venerdì 8 febbraio 2013


La coraggiosa storia di Chiara Corbella


La storia di Chiara Corbella Petrillo è un'autentica testimonianza di ciò che è disposto a fare chi ama, perché "la forza dell'amore non misura le possibilità, ignora le frontiere e non si intimidisce di fronte a nessuna difficoltà" S.Pietro Crisologo


Il loro progetto di famiglia Chiara lo esprime così a Enrico: «Ora che io vado di là mi occupo di Maria e Davide; tu che resti di qua cura bene Francesco». È una testimonianza che non s’improvvisa. 

Chiara Corbella aveva 28 anni ed era sposata con Enrico Petrillo. Una coppia normalissima della generazione Wojtyla, cresciuta in parrocchia e a pane e Gmg. Si è spenta mercoledì 13 giugno Chiara nella sua città, Roma, all’età di 28 anni.

Giovanissima, al punto che verrebbe voglia di chiedere perché, di litigare con Dio. Tuttavia la verità è che questa morte giunge a noi come balsamo perché lei ha dato senso alla sua vita. Moglie a 24 anni di Enrico, Chiara quasi subito è rimasta incinta della piccola Maria, una bimba che già dalle prime ecografie mostrava una grave anancefalia. I due giovani sposi rifiutarono l’idea di ricorrere all’aborto terapeutico e scelsero di andare fino in fondo portando alla luce la piccola Maria che per soli trenta minuti ha assaporato la vita prima di morire. «Se avessi abortito – confidò Chiara alcuni mesi dopo – non ricorderei quel giorno come una festa, ma come una giornata da dimenticare».

Con la voglia ancora di sorridere alla vita Enrico e Chiara ci riprovarono. Un’altra gravidanza, un altro bimbo, stavolta maschietto, il piccolo Davide. Tuttavia anche questo figlioletto presentò da subito problemi, stavolta agli arti inferiori e anche malformazioni agli organi. Stessa logica, stessa battaglia. I due andarono avanti e anche stavolta il piccolo si spense dopo poco. Lo sconforto e la sfiducia non piegarono la coppia che non si perse d’animo e continuò a donarsi agli altri in parrocchia, nei ritiri francescani, nei viaggi a Medjugorje.
Nel frattempo giunse la notizia attesa di una nuova gravidanza. Un altro maschio, Francesco. Sembrava non avere problemi e il primo pensiero degli amici, come racconta Maris, una sua amica d’infanzia, era che finalmente Dio stava offrendo la sua ricompensa. E invece ancora una volta Enrico e Chiara nel 2011 sono stati posti davanti ad un’altra croce. La giovane madre infatti al quinto mese ha scoperto di avere un carcinoma alla lingua. Forte come una roccia decide di non sottoporsi alla chemio per non danneggiare la vita di quel piccolo che porta in grembo. Francesco viene alla luce, ma Chiara dopo interventi e cicli terapici ha affidato Francesco alle braccia del suo grande amore Enrico. Prima di andare via ha scritto un messaggio al suo parroco: «Siamo con le lanterne accese ad aspettare lo Sposo».

Resto attonito davanti a questa ragazza mia coetanea di cui ho conosciuto la storia poche ore dopo la sua partenza. Non mi sconvolge tanto la serie di sventure piovutele addosso nel giro di quattro anni, ma la forza, la determinazione di affrontare le sfide della vita e la fede in Dio, unico faro dell’esistenza di Chiara che per tranquillizzare la madre diceva sempre: «Mamma, Lui non mi ha mai abbandonato».
I funerali si sono svolti oggi, alle 10.30 presso la parrocchia Santa Francesca Romana, ma non sono un addio. Di te, Chiara, sentiremo parlare a lungo.

Giuseppe Cutrona

Fonte: http://www.daportasantanna.it/author/giuseppe-cutrona/

mercoledì 6 febbraio 2013


I quattro effetti dell’amore
(parte II)


"Dal frutto si riconosce l'albero", e dai suoi effetti si può distinguere l'amore autentico da quello falso. I due ultimi effetti dell'amore che commenta Fulton Sheen sono quello de l'estasi e lo zelo. Da queste linee si comprende come il cuore dell'uomo è fatto per amare, e come tutto quello che Dio ha disposto nelle nostre vite e per meglio unirci a Lui. 



Il terzo effetto dell' amore è l'estasi, che significa esser «trasportati al di fuori di sé». Grosso modo, poiché l'amore fa convivere l'amante nell'amato, chi ama è già, in un certo senso, trasportato al di fuori di sé.
Quando siamo animati da un grande amore, possiamo resistere a ogni genere di contrarietà
grazie alla qualità dell'amore che ci astrae da ciò che ci circonda. La capanna del marito e della moglie veramente innamorati l'uno dell'altro non è così intimamente monotona come il ricco appartamento del marito e della moglie che hanno cessato di amarsi. Il santo, come Vincenzo de' Paoli, nutre un tale amore per il povero di Dio che si dimentica di prendere cibo.

