lunedì 17 febbraio 2014

Video delle 
Giornate di Formazione

Ecco la presentazione di una delle attività più importanti dell’anno: le III Giornate di Formazione, che si svolgeranno dal 23 al 31 Agosto a Tuscania (VT).

Il Beato Giovanni Paolo II diceva che “la situazione attuale, pesantemente segnata dall'indifferenza religiosa e da problemi e interrogativi inediti, esige con forza un livello eccellente di formazione intellettuale” (Pastores dabo vobis, 51). Senza dubbio tra coloro che soffrono di questa situazione ci sono in prima fila i giovani.

Queste Giornate hanno lo scopo di offrire l’opportunità ai giovani di ricevere una formazione salda e di avere gli strumenti necessari per conoscere e difendere le questioni della fede. Questo impegno si svolge in un ambiente di allegria, amicizia, preghiera e di tante altre attività culturali e formative.  

Prossimamente vi invieremo maggiori informazioni sulle Giornate. Intanto vi mandiamo questa presentazione che ha come protagonisti principali gli stessi giovani che hanno partecipato alle Giornate del 2013.


Vi incoraggiamo a diffonderlo tra i giovani e le famiglie!!




domenica 16 febbraio 2014


Gesù Misericordioso

Silvia Sacripanti ha partecipato alle II Giornate di Formazione e ci invia questo commento a questa immagine di Gesù Misericordioso dipinta dopo che la Venerabile Madre Luisa Margherita Claret confidò al suo direttore spirituale di averla visto in un' apparizione. 

La Venerabile Madre Luisa Margherita Claret de la Touche, visitandina francese morta in Italia nel 1915, è l’ iniziatrice dell’Opera dell’Amore Infinito, ora diffusa in tutto il mondo. Madre Luisa Margherita amava disegnare e dipingere. Non solo ci ha lasciato composizioni di paesaggi, animali, fiori e nature morte, ma ciò che la rende famosa è il quadro di Gesù Misericordioso. Il quadro fu dipinto su ordine del suo direttore spirituale, padre A. Charrier, dopo che suor Luisa Margherita gli aveva confidato di averlo visto in visione.
  
La raffigurazione si stacca dalla moda corrente. Il volto del Cristo richiama moltissimo quello della sindone; gli occhi, poi, sembrano scrutare in profondità chi lo guarda.
Attorno al capo c’è una duplice aureola: una formata da una corona di spine, l’altra ornata da tre gigli con la scritta  Misericordiam volo.
La contemplazione del quadro richiama due atteggiamenti di Gesù: la dolcezza e la maestà, ambedue strettamente legati tra di loro. Inoltre il gesto di Gesù è quello di indicare il costato trafitto. La tunica squarciata, poi, è quasi a forma di cuore. Gesù si manifesta così come il compimento della profezia di Zaccaria: “Guarderanno colui che hanno trafitto” (Gv 19, 37). È la ferita del costato che rivela l’Amore Infinito del cuore di Cristo e diventa la sorgente della Misericordia.


Suor Luisa Margherita scrive nel suo Diario: «Un giorno, prostrata ai piedi di Gesù, lo chiamavo l’unico bene della mia anima, il supremo amore del mio cuore, il tesoro infinito di tutte le ricchezze e, finii per dirgli: “Mio Gesù, come vuoi che ti chiami?”. Egli mi rispose: “Chiamami Misericordia!”. O mia dolce Misericordia, o Gesù, morto d’amore su questa croce, fa’ che, ricondotti a te per l’attrattiva della tua Misericordia, viviamo del tuo amore e per il tuo amore» (Diario Intimo, Venerdì Santo 13 aprile 1900).

Vi è ancora un significato particolare: l’immagine richiama la maestà del “pontefice eterno”, del “divino sacrificatore” che dal costato aperto continua a versare sull’umanità, e in particolare sui sacerdoti, le “onde vivificanti dell’Amore Infinito”.
Attualmente il quadro si trova nella Cappella di fondazione di Betania del Sacro Cuore a Vische - TO.
La Venerabile Madre Luisa Margherita è una donna che richiama con forza a leggere la storia come opera dell’amore e rivolge un invito specifico ai sacerdoti a rendere visibile con il loro ministero l’Amore e la Misericordia di Dio attinti al Cuore di Cristo.
Capire l’amore e trasmetterlo è compito di tutti i cristiani, ma la Venerabile ne fa la missione propria dei sacerdoti, manifestando una intuizione avuta nella preghiera: «Voglio che i miei sacerdoti siano seminatori di amore» (Diario Intimo, 25 giugno 1902).

