "culto" (proskuneo) come "rendere omaggio" ogni volta che viene applicata a Gesù, ma come "culto" quando si riferisce a Geova. Se i traduttori fossero coerenti, allora a Gesù verrebbe dato il culto dovuto a Dio in: Matteo 14:33, 28:9, 28:17; Luca 24:52; Giovanni 09:38 e Ebrei 1:6.
Al momento dell'ultima cena, esistevano più di tre dozzine di parole aramaiche per dire "questo significa," "rappresenta" o "significa", ma Gesù non ne ha usata nessuna nella sua dichiarazione: "Questo è il mio corpo". Dal momento che la STG nega la dottrina cattolica sull'Eucaristia, si sono presi la libertà di cambiare le parole del Signore in "Questo significa il mio corpo" in Matteo 26:26.

La TNM traduce anche la parola greca kurios ("Signore") come "Geova" decine di volte nel Nuovo Testamento (NT), nonostante il fatto che la parola "Geova" non venga mai utilizzata da alcun autore del NT. Va inoltre chiesto perché la TNM non traduce kurios come "Geova" in Romani 10: 9, 1 Corinzi 12: 3, Filippesi 2:11, 2 Tessalonicesi 2: 1, e la Rivelazione 22:21. Se la traduzione fosse coerente, allora Gesù sarebbe Geova!

sabato 18 ottobre 2014

Gesù è venuto per abolire la religione? Un Dialogo Socratico

Justin, un cattolico, e Sam, un protestante, discutono sul vero significato della religione.


Sam: Non si tratta di religione, si tratta di una relazione.
Justin: Che intendi quando dici “religione”?
Sam: Precetti insensati, superstiziosi atti di pietà, seguire le regole.
Justin: Beh, se intendi questo per religione, allora sono d’accordo con te. Non riesco a pensare a nessuno che vorrebbe non essere d’accordo con te! Che intendi quando dici “seguire le regole”?
Sam: Pensare che, a meno che tu non faccia questo e quello, Dio si arrabbierà con te o qualcosa del genere.
Justin: Io credo, e spero che lo creda anche tu, che l’amore di Dio è incondizionato. Ci ama perfettamente nel nostro giorno peggiore.
Sam: Amen!
Justin: Quindi tu non stai dicendo che non dovremmo seguire le regole, dove per regole io intendo i comandamenti di Dio. Ma solo che è meglio che il nostro desiderio di seguirlo sgorghi dalla nostra relazione con Cristo invece che dalla paura della punizione
Sam: Precisamente.
Justin: Sono d’accordo. Per inciso, ora che capisco ciò che tu intendi quando dici “religione”, vorrei chiederti: dove hai preso questa definizione? Io non la trovo nella Bibbia.
Sam: Non ricordi ciò che Gesù disse alla gente religiosa del suo tempo? Guarda il vangelo di Matteo, capitolo 12, versetto 34, quando chiama i farisei e gli scribi “Razza di vipere, come potete dire cose buone voi che siete cattivi?” Non mi sembra molto amico della religione.
Justin: Sta chiamando la religione “razza di vipere”? O quelli con cui sta parlando?
Sam: Quelli con cui sta parlando… che erano religiosi. Sta accusando la religione per associazione.
Justin: Sta “colpendo” la religione per associazione… mmm. Sai qual è lo sbaglio dell’associazione?
Sam: No.
Justin: Ah, è divertente, perché stai facendo un lavoro fantastico nel commetterlo. I suoi tentativi di mostrare che le qualità di una cosa sono intrinsecamente qualità di un’altra cosa, semplicemente per una associazione non pertinente.
In altre parole:
1. A è un B
2. A è anche un C
3. Quindi, tutti i B sono tutti i C
È come io dicessi: Giovanni è un protestante, Giovanni ha un difetto di pronuncia, per cui tutti i protestanti hanno difetti di pronuncia.
Sam: Sono quasi sicuro che non è ciò che sto dicendo, ma continua.
Justin: E’ solo che, quando io leggo le Scritture, non vedo che la religione viene definita così come tu l’hai definita. Dà un’occhiata, ad esempio, la prima lettera di Giacomo, capitolo 1, versetto 26: “Se qualcuno pensa di essere religioso, ma non tiene a freno la sua lingua ingannando il suo cuore, la religiosità di costui è vuota”. Nota che Giacomo non dice “Se nessuno tiene a freno la lingua ma inganna il suo cuore, allora è religioso”. Sta distinguendo la vera religione, che ritiene essere una cosa buona, dalla falsa religione. Dice ancora di più nel versetto successivo. Dà un’occhiata. Il versetto 27 dice “Questa è la religiosità pura e senza macchia davanti a Dio Padre: visitare gli orfani e le vedove nella loro afflizione, custodire se stesso immune dal contagio del mondo”. Quindi vedi, Giacomo sembra ritenere che ci sia una religione pura e senza macchia.
Sam: Non dice nella Bibbia, non ricordo bene dove, “E se vi dicessi che Gesù è venuto per abolire la religione?” Forse era il profeta Jefferson?
Justin: Sono abbastanza sicuro che sia soltanto un pessimo video su YouTube.
Sam: Nooo. Davvero?
Justin: Già.
Sam: Ma guarda quanto male hanno fatto le persone religiose durante i secoli!
Justin: Questo è un altro errore di associazione, Sam!