La differenza tra l'amore degli umani e l’amore di Dio è che nell'amore umano l'estasi si manifesta all'inizio, mentre nell' amore di Dio essa si manifesta in ultima analisi, ossia soltanto dopo aver vissuto molte sofferenze e 1'agonia dell'anima. L'emozione del giovane prete alla sua Prima Messa Solenne, e l'intima estasi della monaca in occasione della sua vestizione, sono «dolciumi» dati dal Signore per stimolarli a elevarsi spiritualmente. Più tardi quanto v'è di dolce svanisce e occorre uno sforzo supremo della volontà per essere in tutto e per tutto come si dovrebbe essere. Così anche per la luna di miele del matrimonio. L'espressione stessa indica che l'amore dapprima è miele, ma poi può essere mutevole come la luna. La prima estasi non è la vera. L'ultima estasi viene solamente dopo le amare esperienze, la fedeltà dopo la tempesta, la perseveranza dopo la mediocrità, e la vocazione del destino Divino dopo che si sia passati attraverso le tentazioni terrene. Il profondo amore estatico di cui godono alcuni genitori cristiani dopo aver esperimentato i loro Calvari è degno di ammirazione. La vera estasi, in realtà, non è quella della prima giovinezza, ma quella della maturità. Nella prima estasi, si cerca di ricevere tutto quanto l'altra parte può dare. Nella seconda, si cerca di dare tutto a Dio.




Lo zelo, quarto effetto dell'amore, è quella speciale passione che ci fa desiderare di spargere e diffondere l'amore che sentiamo, e di escludere tutto ciò che gli ripugna. L'innamorato romantico ricerca quegli amici che siano disposti ad ascoltare gli elogi della persona amata e a cui può mostrarne la fotografia; il Santo, innamorato di Cristo, si fa missionario e si spinge fino a quelle terre dove il nome del Redentore non è stato mai udito, e questo fa affinché altri cuori possano condividere con lui la passione per il Potentissimo Amante.
Le cose in cui difesa saremmo disposti a spendere tutta la nostra energia, o a dare la vita pur di conservarle, sono l'esatta misura del nostro zelo! Movente di tutti i nostri atti è l'amore. Gli argomenti di cui parliamo, le persone che odiamo, gli ideali che perseguiamo, i fatti che ci contrariano, sono altrettante indicazioni dei nostri cuori. Pochi si rendono conto della misura in cui rivelano la loro personalità svelando ciò che più amano: «dell' abbondanza del cuore parla la bocca», e se amiamo ciò che non dovremmo, tutta la nostra vita ne risulterà falsata. Quel che lo zelo è per la religione, la fedeltà e la fecondità lo sono per il matrimonio: ossia la devozione verso la persona cara e la proiezione di quell'amore nella famiglia.
Questo genere di zelo non solo sommerge tutti quei desideri biologici a esso estranei, ma è anche basato sulla consapevolezza che l'altra persona è quella che Dio ha scelta per noi «per il meglio e per il peggio, in ricchezza o in povertà, finché non ci divida la morte».  Ben disse Euripide: «Non ama chi non ama per sempre».

Lo zelo si manifesta spiritualmente nel condurre altre anime a Dio, e fisicamente procreando a Dio altri figli. La fecondità è il naturale effetto dell' amore tra l'albero e la terra, tra il missionario e il pagano, tra il marito e la moglie. L'amore non prospera nella moderazione. Lo zelo è generosità. L'amore che misura i sacrifici da compiere per gli altri tarpa le proprie aspirazioni. Lo zelo non conosce limiti, non dice mai « basta». Nostro Signore disse che i Suoi seguaci, dopo aver fatto quanto dovevano, dovevano ancora considerarsi « servi inutili».

Nel Servizio di Dio e nel matrimonio occorre quindi una generosità che superi di gran lunga i limiti della giustizia. Il vicino di casa che offre di venire ad aiutare per un'ora e ci rimarrà per due; il medico che oltre alle visite professionali «si fermerà un momento a vedere come state»; il marito e la moglie che gareggeranno in amore reciproco; tutti avranno compreso quello ch'è uno degli effetti più belli dell'amore: lo zelo, che tutti rende folli l'uno dell'altro. «Noi siamo folli per amor di Cristo»  (I Cor. 4: 10).