Silvia Sacripanti


sabato 15 febbraio 2014


Daniela Fierro condivide con noi questi versi di Karol Wojtyla che appartengono ad un' ampia poesia che, essendo sacerdote, compose in onore di Maria, nel 1950 : l'anno in cui Pio XII proclamava il dogma dell' Assunzione. La pubblicò ( con lo pseudonimo di Andrzej Jawien' ) su un settimanale cattolico di Cracovia, l' 8 dicembre di quell'anno. Il titolo è  "Madre".





"... Madre, non spegnere l'amore,
ma, con le tue mani pure, sospingi quest'onda
verso di me!
 Lui te lo ha chiesto.
Io sono Giovanni, il pescatore. C'è in me ben poco
che tu possa amare...
Ma Lui ha voluto che ti chiamassi Madre.
Ed io prego possa essere così, e questa parola per te non perda il suo valore..."



La poesia si svolge come una scena di teatro - quel teatro che Wojtyla ha amato,  "teatro di parola" ...
Due personaggi: Maria e Giovanni. Il terzo - il vero protagonista - è silenzioso: Gesù.
Il tempo: vicino all'Assunzione.
Parla per prima Maria, rivolgendosi a Gesù - ancora così profondamente presente, accanto a lei, di fronte a lei, in lei....
Poi parla Giovanni, rivolto a Maria. Conclude infine Maria, rivolta a Gesù.
Nella conclusione Maria appare ormai protesa  al suo domani: verso la vita nuova, verso il Cielo. Nella parte iniziale, invece, appare come donna di ricordi: dopo l'Ascensione - Gesù ormai "nascosto" - Maria lo ricorda bambino sopra questa terra.
Più indietro ancora, il suo ricordare inizia dall'istante dell' Incarnazione. L'annuncio divino, la parola dell'Angelo:

... quel primo, stupefatto momento
che Ti rese testimonianza, o Figlio del mio amore!
Un momento che continua a dilatarsi
e in sé trasforma tutta la mia vita.

... divenne mio corpo, in me nutrito col mio sangue,
...cresceva nel mio cuore in silenzio, come Nuovo Uomo,
tra i miei pensieri stupefatti e il lavoro quotidiano delle mie mani.

...
Figlio mio, nel villaggio dove tutti ci conoscevano entrambi,
mi dicevi "Mamma" : e nessuno scrutò fino in fondo
gli eventi incredibili che tutti, ogni giorno, sfioravano.
E la Tua vita si confuse con quella dei poveri
a cui volesti appartenere, nella fatica quotidiana delle braccia.

Ma io sapevo: la luce, negli eventi,
...come una scintilla nascosta sotto la scorza dei giorni,
sei Tu.

...
io ricordo quei lampi, passati senza eco,
dandomi appena il tempo di un pensiero.
Figlio mio difficile e grande, Figlio mio semplice,
...io resto tutta assorta nel Tuo segreto.

Nel Vangelo leggiamo che Maria "custodiva ogni cosa nel suo cuore". E così la presenta il poeta: un cuore capace di custodire le cose che passano così rapidamente - la veloce corrente della vita... Spesso non è più che un istante; ma lei lo raccoglie, lo ferma, lo fa durare, persistere: lo mette come un seme nella terra del suo cuore, per sempre; e da lei rinasce, germoglia, dà frutto. "Si compiano in me le Tue parole" : ogni Sua parola in lei vive, cresce, e cambia tutta la vita.
Il figlio, dunque, è presente nella Madre, ancora: come in quel primo istante. A tal punto che Giovanni, nello spezzare il Pane del Suo Corpo e porgerlo a Maria ( così immagina il poeta ), si ferma con tremore per un attimo: perché quel Gesù che egli vuole donare a lei, egli Lo vede, al tempo stesso, in lei.
                                                             

 Il Suo spazio è serbato fra le tue braccia...
...rimane in te...
E mai vi entra il vuoto...


E Maria ora parla a Gesù:
La Tua profonda pace in me non avrà fine -
unica foce al mio cammino. E un giorno
vi starò come un fiume, portato dalle sue pure acque...
Mi avvolgerà il tempo nuovo,
abiterà nel mio cuore -
e tutto infine sarà colmo, sarà gioia....