Fonte: www.mattfradd.com
Traduzione: Voci del Verbo

mercoledì 8 ottobre 2014

Il Purgatorio: Un Dialogo Socratico

Justin, un cattolico, e Sam, un protestante, discutono sull'esistenza del Purgatorio.



Sam: Nonostante io non sia cattolico, rispetto la buona volontà della Chiesa Cattolica di fare a meno di quelle vecchie superstizioni nate nel Medioevo, come il Purgatorio e altre cose del genere.
Justin: Ehm, cosa?
Sam: Sì, sai che prima tutti voi cattolici credevate nel Purgatorio mentre adesso è stato fatto fuori?
Justin: Non vorrei deluderti, ma non è vero. Il Purgatorio è un insegnamento infallibile della Chiesa Cattolica, non un’invenzione dell'epoca del Medioevo, è parte del deposito della fede lasciatoci da Cristo e dagli apostoli, non è mai stato “fatto fuori”.
Sam: Ah, ero sicuro di averlo letto da qualche parte.
Justin: Beh, per quanto possa sembrarti affidabile quella fonte, ti assicuro che non è vero. La Chiesa insegna che “coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ed una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo” (CCC, 1030)
Sam: Giusto, lo trovo corretto.
Justin: Se sei un Cristiano che crede nella Bibbia, come ti definisci, anche tu dovresti credere nel Purgatorio… certo, se fossi realmente un Cristiano che crede nella Bibbia dovresti essere Cattolico, ma facciamo un piccolo passo alla volta. Tu credi che la Bibbia sia la parola di Dio, no?
Sam: Sì, Justin, io credo che la Bibbia sia la parola di Dio.
Justin: Bene, quindi tu credi, come sta scritto nell'Apocalisse, che “Non entrerà in cielo nulla d'impuro”?
Sam: Sì, giusto.
Justin: E cosa credi che la Bibbia intenda quando dice “impuro”?
Sam: Beh, certamente non si riferisce a quelli che non si sono fatti la doccia recentemente! Sta parlando del peccato. Il peccato è ciò che ti rende impuro.
Justin: E che ne pensi invece dell’attaccamento al peccato? Ce l’avremo in Paradiso?
Sam: Che intendi per “attaccamento”?
Justin: Diciamo che una donna si è pentita e ha smesso di commettere adulterio, ma nel suo cuore ancora vuole commettere adulterio. Non commette più il peccato di adulterio, ma vorrebbe poterlo fare, è invidiosa di quelli che lo fanno.
Sam: No, ovviamente chi si salva non sperimenterà niente del genere in Paradiso.
Justin: Ma non è forse vero, Sam, che un buon numero di quelli che saranno salvi o sono in peccato o sono attaccati al peccato, al momento della loro morte? Che non sono perfetti così come il loro Padre Celeste è perfetto? Che non sono puri?
Sam: Scusami, Justin. Io credo che in questo modo tu stia giudicando e noi non possiamo giudicare nessuno perché ci è stato proibito dal Signore.
Justin: No, questo non è vero, Sam. Io non sto giudicando nessuno, sto soltanto mostrando la validità di questo argomento. Dimmi in che modo questo argomento non è solido. 1. In Paradiso, le persone salve non peccheranno più, né saranno attaccate al peccato. 2. Molte persone che saranno salvate staranno ancora peccando o saranno ancora attaccate al peccato al momento della loro morte. 3. Di conseguenza, deve esistere una condizione tra questa vita, in cui quelli che saranno salvi sono ancora impuri, e il Paradiso, in cui quelli che saranno salvi sono perfettamente puri. I cattolici chiamano Purgatorio questa fase.
Sam: Il tuo problema, Justin, è che tu ti fidi della logica e della ragione invece che della parola di Dio.
Justin: Se il prezzo del protestantesimo è l’irrazionalità, non è certo un prezzo che ho intenzione di pagare. Inoltre, non è vero che non faccio affidamento sulla parola di Dio. Credo che se seguissi gli insegnamenti della Sacra Scrittura, dovresti credere anche tu nel purgatorio. Conosci C. S. Lewis?
Sam: Certo.
Justin: Lui comprese che il Purgatorio è perfettamente ragionevole. Ne ha parlato in una delle sue lettere.
Sam: Quale?
Justin: Non ne sono sicuro, fammi controllare. Dammi un secondo. Ah, ecco. Scrive: "Le nostre anime pretendono il Purgatorio, vero? Non spezzerebbe il cuore se Dio ci dicesse: «È vero, figlio mio, che il tuo alito puzza e che dai tuoi stracci colano fango e melma, ma noi qui siamo caritatevoli e nessuno ti rimprovererà per queste cose, né si allontanerà da te. Entra nella gioia»? Non dovremmo forse noi rispondere: «Con sottomissione, Signore, e se non hai alcuna obiezione, preferirei prima essere purificato». «Potrebbe far male, lo sai». «Va bene così, Signore»".
Sam: Beh, quanto tempo dovrebbe durare il Purgatorio?
Justin: Come potrei saperlo? Non sappiamo neanche come scorre il tempo nell’aldilà, potrebbe non scorrere affatto. Il cardinale Joseph Ratzinger sembrava essere dalla parte di quei teologi che dicono che il Purgatorio potrebbe essere l’incontro reale dell’amore di Dio che ci purifica e potrebbe non “durare” affatto. Scrisse: “[Il Purgatorio] è il processo necessariamente interno di trasformazione in cui una persona diventa capace di Cristo, capace di Dio e così capace dell’unità con l’intera comunione dei santi[1]
Sam: Lo ammetto. Il purgatorio non è un’idea tanto strana, in effetti. Non sono completamente convinto, ma sono aperto. Dove posso imparare di più?
Justin: Potresti leggere ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica ha da dire sull'argomento. Almeno in quel caso, se non sarai d’accordo con la Chiesa Cattolica, non sarai d’accordo con quello che è il suo reale insegnamento, non con quello che invece sai solo per sentito dire.