Tratto da “Tre per sposarsi” di Fulton Sheen, cap. III- Che cos’è l’amore.

sabato 2 febbraio 2013

I quattro effetti dell’amore
(parte I)


L’uomo sensuale confonde il piacere con la felicità: la sua ansia di piacere uccide il vero amore. Cosa è il vero amore lo abbiamo trattato nei post sulla “Famiglia e amore puro”

Ora parleremo degli effetti dell’amore prendendo spunto da ciò che insegna il servo di Dio Fulton J. Sheen, che a sua volta fa riferimento agli insegnamenti di San Tommaso d’Aquino. 

Il Dottore Angelico spiega che gli effetti dell'amore sono principalmente quattro: l'unità, la compenetrazione reciproca, l'estasi e lo zelo. Vediamo per ora i due primi.  

Ringraziamo Maria Lucia Bonanni per il suo lavoro di selezione di questo testo.



Qualsiasi amore brama l’unità. Ciò è evidente nel matrimonio, dove si ha l'unità di due esseri in una sola carne. Quando una persona ama una qualche cosa, la vede come il compimento di un desiderio e cerca d'incorporarla a sé, si tratti di vino o della scienza delle stelle. Nell'amicizia, l'altra persona è amata come un altro se stesso, ossia come l'altra metà della propria anima. Il soggetto amante cerca di procurarle gli stessi favori che vorrebbe procurare a se stesso, e d'intensificare in tal modo il vincolo di unione tra lui e la persona amata.
Dato che l'amore crea l'unità, abbiamo spiegato come alcune anime eroiche siano disposte ad assumersi le sofferenze e i peccati degli altri. Una madre affettuosa di fronte al dolore fisico del suo bambino vorrebbe poterselo assumere lei, al fine di liberarne il suo piccolo. Ella sente il dolore come suo, poiché il suo amore l'ha resa una sola cosa col suo bambino. Questo amore animato dal sacrificio raggiunse la sua più alta espressione nell'Orto di Getsemani, dove Cristo s'identificò a tal punto con i peccatori che cominciò a sudare gocce di sangue. Raggiunse la più alta espressione fisica sul Calvario, quando Egli offrì la Sua vita per coloro che amava.

Il cuore umano non potrebbe mai tendere all'unità se in esso non fosse insito un senso fondamentale d'incompletezza che solo Dio può perfettamente colmare. Il senso del vuoto spinge l'uomo a superare le sue deficienze, fin quando egli non divenga definitivamente una cosa sola con ciò che ama. Incidentalmente, poiché l'amore produce l'unità, ne consegue che bisogna badare molto bene alla scelta di ciò con cui si tende in ultima analisi a unificarsi. L'unità con Dio è necessariamente l'amore immortale. Un amore che non conosca un più alto fine della carne condividerà la corruzione della carne.

 L'amore sessuale crea tra l'uomo e la donna una completezza che supera di gran lunga qualsiasi altra unione di ordine sociale o politico. Lo Stato può infrangere mediante il divorzio il legame esteriore tra marito e moglie ma non potrà mai infrangere quel legame interiore che la fusione in una sola carne ha creato. Per giustificare la rottura della loro unione, tali coniugi possono dire: «L'amore mi ha ingannato». La verità è che sono stati loro a ingannare l'amore. E il loro inganno ebbe inizio il giorno in cui scambiarono per amore il «fremito sessuale». In realtà essi non hanno mai amato, perché l'amore non riprende mai ciò che dà, nemmeno nell'infedeltà. Dio non ritira mai il Suo amore, quantunque noi siamo peccatori. Noi possiamo tradire Lui, ma Egli non ci abbandona mai.




La compenetrazione reciproca, il secondo effetto dell'amore, significa letteralmente che nell' amore le due parti s'immedesimano, esistono l'una nell'altra. La passione d'amore non si soddisfa col semplice possesso, ma aspira perfino ad assimilare l'altro essere. Forse non c’è' donna al mondo che tenendo in braccio il suo bambino non abbia detto qualche volta: «Quanto è caro! Lo mangerei». Si cela in queste parole il mistero di quella assimilazione che raggiunge il suo vertice nella Santa Comunione, in cui Dio Incarnato soddisfa il nostro desiderio di adesione completa con la Sua Divinità e Umanità, sotto le specie e l'apparenza del pane. Se l’amore non implicasse inerenza, non si potrebbe spiegare psicologicamente come il male fisico o raffronto arrecato ai nostri cari possa essere sentito come arrecato a noi stessi.
Così, la cosa amata è nell'interno di chi ama. Perché ogni minimo dono diventa un tesoro, perché ogni parola torna sempre alla memoria? Perché ogni scena si colora della visione dell'amato, se non fosse che, in certo modo, non c'è pace senza la completa compenetrazione dell'uno nell'altro? Nessun innamorato si accontenta mai di una conoscenza superficiale della cosa o persona amata. Chi ama la musica non si appaga mai abbastanza delle proprie conoscenze musicali. Chi ama Dio non conosce mai la parola " troppo ". Coloro che accusano gli altri di amar troppo Dio o la religione, in realtà non amano affatto Dio, né conoscono il significato dell' amore. Coloro che sono uniti nell' amore, godono e soffrono delle medesime cose.