Non c'è davvero bisogno di commento a questi versi, così trasparenti nella loro profondità.
Il meglio che si può fare con una poesia come questa ( e, credo, in generale con la poesia ) non è spiegarla, ma lasciarla risuonare - a lungo, dentro: nel silenzio della mente e del cuore.
Con il desiderio ( che era forse anche quello del poeta, per sé e per i suoi lettori ) che la mente e il cuore rimangano poi pieni di Maria,  "piena di grazia".



Daniela Fierro

venerdì 24 gennaio 2014


Anche dal male peggiore Dio 
tira fuori meraviglie 
(Parte II)

...Dopo essersi laureato incominciò un’avventura: andò prima in Marocco e poi in Arabia Saudita come insegnante di Inglese. Sapete pagavano davvero bene lì. Poteva avere tutto quello che desiderava. Furono 4 anni. In questo periodo però incominciò a fare qualcosa che non avevo mai fatto. Parlò con Dio.

Fino a quel giorno infatti, aveva parlato molto di Lui e anche  combattuto contro di Lui ma mai aveva parlato CON LUI. Così cominciò a pregare. Conobbe più da vicino Dio e ne rimase affascinato. Era una persona nuova. Doveva tornare a casa sua, doveva ancora essere una lama affilata. Aveva solo cambiato schieramento. Ora quello che più gli premeva era convincere tutta quella massa di inetti che andavano dietro a tutte quelle false filosofie a Berckley che c’era un’unica Verità. Il nostro protagonista non poteva starsene a guardare proprio ora che aveva trovato un nuovo ideale da imporre agli altri. Un mezzo, come lo era stato prima il suo ateismo sfrenato, per imporre SE STESSO. NON AVEVA ANCORA CAPITO NIENTE, il nostro amico.

Un giorno era tutto intento a trovare gli argomenti filosoficamente più forti per difendere la sua nuova fede e imporla sugli altri quando comprese che c’era qualcosa in più che gli sfuggiva. Aveva capito che nei suoi ragionamenti mancava la vera essenza della fede. Era qualcosa che lui proprio non riusciva a capire. E realmente mancava perché lui una fede vera non ce l’aveva ancora.
Pensò che sicuramente qualcuno di più informato di lui, però avrebbe potuto spiegargli questo qualcosa che gli mancava da capire. Il momento giusto arrivò in occasione di un incontro di giovani cattolici in cui doveva essere ospite il famoso Don Giussani (il fondatore di Comunione e Liberazione). Doveva parlarci, lui avrebbe di sicuro risolto ogni suo dubbio e reso il suo ragionamento perfetto. Sicuro di sé andò lì da lui e gli disse di spiegargli questo qualcosa in più nella fede cattolica.

Come il ragazzo ebbe finito di chiedere questa cosa Don Giussani lo fissò e disse:  “Con te non sprecherò neanche un minuto!”.  Subito dopo si girò e se ne andò lasciandolo lì in mezzo alla gente. Quel giovane rimase senza parole ma in un attimo capì tutto. Tutta la sua fede fino a quel momento era stata solo bramosia di primeggiare; ancora una volta era idolatria di sé. Era stato solo volersi imporre sugli altri. Era fare esattamente quello che faceva prima di convertirsi, ma questa volta usando Dio.

Da quel momento la sua vita cambiò radicalmente. Non ci credete? Beh ora è qui che vi parla da questo altare. In quel momento capii che la vita è dare gloria a Dio e non a sé. Che la Fede Vera è: capire di essere un niente nelle mani di Qualcuno che ama questo nulla come se esistesse solo lui al mondo. Noi non abbiamo niente, ma Lui ci da tutto. Lui ci sceglie e noi dobbiamo solo essere riconoscenti, ringraziare. Quello più che mi mancava di capire nei miei ragionamenti filosofici era questo. DIO È AMORE e chi mai ha un amore più grande del Suo!?!


(libero adattamento da un’omelia)

Elena

martedì 21 gennaio 2014

Anche dal male peggiore Dio 
tira fuori meraviglie 
(Parte I)

Elena ci invia questa interessante testimonianza di un ragazzo americano, Berckeley, che rispecchia come Dio scrive diritto anche sulle righe storte dell’uomo. Grazie Elena!