Fonte: www.mattfradd.com
Traduzione: Voci del Verbo




[1] Joseph Ratzinger, Eschatology: Death and Eternal Life, p. 230-231

martedì 30 settembre 2014

Il Peccato Mortale: Un Dialogo Socratico

Dialogo  sul peccato mortale tra Sam, un protestante, e Justin, un cattolico


Sam: Che cosa intendete voi cattolici quando dite “peccato mortale”?
Justin: Ah, bella domanda! Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice al paragrafo 1857: “Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: ‘è peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso’”.
Sam: Ci sono delle basi bibliche per questo?
Justin: Certamente, apri la prima lettera di Giovanni, capitolo 5, versetto 16. Giovanni scrive: “Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non è mortale, preghi, e Dio gli darà la vita: a coloro, cioè, il cui peccato non è mortale. C’è infatti un peccato che è mortale; non dico di pregare riguardo a questo peccato. Ogni iniquità è peccato, ma c'è un peccato che non è mortale”.
Sam: La mia traduzione non dice “mortale”, ma dice “che conduce alla morte”.
Justin: Ok, ma cerchiamo di non fissarci sulla terminologia, è la realtà a cui si riferisce che ci interessa realmente. Quello che voglio dire citando quel verso è che la Bibbia fa una distinzione tra un peccato che è meno grave e un peccato che è grave, mortale, che conduce alla morte.
Sam: Ma io non credo che possa esistere un peccato mortale, Justin, non credo che un cristiano possa perdere la propria salvezza. Un Padre non rifiuta i suoi figli.
Justin: Vero, ma il figlio può rifiutare il padre, giusto? Il figliol prodigo, anche dopo essere stato perdonato e dopo essere tornato a casa dalla sua famiglia, poteva decidere di andarsene di nuovo, giusto?
Sam: Sì, suppongo.
Justin: Lo supponi? Quindi è possibile che potrebbe essere impossibile per il figlio rifiutare il padre una seconda volta?
Sam: Ok, va bene, potrebbe averlo rifiutato un’altra volta. Ma la cosa che mi preoccupa di voi cattolici è che sembra che pensiate di poter perdere la salvezza così come potreste perdere le chiavi.
Justin: Quali cattolici?
Sam: I cattolici che conosco.
Justin: Ma io non ti chiedo di riflettere su quello che dicono i cattolici cattivi, ma sugli insegnamenti della loro Chiesa. Comunque, non cambiamo discorso: è possibile che un cristiano possa rifiutare Cristo ed essere dannato? Vai alla seconda lettera di Pietro, capitolo 2, versetto 20.
Sam: “Se infatti, dopo essere sfuggiti alle corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza del nostro Signore e salvatore Gesù Cristo, rimangono di nuovo in esse invischiati e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima.”
Justin: Sam, è possibile per una persona fuggire le corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza di Gesù Cristo ma poi, più tardi, tornare nel mondo ed essere di nuovo invischiato nel peccato ed esserne vinto? Dal momento che tu sei un cristiano che crede solo alla Bibbia, dovresti credere che questa ultima condizione per lui è divenuta peggiore della prima, quando ancora non credeva. Giusto?
Sam: Sì, penso che sia possibile rifiutare Cristo dopo averlo accettato. Diciamo che sono d’accordo con te…
Justin: Non con me, ma con l’apostolo Pietro.
Sam: …con la tua interpretazione dell’apostolo Pietro. Se io la accetto, e sono aperto a questa interpretazione, non credo che sarà facile.
Justin: Cosa non sarà facile? Perdere la tua salvezza?
Sam: Sì.
Justin: Sono d’accordo. E cosa ci vorrebbe, secondo te, per perdere la salvezza?