La compenetrazione reciproca come secondo effetto dell'amore aggiunge qualcosa all'unione matrimoniale. L'unità della carne diventa allora unità della mente e del cuore. La fusione carnale intermittente esige un altro genere di unità, oltre quella della carne. San Paolo dice che marito e moglie dovrebbero reciprocamente comportarsi “come se fossero sposati nel Signore" ossia come se fossero consci della loro vocazione di formare una sola cosa in Cristo. Così anche scrisse Elizabeth Barrett Browning: «Due amori umani formano un amore divino». Quell' amore che è tenuto insieme soltanto dalla carne è fragile come la carne, ma l'amore che è tenuto insieme da una vera unione spirituale ed è basato su un amore di un destino comune è veramente quello che dura «fin quando non ci divida la morte». Non basta condividere le stesse parole e gli stessi godimenti; bisogna condividere anche gli stessi silenzi. «E Maria fece tesoro di tutte queste parole, conferendole insieme nel suo cuore» (Luca 2: 19). Coloro che non si amano ancora l'un l'altro profondamente, hanno bisogno delle parole; coloro che si amano profondamente, costruiscono sui silenzi.


Tratto da “Tre per sposarsi” di Fulton Sheen, cap. III- Che cos’è l’amore.

lunedì 28 gennaio 2013


Intervista al Dott. Aquilino Polaino sull'omosessualità


Il Dottor Polaino è titolare della Cattedra di Psicopatologia e Direttore del Dipartimento di Psicologia dell’Università “San Pablo-CEU” di Madrid. Negli ultimi quarant’anni ha esercitato la sua attività diviso tra l’Università, la ricerca e l’attività clinica. La sua esperienza nel trattamento psicoterapeutico dell’omosessualità durante tutto questo tempo ha riguardato quasi duecento persone con disturbi di comportamento omosessuale. In quest’intervista ci parla della natura del fenomeno dell’omosessualità e delle conseguenze nelle persone e nella società.


Quali fattori incidono sullo sviluppo sessuale dell’essere umano?

Per ciò che riguarda lo sviluppo dell’identità sessuale e personale, i rapporti con i genitori, oltre ad una opportuna educazione sessuale, sono fattori che influiscono decisamente in questo processo.
L’identità sessuale si articola sulle esperienze di donazione e ricezione di affetto tra il bambino e le figure del padre e della madre. L’omosessualità, prima di essere un problema della condotta sessuale, è un disturbo dell’affettività, cioè, della maturazione e dello sviluppo affettivo, sulla quale si erige, più tardi, l’identità personale.

C’è bisogno delle figure del padre e della madre per lo sviluppo integrale del bambino? Perché?

Le figure del padre e della madre sono assolutamente imprescindibili per il corretto sviluppo psico-affettivo e sessuale dei figli. Il padre contribuisce con la mascolinità e la madre con la femminilità. Ambedue le cose si offrono allo sguardo innocente ed alla tenera affettività del bambino come modelli affettivi emblematici, con i quali si identificherà proprio attraverso l’affetto che dai genitori riceve e dal modo in cui egli stesso dimostra loro le sue emozioni.
I rapporti tra il padre e la madre costituiscono il primo scenario dell’educazione sentimentale. I bambini e le bambine imparano le differenze nel comportamento affettivo che singolarizzano il padre e la madre, ed il modo in cui si trattano un uomo ed una donna quando si amano.
Senza vivere questi rapporti si può affermare che l’educazione sentimentale dei figli sarà incompleta, a prescindere dai casi in cui i genitori vedovi cerchino di sostituire, in maniera naturale, la presenza della figura scomparsa.
Una volta maturato lo sviluppo affettivo, compare l’attrazione sessuale nel bambino o adolescente. Se questo è stato formato d’accordo con il proprio sesso, è facile che l’attrazione sessuale si assembli con caratteristiche analoghe a quelle che sono proprie della sua peculiare differenziazione affettiva e sessuale, evitando così l’insorgere di problemi riguardo alla propria identità sessuale e personale.

Non costituisce una violenza sul bambino il fatto di essere adottato da parte di una coppia omosessuale?