Qualche settimana fa nella chiesetta della mia università ha concelebrato la messa un sacerdote del tutto particolare. Venuto il momento dell’omelia ha iniziato a parlare e, di sicuro il suo accento non era italiano.
Con uno stile tutto festoso e divertente ci ha detto: “Ragazzi mi dispiace per voi, oggi mi hanno chiesto di raccontarvi una storia a cui ho assistito in prima persona! È la storia di un ragazzo di Berckley, California. Ma voi sapete di cosa è la patria Berckley? Berckley è stata la culla della rivoluzione sessuale del ’68 e di tutti i movimenti e le filosofie hippie che da quella sono nate! Questo ragazzo era nato proprio lì quegli anni di grandi illusioni!  Suo padre era un sindacalista, ma non di quelli estremi … si  perché a fare l’estremista ci pensava suo zio che era il capo dell’unico partito comunista di tutti gli Stati Uniti. Sua madre era ebrea ma sin dalla sua giovinezza ha aderito alle  filosofie buddiste e spiritualiste dei grandi santoni che in quegli anni (ma ancora oggi) spopolano tra gli intellettuali. Questi propinavano lo scardinamento di tutti i valori fondamentali dell’uomo  sotto lo scudo di false idee di “amore”, “pace” e libertà. Infatti sin da subito queste parole si rivelarono per quello che veramente erano: trasgressione. Si … insomma avete capito bene... sesso, droga e rock & roll! La madre di quel ragazzo  alla fine è diventata perfino una delle ideatrici e fondatrici della filosofia New Age che tanto male sta facendo al mondo. 

Questo ragazzo quindi era stato tirato su in un ambiente che lui reputava intellettualmente effervescente e pieno di stimoli. Era stato cresciuto per essere un’avanguardia, una lama affilata destinata a rompere i vecchi equilibri dei benpensanti; era stato  abituato a credersi e a voler essere sempre più avanti degli altri. Dal canto suo, lui sapeva che avrebbe dovuto cambiare il mondo, ma non come lo pensa la media dei giovani, lo voleva con tutto sé stesso e più di ogni altra cosa. Ne era certo, avrebbe calpestato tutta l’ipocrisia che lo circondava e l’avrebbe fatto con l’arma che gli era più congeniale, la filosofia. Con l’oratoria poteva tutto e aveva come una sensazione di onnipotenza e dominio. Si era prefisso la missione di dimostrare che la Chiesa Cattolica era l’unico vero male della nostra società. All’esterno era un leone ma troppo spesso sentiva un’insostenibile sensazione: si sentiva inutile, impotente. Meglio non darci troppo peso pensava, sarebbe passato prima o poi.

Certe volte però  questo sentimento era talmente forte da spezzarlo in due, era quasi depressione. Il mondo, la condizione umana e tutto il mondo erano insostenibili. Niente aveva senso perché era lui stesso che doveva dare senso alle cose che lo circondavano. Il senso però il più delle volte non lo trovava. Allora studiava di più, sperimentava tutto ma niente. Si convinse che l’unica cosa doveva essere rassegnarsi a conviverci.
Da buon nipote del capo del partito comunista prese la sua prima laurea in Filosofia Sociale e poi, visti i suoi  buoni voti ebbe la possibilità di ottenere una borsa di studio per un’altra laurea. Si sa, in America le università costano tantissimo, tanto valeva approfittarne. Il fatto che si trattasse di una università cattolica non faceva altro che  rendere il tutto ancora più affascinante, eccitante. Avrebbe dimostrato “a casa” dei “nemici” che non esisteva Dio e che la loro religione era solo una lunga serie di fantasie. Così si ritrovò in  mezzo a dei professoroni cattolici seri, sapete di quelli tutti d’un pezzo, un incubo insomma. Non poteva sopportare la serenità con la quale questi dichiaravano di possedere la Verità e gli sembrava impossibile che persone così acculturate potessero credere ancora a certe storie. “Che stupidi” pensava, “sembrano usciti dalle caverne!”. 
Questo fu il suo primo contatto col cristianesimo e la prima cosa che pensò fu: “Farò crollare questa università dall’interno. Uno per uno distruggerò loro e la loro fede”. Infatti mise da subito in atto quel piano. In quegli anni provò tutto quanto era in suo potere, (anche con i mezzi più subdoli e riprovevoli), per rovinare quelle persone e per uccidere la loro Fede.
Successe qualcosa però: ad ogni mezzo balordo che utilizzava, ad ogni offesa che infliggeva, riceveva in cambio solo del bene. Si lo sapeva i cristiani hanno quella cosa dell’altra guancia, ma questo era diverso da quello che pensava lui. Lui riceveva del BENE SINCERO da quelle persone. Impossibile direte … Se non ci credete vi dico anche che ad un certo punto, la famiglia di quel ragazzo non ebbe più i soldi per pagare la retta, (la sua famiglia infatti era molto povera) e il rettore dell’università fece di tutto per continuare a farlo studiare lì e per averlo così tanto aiutato fu anche licenziato.