Sam: Un rifiuto completo di Cristo. Sapere ciò che ha fatto per te, sapere che è il tuo Salvatore e tuttavia sputargli in faccia, dirgli che non vuoi la sua salvezza.
Justin: E sarebbero necessarie quelle parole? Questa persona ha bisogno di dire: “Ti rifiuto, Gesù, non voglio la tua salvezza”? Potrebbe, in teoria, dirlo, intenderlo, con le sue azioni. Per esempio, una persona potrebbe sapere che l’adulterio, la venerazione di idoli o l’omicidio offendono Cristo e tuttavia potrebbe farlo lo stesso come un atto di ribellione contro di Lui. Queste azioni potrebbero essere equivalenti a rifiutare Gesù? Come hai detto tu, sputargli in faccia e rifiutare la sua salvezza?
Sam: Sì, beh, non dico che c’è una formula precisa che bisogna dire per rifiutare la salvezza, però immagino che certe azioni potrebbero farlo, certo.
Justin: Come, mentire su qualcosa di poco conto? Ad esempio, il tuo capo entra in ufficio e chiede arrabbiato di fronte a tutti: “Chi si è dimenticato di fare benzina alla macchina aziendale?!”. Sei stato tu ma non hai il coraggio di dirlo.
Sam: Questo è ridicolo, ovviamente questa azione non potrebbe significare un rifiuto di Cristo.
Justin: Ok, quindi l’azione deve essere molto grave allora?
Sam: Sì.
Justin: Che ne pensi di un’azione grave commessa da qualcuno che, diciamo, non sapeva fosse sbagliata. Diciamo ad esempio che ad una persona è sempre stato detto, per tutta la sua vita, che la fornicazione – sesso prima del matrimonio - fosse una cosa buona. Commette quell'azione, sicuramente sei d’accordo sul fatto che sia un peccato grave, ma questa persona non sa che è un peccato. Mi stai dicendo che lui potrebbe perdere la sua salvezza a causa di questo atto oggettivamente grave?
Sam: No, ovviamente deve sapere che è sbagliato. Ecco perché ho detto che deve essere come se dicessi a Cristo: “Io so che sei morto per me, so che sei il mio Salvatore, ma non mi interessa. Non voglio la tua salvezza”. Non puoi dirlo, senza sapere che è sbagliato e senza intenderlo. E anche se lo dicessi, ad esempio perché eri drogato o qualcosa del genere, comunque non eri cosciente mentre lo dicevi, quindi non vale.
Justin: Ok, ok. Quindi, fammi capire bene. L’azione deve essere grave, non banale, la persona deve sapere che l’azione è sbagliata e deve scegliere di farla comunque… E invece, una persona che, diciamo, è dipendente dalla droga? Conosce Cristo ed è salva. Ma che succede se, dato che è dipendente dalla cocaina, finisce per drogarsi di nuovo? Questa è certamente un’azione grave, un’azione grave che lui sa essere grave, ma la fa comunque. Mi stai dicendo che questa persona perderà sicuramente la salvezza?
Sam: No! Guarda, non sono uno neuroscienziato, ma se fosse veramente dipendente, allora non sarebbe completamente libero, giusto? E se non fosse interamente libero allora come potrebbe essere condannato per quello? Anche se sapesse di star facendo qualcosa di sbagliato.
Justin: Aspetta, sto cercando di capire la tua posizione. Quindi, tu stai dicendo che affinché una persona possa perdere la propria salvezza, l’azione deve essere grave, la persona deve sapere che quello che sta facendo è grave e deve farlo liberamente.
Sam: Sì, cioè, devo ancora pensarci un po’. Ho la sensazione che tu mi abbia incastrato.
Justin: Leggimi il paragrafo 1857 del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Sam: “Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: ‘è peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso’”. Incastrare una persona in una discussione è materia grave? Perché se è così, sono abbastanza sicuro che tu sia nei guai.

Fonte: www.mattfradd.com
Traduzione: Voci del Verbo