Nessun bambino è naturalmente pronto per condividere i propri sentimenti simultaneamente con due genitori maschi o due genitori femmina. Essere adottato da una coppia di omosessuali o lesbiche, è rendere uno scarso servizio al bambino poiché si attenta seriamente contro lo sviluppo della sua identità sessuale e personale.
La complementarietà tra l’uomo e la donna è qualcosa che ogni bambino impara dai rapporti tra i propri genitori. I bambini imparano in questo modo che la ragione della diversità sessuale è quella che ha per scopo la complementarietà tra di loro e che questo rende inoltre possibile fondare una famiglia.

Quali sono le conseguenze che questo fatto provocherebbe nel bambino? 

L’adozione dei bambini da parte di coppie omosessuali può avere molte conseguenze. Alcuni testi pseudoscientifici hanno cercato di mascherarle stabilendo delle conclusioni sbagliate, che però non soddisfano i minimi criteri scientifici richiesti dalla ricerca empirica.
Altri studiosi, invece, hanno analizzato il problema attenendosi a metodologie rigorose ed hanno seguito lo sviluppo di questi bambini nel corso delle loro vite. Le conclusioni raggiunte indicano che l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali incrementa in questi bambini la promiscuità sessuale, il comportamento bisessuale e la condotta omosessuale nell’adolescenza, oltre ad anticipare precocemente l’attrazione e l’iniziativa per le relazioni sessuali, che sono viste come qualcosa svincolato dall’affettività e dalla capacità di amare.

Da un punto di vista psichiatrico, quali conseguenze comporterebbe per la società l’applicazione di tutte queste norme contrarie alla natura dell’essere umano?

L’approvazione della legge che permette l’adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali costituisce una truffa contro la salute degli esseri più innocenti e indifesi: i bambini. Ma lo è anche contro la persona e contro l’intera società, perché indebolisce la salute psichica delle generazioni future - nelle quali già s’intravede un incremento dei disturbi dell’identità sessuale e personale- ed ipoteca il senso e la dignità dello Stato. Questo è ciò che avviene quando le leggi non imitano la natura ma la tradiscono apertamente e la contraddicono.


Fonte: http://www.fides.org/ita/approfondire/2005/leggi2_famiglia06.html

mercoledì 23 gennaio 2013


Come dobbiamo considerare il problema dell'omosessualità?


Come dobbiamo considerare il problema dell’omosessualità e qual è la maniera corretta e cristiana di trattare le persone omosessuali? 


In questo articolo prendiamo spunto di una delle risposte del teologo P.Miguel Angel Fuentes alle domande che li vengono rivolte nel sito “Teologo responde”. 

Ringraziamo Tullia Trevisan per il suo lavoro di traduzione di questo articolo.




  
1. Natura del fenomeno

Il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce il fenomeno dell’ omosessualità come “le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso” (CCC n. 2357).
Questa deviazione può rispondere a cause puramente morali o cause psicologiche. Le origini del fenomeno della persona omosessuale non sono del tutto chiare: ci sono diverse ipotesi. La più plausibile indica che si possono avere delle predisposizioni organiche e funzionali e l’ origine si riferisce di solito a un’intricata rete di relazioni affettive e sociali. Sono stati studiati gli eventuali fattori di eredità, sociologici e ormonali; ma quello che risulta essere più preponderante è il clima educativo famigliare, specialmente del periodo che va dai 6 ai 12 anni. Il dinamismo originale della deviazione omosessuale sembrerebbe consistere in un fallimento di identificazione affettiva del bambino e della bambina. 


2. Giudizio morale

Bisogna operare un giudizio diverso tra la tendenza e l’atto.

1º L’atto omosessuale

Per atto omosessuale intendiamo non solo gli atti  sessuali consumati ma anche gli atti del desiderio e del pensiero pienamente acconsentito. Questi sono intrinsecamente disordinati e cattivi. Lo insegna la Sacra Scrittura, il Magistero e la ragione.

-La Sacra Scrittura ha numerosi testi a riguardo:  “Non ti accosterai come un uomo con una donna; è abominevole (Lev 18,22); Ugualmente gli uomini abbandonando l’uso naturale della donna arderanno l’uno per l’atro, commettendo l’infamia di uomo con uomo, ricevendo in se stesso la paga meritata del proprio smarrimento (Rom 1,27); Non vi ingannate! Né gli impuri...né gli effeminati, né gli omosessuali...erediteranno il Regno di Dio (1 Cor 6,9-10).