Qualcosa non tornava e sconcertava quel ragazzo. Come era possibile tutto questo?... 


Elena

domenica 15 dicembre 2013

Vi voglio bambini perché 
vi voglio santi


Silvia Sacripanti ci invia questo articolo prendendo spunto dagli scritti di P. Dolindo Ruotolo (“Vi voglio bambini perché vi voglio santi”) ricordandoci le parole di Gesù: "Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli. 


"Gesù: -O figlio mio, se imparassi a giocare con me, quanto sarebbe lieta la tua vita!»

Se non vi fate come fanciulli, non entrerete nel regno del mio Amore!
Pensalo bene, gioca con me!
Sono l'Eterna Sapienza e giuoco nei Cieli, giuoco nell'universo, giuoco nelle anime: LUDENS IN ORBE TERRARUM.
La creazione è un giuoco della mia Potenza, la Redenzione è un giuoco del mio Cuore, la santificazione è un giuoco dell'Eterno mio Amore.
La santità non è un peso, è un giuoco di semplicità! Ha uno spirito tanto diverso e tanto opposto al mondo, che è serio, essendo estremamente buffo, non ama,non giuoca, ma sparge la morte!
L'uomo è "risibile" nel giuoco dell'Amore, dell'Amore divino.
L'animale è serio perché non conosce che il suo egoismo. Guarda la faccia di un leone, di una tigre, di un lupo: che serietà fosca ed agghiacciante!
Il mondo si fa serio a misura che decade, e crede di elevarsi rendendo la vita una vita da
animali da preda. Esso apprezza le sue armi, i suoi cannoni, le sue bombe e vive di morte continua. Non ho creato l'uomo per farlo combattere così, ma per fargli vincere se stesso ... giocando con Dio, nell'umiltà, nell'Amore! Non mi fate vedere volti tristi, musi contorti, cuori agitati. Vi voglio bambini nella fede, nella fiducia, nell'amore, nell'umiltà, nella pace! Portate con voi il profumo di una infanzia perenne; sappiate che sono venuto in terra come pargoletto per questo.

Mi vedete adulto? Sono in croce.
Mi vedete infante? Sono nelle
braccia di Maria!

Qual differenza di braccia fra l'essere infante ed adulto!... Sii piccolo e troverai le braccia materne! Se vuoi essere adulto, troverai le braccia della croce!
Sii santo nella gioia della semplicità: affidati a me, come piccolo infante e troverai la vita e la pace.
Ti benedico. Sii semplice come colomba e vola a me con un amore senza ombre: le ombre vengono da satana. Non le curare. Gioca con me!"


Sappiamo bene che la nostra vita è fatta di piccole croci quotidiane, ostacoli e contrarietà che impediscono la realizzazione dei nostri progetti. Le nostre intenzioni spesso vengono interpretate in maniera distorta, gli altri ci umiliano e raramente ci viene dato un riconoscimento, qualche merito per le nostre azioni. In molti casi è necessario ripudiare la nostra volontà e i desideri del nostro “io”.  Tutto questo sembra impossibile da superare e subito cadiamo in uno stato di scoraggiamento infinito. E’ così … Di frequente mi capita di pensare ai Santi e alla loro vita qui sulla terra, come noi ora. E capisco che è possibile uscirne vincitori!  Trionfare, come scrive P. Dolindo, sulle tenebre! Come? Sforziamoci di vivere come pargoletti nelle braccia dell’Immacolata. Essere bambini significa essere come Gesù, cioè avere nel cuore le virtù della mitezza e dell’umiltà. Allora riusciremo a mettere in pratica il grande proposito della venerabile Benedetta Bianchi Porro [….] “se si ama l’Amore, si finisce per vivere di Amore”.