-Il Magistero si è pronunciato in distinte occasioni, alcune volte analizzando direttamente il tema, come la Dichiarazione  sulla  Persona umana. Nella Sacra Scrittura sono considerati come gravi depravazioni e sono presentati come la triste conseguenza della repulsione di Dio (cf. Rom 1,24-27).
Questo giudizio della Scrittura non conclude affermando che tutti quelli che soffrono di questa anomalia sono del tutto responsabili delle loro manifestazioni, però attesta che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati e non possono ricevere approvazione in ogni caso” (Persona umana, n. 8).  Lo si può trovare anche nel “Catechismo della Chiesa Cattolica” e in altri documenti. Altre volte il Magistero è intervenuto condannando gli errori di alcuni moralisti su questo punto. Come per esempio gli errori di J.J. McNeill, Charles Curran, André Guindon.

             -La stessa ragione che è filosofica e teologica dimostra che è illecito attuare questi atti, in quanto percepiamo che:
                a) Sono incapaci della finalità procreativa che è propria dell’atto sessuale umano (finalità che non può essere esclusa volontariamente) (Cfr. Humanae vitae, 14)
                b) Negano la complementarietà tra l’uomo e la donna, la quale è inscritta nella stessa Natura: non solo perché uomo e donna sono complementari genitalmente ma anche perché lo sono germinalmente (le cellule sessuali sono complementari: ovuli e spermatozoi) e psicologicamente.
             c) Negano la saggezza creatrice di Dio: quindi negando l’unico che è esplicitamente scritto nella natura dell’uomo, nega il piano di Dio della creazione.
               d) Negano l’ auto-donazione che è l’ultima ragione dell’uso del sesso. L’atto sessuale è soprattutto più di una ricerca di autocompiacimento, in quanto è una donazione di sé.
                e) Sono atti antisociali: perché non contribuiscono con la generazione dei nuovi figli per la società. Il sesso si ordina per la perpetuazione della specie. Se la pratica omosessuale fosse lecita e tutti la praticassero equivarrebbe al suicidio dell’intera società.


                2º La tendenza omosessuale

Su questo tema bisogna evitare diversi equivoci. Fondamentalmente bisogna dire che, mentre la tendenza omosessuale non è consentita, non costituisce alcun peccato, però allo stesso tempo bisogna anche affermare che essa stessa tende come fine a un atto disordinato: è un disordine.

Prima di tutto, diciamo che può non costituire un peccato. Così insegna il Magistero: “Un numero considerevole di uomini e donne presentano tendenze omosessuali istintive. Non scelgono la condizione omosessuale: questo significa per molti di loro una prova autentica”. Allo stesso tempo però bisogna ricordare che è una tendenza oggettivamente disordinata: “La particolare inclinazione della persona omosessuale anche se non è peccato, costituisce comunque una tendenza più o meno forte verso un comportamento intrinsecamente cattivo da un punto di vista morale. Per questo motivo l’ inclinazione stessa deve essere considerata oggettivamente disordinata (Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sull’attenzione pastorale alle persone omosessuali, n.3).

Di conseguenza queste persone sono chiamate a vivere la castità in un modo totale e a unire la sofferenza causata per la loro tendenza alla croce di Cristo. (Cfr. CCC n. 2358)


3. Le attitudini sociali con le persone omosessuali

          Insegna il Catechismo: le persone omosessuali “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione” (CCC n.2358). Queste persone hanno diritti fondamentali: diritto al lavoro, alla casa ecc. Questi diritti comunque non sono assoluti; possono essere limitati dall’Autorità a causa dei comportamenti esterni oggettivamente disordinati che vanno contro il bene comune o contro quelli più deboli (fisicamente e moralmente). Questa riduzione dei diritti non assoluti si pratica in molti casi: in determinate malattie contagiose, malattie mentali, individui socialmente pericolosi ecc. Quindi esiste una discriminazione giusta: “Esistono ambiti nei quali non c’è una discriminazione ingiusta quando si tiene conto la tendenza sessuale: per esempio nell'adozione custodita dei bambini, nel fatto di essere professori o istruttori dello sport e nel servizio militare”.

Alcuni omosessuali dichiarati pubblicamente ritengono che dovrebbero avere un’approvazione pubblica. Costoro usano normalmente lo slogan della discriminazione sociale come arma politica per manipolare la società e la stessa Chiesa. L’ultimo obiettivo di costoro non è quello di trovare una sistemazione nella società dove poter vivere castamente, ma vorrebbero l’approvazione dei loro comportamenti omosessuali nell'ambito giuridico-sociale e l’equiparazione della coabitazione omosessuale con il matrimonio eterosessuale, incluso il “diritto” a sposarsi con persone dello stesso sesso. Giovanni Paolo II dice rispetto a questo: “Ciò che non deve essere ammissibile è l’approvazione della pratica giuridica della pratica omosessuale. Bisogna essere comprensibili nei confronti di chi pecca, ma a chi non è capace di liberarsi da questa tendenza  non vanno  sminuite le esigenze della norma morale. Cristo ha perdonato la donna adultera, salvandola dalla lapidazione (Jn 8,1-11), però, allo stesso tempo le disse: Va e da questo momento non peccare più”. Riferendosi alla risoluzione del Parlamento Europeo su questo tema, aggiunse: “Il Parlamento ha conferito indebitamente un valore istituzionale ai comportamenti devianti, ovvero non conformi al piano di Dio; esistono le debolezze ma il Parlamento facendo questo ha assecondato le debolezze dell’ uomo” (Giovanni Paolo II, Angelus del 20 Febbraio 1994)


Fonte: Teologo responde, P. Miguel Angel Fuentes, IVE
Traduzione: Tullia Trevisan

martedì 15 gennaio 2013


L’eroicità di una bambina cinese martire dell’Eucaristia

Nel XX secolo ci sono stati 45 milioni di martiri cristiani, più della metà di tutti i martiri della storia del cristianesimo. Anche oggi in diversi paesi si ripetono le scene di martirio dei secoli scorsi, con tanti eroici testimoni della fede. Francesco D’Amato ci invia questa testimonianza di una bambina che diede la sua vita per l’Eucaristia. Questo fatto si conosce grazie a P. Luca Fransen, sacerdote espulso dalla Cina nel 1952, che raccontò questa storia al suo arrivo ad Hong Kong.

Un giorno, un ispettore dell'insegnamento comunista entrò nella scuola parrocchiale in cui insegnava il Padre Fransen, accompagnato da quattro soldati armati fino ai denti. Avanzò fino alla pedana e scagliò a terra il Crocifisso che stava sul muro. Si mise poi a parlare ai bambini, dicendo loro che tutte le immagini religiose erano antipatriottiche; comandò loro di alzarsi uno per uno e di gettar via tutte le immagini sacre che avevano. La maggior parte dei bambini obbedì. Soltanto una bambina di tredici anni si rifiutò di obbedire. Le sue mani stringevano un’immagine di Gesù che non avrebbe lasciato per niente al mondo.

L’ispettore impallidì per la rabbia nel vedere che la bambina non gli obbediva: cercò allora di far sì che gli lasciasse vedere l’immagine. Non vi riuscì. La schiaffeggiò, ma la bambina continuava a stringere nel pugno il suo tesoro. Alla fine l’ispettore ordinò ad uno dei soldati: «Va’ in cerca del padre di questa bambina e portamelo qui».

Gli altri soldati ebbero ordine di radunare in chiesa tutti gli uomini del paese. La bambina e suo padre stavano in piedi vicino alla balaustra con le mani legate dietro la schiena. L’ispettore salì sul presbiterio, si mise vicino al tabernacolo e pronunciò un diabolico discorso contro la presenza reale di Gesù nel Santissimo Sacramento. Quando il suo discorso arrivò al punto culminante, disse ai soldati che rompessero il tabernacolo. Prese il Ciborio, tolse il coperchio e sparse tutte le Sacre Particole per terra in atto di sfida. Il Padre Fransen, da una camera attigua dove si trovava prigioniero, fu testimone impotente di tanta dissacrazione. Poco dopo gli uomini uscirono dalla chiesa e il padre della bambina fu portato in carcere. La bimba, esausta per la dura prova subita, cadde svenuta contro una colonna finché una brava donna la portò a casa sua.
Il giorno seguente, la mattina molto presto, il Sacerdote, dalla stanza nella quale si trovava prigioniero, vide la bambina che entrava nella chiesa deserta; la vide inginocchiarsi e pregare per alcuni momenti; poi con la lingua, raccogliere una delle Particole che erano sparse per terra. Fatto quindi un breve ringraziamento, se ne andò.

Questo si ripeté per vari giorni di seguito. Finché una mattina, mentre la bambina, inginocchiata, faceva la sua preparazione alla Santa Comunione, il Padre Fransen vide un soldato comunista che entrava in punta dei piedi nella chiesa; aveva in mano un revolver; prese la mira, e il proiettile fece bersaglio nel corpicino della bimba. Ma questa si rianimò e trascinandosi, poté arrivare fino all’Ostia più vicina; si comunicò e poi cadde, morta. I soldati diedero il permesso al Padre Fransen di uscire dalla sua prigione per celebrare il funerale.