Silvia Sacripanti

domenica 1 dicembre 2013

Il potere della coroncina della
Divina Misericordia

Francesco D'Amato ha partecipato alla I e II Giornate di Formazione e ci invia questo articolo raccontatoci un'esperienza nel che li ha fatto vedere in modo chiarissimo la grande Misericordia di Dio. 




L’Onnipotenza di Dio è nella sua Misericordia. Ce ne dà continua manifestazione in svariati modi, sia nel vangelo sia nella vita quotidiana. Attraverso la sua serva Santa Faustina Kowalska, il Signore  manda al mondo il grande messaggio della Misericordia Divina. La missione di Suor Faustina è descritta nel "Diario" che essa redige seguendo il desiderio di Gesù e i suggerimenti dei padri confessori, annotando fedelmente tutte le parole di Gesù e rivelando il contatto della sua anima con Lui. Gesù le dice:

“Dì ai peccatori che nessuno sfuggirà alle Mie mani. Se fuggono davanti al Mio Cuore misericordioso, cadranno nelle mani della Mia giustizia. Dì ai peccatori che li attendo sempre, sto in ascolto del battito del loro cuore per sapere quando batterà per Me. Scrivi che parlo loro con i rimorsi di coscienza, con gli insuccessi e le sofferenze, con le tempeste ed i fulmini; parlo con la voce della Chiesa, e, se rendono vane tutte le Mie grazie, comincio ad adirarMi  contro di essi, abbandonandoli a se stessi e dò loro quello che desiderano” (Diario, 1728).”  
Oltre ciò Gesù le rivela anche alcune preghiere, tra le quali “la coroncina della Divina Misericordia” e promette:

1- Chiunque reciterà la Coroncina alla Divina Misericordia otterrà tanta misericordia nell'ora della morte - cioè la grazia della conversione e la morte in stato di grazia - anche se si trattasse del peccatore più incallito e la recita una volta sola....(Quaderni…, II, 122)


     2- Quando verrà recitata vicino agli agonizzanti, mi metterò fra il Padre e l'anima agonizzante non come giusto Giudice, ma come Salvatore misericordioso.Gesù ha promesso la grazia della conversione e della remissione dei peccati agli agonizzanti in conseguenza della recita della Coroncina da parte degli stessi agonizzanti o degli altri (Quaderni…, II, 204 - 205)

3- Tutte le anime che adoreranno la Mia Misericordia e reciteranno la Coroncina nell'ora della morte non avranno paura. La Mia Misericordia li proteggerà in quell'ultima lotta (Quaderni…, V, 124).

Non c’è necessità di conferma delle promesse fatte da Gesù, esse sono vere poiché Colui che le fa è la Verità in persona, pertanto questo breve racconto che segue non vuole essere una prova della veridicità di tali promesse, ma solo un motivo in più per ringraziare Dio di questo infinito dono.


Con il mio lavoro mi capita spesso di essere a contatto con persone anziane, talvolta anche in fin di vita. Ebbene qualche anno fa, andando a casa di un signore che avevo come paziente, lo trovai improvvisamente ed inaspettatamente in una fase di semi-coscienza. Cercai di fare il possibile in quella situazione, nell’attesa dei soccorsi. Nel frattempo mi ricordai delle promesse fatte da Gesù sulla recita della coroncina della Divina Misericordia vicino agli agonizzanti. Non mi fu possibile recitarla li, per il gran via vai di gente e soccorritori, quindi salutai la moglie, promettendole che sarei tornato al più presto. Uscì di casa e salito in macchina recitai, in “vicinanza spirituale”, la coroncina per la salvezza dell’anima di quella persona. Di lì a poco il signor Antonio, morì. Appresa la notizia, tornai come promesso a far visita alla moglie, senza minimamente pensare alla recita della coroncina che avevo fatto. Con mio grande stupore e immensa gioia, mi raccontò che poco prima della morte, arrivò loro figlio con un sacerdote, vecchio amico di Antonio, incontrato “per caso” in un paese vicino e avendo saputo da lui della situazione grave del padre volle andare subito ad incontrarlo. Fu così che si confessò (dopo tanto) e comunicò, proco prima della dipartita”.

Francesco D'Amato