Fonte: http://siatelemiemanitese.blogspot.it/2010/05/la-piccola-cinese-martire.html

venerdì 4 gennaio 2013


Al giudizio sarò solo con Dio
(Parte III)


Il giorno seguente, 21 gennaio 1859, doveva essere l'ultimo della vita di Michele Magone. Le sue condizioni sono talmente peggiorate che non può nemmeno alzarsi per fare la Comunione.
La mamma comincia a preoccuparsi.
-Ti senti molto male, Michele?
-Non riesco più a respirare. Ho tossito tutta la notte. Sono così stanco!
Verso le due pomeridiane, la malattia si aggrava ancor di più. Don Bosco viene a trovare il piccolo malato e vede che ha il fazzoletto macchiato di sangue.
-È grave, - dice all'infermiere. - Sputa sangue. Bisogna chiamare subito il medico.
- Mamma, - domanda Michele, - cos'ha detto don Bosco? Perché mi ha preso il fazzoletto?
- Abbiamo paura che la malattia sia piuttosto seria.

E dopo un istante, quella madre veramente cristiana aggiunge:
-Mentre aspettiamo il dottore, non vorresti confessarti?
-Sì, mamma. Mi sono appena confessato e comunicato ieri, ma mi confesserò di nuovo volentieri. Lasciami un momento con don Bosco.
Dopo la confessione si sente così sollevato che quasi gli vien voglia di scherzare.
-Che cosa preferisci, - gli domanda don Bosco: - guarire o andare in paradiso?
-Il Signore sa ciò che è meglio per me. Sia fatta la sua volontà.
-Ma se il Signore ti lasciasse libero di scegliere la guarigione o il paradiso, che cosa sceglieresti?
-Chi sarebbe così sciocco da non scegliere il paradiso?
-Andresti dunque volentieri in paradiso?
-Con tutto il cuore è la grazia che domando continuamente al Signore.
-E quando vorresti andarci?
-Anche subito, se tale è la volontà di Dio.
-Bravo, Michele. Ripeti dunque con me: Sia fatta la volontà di Dio in ogni cosa.

Poco dopo arriva il dottore. Uno sguardo basta a convincerlo della gravità estrema della malattia.
-Tenteremo di fargli un salasso, - dice. - C'è una pericolosa emorragia che minaccia di soffocarlo.
 Ma Michele non ne trae alcun sollievo e continua anzi a peggiorare. Il dottore fa ricorso a tutti i rimedi in uso a quel tempo: salassi, impiastri, cataplasmi e pozioni, ma invano. Alla fine deve darsi per vinto. Non c'è più nulla da fare: ci vorrebbe un miracolo.
Michele è il primo ad accorgersene. Alle nove di sera bisbiglia all'orecchio di don Bosco:
-Sono alla fine. Vorrei comunicarmi un'ultima volta prima di morire.
Viene subito accontentato e, dopo un fervoroso ringraziamento, dice:
-Nella massima di domenica scorsa c'era uno sbaglio. Al giudizio non sarò solo con Dio: ci sarà anche la Madonna, e mi proteggerà. Non ho più paura. Sono pronto a partire ad ogni istante. La Madonna è con me.
Michele sembra adesso più sollevato, tanto che don Bosco persuade la mamma a riposare un poco nella stanza vicina.
-Vorresti ricevere l'Estrema Unzione? -manda don Bosco.
-Sì, volentieri.

Michele conserva una perfetta lucidità di mente e risponde a tutte le preghiere. All'unzione della bocca dice:
-Mio Dio, perché non mi hai fatto inaridire la lingua la prima volta che l'ho usata per offenderti? Come sarei più contento adesso! Quanti peccati in meno avrei sulla coscienza!
E all'unzione delle mani:
-Quanti pugni ho dato con queste mani! Mio Dio, perdonami ed aiuta i miei compagni ad essere migliori di me.
-Devo chiamare tua mamma? - gli domanda don Bosco.
-No. Soffrirebbe troppo a vedermi morire. In cielo pregherò per lei. Quanto le voglio bene!
-Ora ti darò la benedizione papale con l'indulgenza plenaria, e poi cercherai di riposare.

Michele risponde alle preghiere e riceve questa ultima benedizione con la più viva fede. Nella sua biografia, don Bosco descrive così gli ultimi momenti di Michele:
“Le sue sofferenze gli procuravano gioia e piacere. Aveva spesso pregato il Signore di lasciargli fare il purgatorio in questa vita, in modo da volare in paradiso subito dopo morte. Questo pensiero gli faceva sopportare tutto con gioia.
Non so come definire la morte di Michele: la chiamerei un sonno lieto che porta un'anima dai dolori di questa vita alla beata eternità ”.

In cielo egli prega certamente per noi e per tutti i monelli che forse gareggiano in prodezze con la Mano Nera di Carmagnola.
Ti aiuti il suo esempio a fare dell'avventura meravigliosa della tua vita qualcosa di buono e di grande. E perché non potresti farti santo anche tu?
Come lui.